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“Vermijon”
Le forze occulte che manovrano il mondo

 

ROMA M C M L X X


Alcuni giudizi sul volume:

— «E' un lavoro poderoso. Chiaro. Convincente. Se divulgato farà un gran bene. Iddio sia premio all'autore».
— «Dalla lettura di questo studio i problemi dell'ora presente ricevono una luce insospettata».
— «La vasta e delicata questione è stata trattata con una competenza che sorprende e conquide,
dalla prima all'ultima riga».

La pubblicazione è stata premiata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 9 agosto 1957 ed ha avuto un'ottima recensione su la rassegna «Libri e Riviste»; che, come si sa, è edita dal Centro di Documentazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana (Giugno 1955, p. 1707).
TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Pubblicato a cura e spese dell'autore

Tip. S.A.T.E.S. – Roma

PREMESSA

Constatato come l'umanità abbia perduto di vista l'esistenza d'un pericolo immenso — che invero mai come oggi fu più grave e imminente — sento imperioso il dovere di lanciare un grido d'allarme.
Si tenga presente che, dal conoscere o no la questione agitata, può dipendere non solo la tutela dei nostri interessi, ma addirittura la salvezza della nostra vita.
Scongiuro, pertanto, quanti sono in grado di ragionare, a non farsi così assorbire dalle cose contingenti da dimenticare quelle veramente essenziali.
Si abbia il coraggio di fissare in faccia la realtà, leggendo con attenzione fino in fondo l'attuale libretto e ponderando i gravi fatti e gli argomenti che, sul tema in esame, ardisco esporre.
E ciò, senza lasciarsi in nessun modo sviare da falsi preconcetti, e tanto meno atterrire dall'immensità della minaccia.  A togliere dall'inizio una impressione errata, che il lettore potrebbe avere nella scorrere queste pagine, è necessario chiarire quanto segue.  Sarebbe indice di palese contraddizione l'ammettere che, in regime democratico, mentre tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, criticando l'operato degli Americani, dei Russi, degli Inglesi, del Clero e perfino del Papa, viceversa tale diritto si neghi, a chiunque osasse criticare l'operato dei Giudei.  Si è immediatamente tacciati di «razzismo» e «libello» viene detto ogni scritto antiebraico. Tali accuse si potrebbero in qualche modo accettare, soltanto quando le colpe che vengono imputate a costoro risultassero calunnie o falsità.  Ma se si può dimostrare, con dati di fatto inoppugnabili, chiari come la luce del sole, che le malefatte dei Giudei sono reali oltreché gravissime, nessuno ardirà più difenderli e gli epiteti surriferiti non avranno alcun senso se non per gli sciocchi.
Basti intanto ricordare quanto si legge in un testo talmudico: «Se i non-ebrei conoscessero quello che noi insegniamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro sterminato». (Dibre. in Dav, f. 37).
Se esiste un popolo razzista, questo è per eccellenza il giudaico, che arriva a dire: «Come l’olio non si mescola con l'acqua, così Israele non si mescola con gli altri popoli». (Rassegna israelitica «Israel» di Firenze).  Non si dimentichi che, per il corso di quaranta secoli, tutte le nazioni della terra, fra le quali tale gente riuscì ad infiltrarsi, furono costrette, da una amara esperienza, ad adottare nei loro confronti misure restrittive, per frenarne l'aggressività e l'invadenza.  Se oggi siamo convinti che i Giudei, dopo le gravi persecuzioni e le stragi inumane di Hitler, siano divenuti teneri agnellini, badiamo a non illuderci: incorreremmo in un gravissimo errore. Essi si ritengono vincitori e, mai come adesso, hanno alzato la testa.  In merito a ciò, badiamo però a non credere che «a sei milioni ammonterebbero le vittime della persecuzione razzista».  «Tale cifra è una infame menzogna!» esclama il dottore giudeo Listojewski sulla rivista «The Broom» di San Diego Cal. del 2 Maggio 1952. Ed aggiunge: «Da accurate statistiche risulta, come il numero degli ebrei realmente periti, oscillerebbe fra i 350.000 e i 500.000».  Scopo del presente non è affatto e non vuole essere di suscitare una questione di religione o di razza, bensì di attirare l'attenzione sull'esistenza di un problema d'interesse mondiale, che va affrontato e risolto da quanti si proclamano liberi e pensosi dell'avvenire.  «Il mondo moderno — ha scritto L'ebreo Beniamino Disraeli nel suo libro "Coningsby" — è governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i quali non vedono ciò che accade nel retroscena».  Il retroscena, dunque, che non vediamo, mi propongo svelare. Assisteremo ad uno spettacolo che ci riempirà d'orrore e di meraviglia, nel constatare come l'umanità si trovi già sull'orlo di un abisso, a causa dell'ebraismo manovrante nell'ombra, che, qual burattinaio, con disinvoltura ci muove similmente a fantocci. Vedremo cosa si nasconda dietro la maschera della massoneria e del comunismo, e i mezzi diabolici che il Giudeo adopera per piegare il mondo sotto il giogo della razza israelitica, come ritiene che sia sua speciale missione.  Ho creduto di esprimere, senza alcuna reticenza, quanto alla mia mente appare, perché giudico che, tacere la verità conosciuta, sia un silenzio colpevole, quando ne va di mezzo la salvezza del prossimo.
Mosso da tale fine, ho fatto una sintesi di quanto di meglio — a mio parere — sulla materia si è acquisito, riportando testi e notizie ricavate da varie fonti, e traendo le deduzioni a cui giungo, massimamente da documenti di emanazione ebraica.  Sebbene mi renda conto quanto le mie idee siano in contrasto con l'opinione comune, tuttavia sono convinto che, approfondendo la questione, la situazione muterà d'aspetto. La verità, comunque, non può avere analogia con la moda: essa resta immutabile fra l'alternarsi dei tempi.  Badino, quindi, popoli e governanti, che il mio grido «in extremis» non resti lettera morta, ma sia scintilla che suscita un incendio.  Siano prese quelle misure che l'esperienza dei secoli e la situazione attuale potranno suggerire, affinchè le forze del male siano per sempre debellate dalle forze del bene. 

N.B. — Prego tenere presente che questo lavoro è stato scritto nel 1944, e così, come fu scritto, viene ora pubblicato, solo aggiungendovi ulteriori notizie man mano che si acquisivano. Mentre, pertanto, alcuni fatti e persone che vi si citano non sono più di attualità, tuttavia sarà bene non ometterli, perché quanto valeva ieri vale oggi e l'orchestra non muta. Avevo trascurato di stamparlo, nella speranza che ciò che temevo non fosse per realizzarsi; ma ora lo faccio, perché mi accorgo fino a quali estremi siamo giunti e quanto siamo vicini alla catastrofe.  Mi sono firmato con uno pseudonimo (Vermis Jonae) per adoperare un minimo di prudenza, stante la conosciuta perfidia delle persone che colpisco.  L'attendibilità d'una pubblicazione — che vuole riferire fatti e documenti — non tanto deriva dal conoscere il nome di chi scrive, quanto dall'osservare la sostanza delle cose scritte e la loro intrinseca consistenza.

I
La folle arroganza degli Ebrei

Esiste un Popolo, del tutto straordinario, di circa 17 milioni di anime disperso sulla faccia della Terra che, reputandosi la razza superiore del genere umano, presume — nientedimeno! — diventare l'assoluto dominatore dell'intero globo terraqueo, tanto dal punto di vista politico come da quello economico.  Questo — senza impressionarsi, perché la cosa sarà all'istante dimostrata — è il popolo d'Israele. Gli Israeliti pensano che, pervenuti a detto scopo. giunta sarà per essi l'era messianica.  Ora, nessuno, dotato d'un po' d'intelletto, potrà dubitare che tale sia il preciso obiettivo cui gli Ebrei disperatamente anelano.  Lo sappiamo, infatti, dalla bocca stessa dei maggiori loro esponenti, come un Isacco Crémieux. il quale, unitamente ad un Carlo Marx, un Engels, un Lassalle e ad uno stato maggiore israelita, fondò a Parigi, nel 1881, «La Alleanza Israelita Universale», di cui oggi, più che mai, è necessario tenere presente il programma.  I capi di questa organizzazione affermarono che: «...la Sinagoga avesse torto di ostinarsi nell'attesa di un Messia umano. Si erano mal compresi i vecchi testi rabbinici quando questi annanziavano un Re temporale coperto di sangue in mezzo alle battaglie, schiacciante sotto le ruote del suo carro le nazioni che avessero voluto resistere all'impero universale promesso da Israele e governante, con una verga di ferro, le nazioni che sarebbero state a lui sottomesse. Era, invece, il Popolo israelita stesso, e non questo o quell'altro figlio che, prendendo coscienza della sua superiorità etnica, doveva vincere il mondo e piegarlo sotto il giogo della razza israelita». (Salluste. «Revue de Paris» l° Giugno 1928, a. 35, n. 11, p. 573).  Il fondatore dell'«Alleanza» diffuse, in quell'occasione, fra gli Ebrei, il seguente proclama, che fu pubblicato dal «Morning Post» di Londra e ristampato, nel 1906, dal giurista russo Alessio Shmakof nel suo libro «La libertà e gli Ebrei»:  «L'unione che noi vogliamo fondare non è né francese, né inglese, né irlandese, né tedesca, ecc..., ma un'unione ebraica universale. La nostra causa è grande e santa. Il suo successo è assicurato. La rete che Israele getta sul globo terrestre si allarga e si estende ogni giorno più e le profezie dei nostri santi libri stanno infine per avverarsi. (Se le parole hanno un senso, queste sono tali che ben ci dovrebbero fare aprir gli occhi).
«Il tempo si approssima in cui Gerusalemme diverrà la casa di preghiera di tutti i popoli e le nazioni, in cui il vessillo della Monodivinità ebrea sarà spiegato ed inalberato sulle più lontane rive. (Che significa ciò? Si avrebbe forse intenzione di distruggere il cristianesimo?).  «Sappiamo approfittare delle circostanze. La nostra potenza è immensa; impariamo ad utilizzarla per il trionfo della nostra causa. Che potremmo noi temere?  «Il giorno non è lontano, in cui tutte le ricchezze, tutti i tesori della terra saranno nelle mani dei figli d'Israele». (Non so come si potrebb'essere più espliciti di così).
Una breve ma significativa lettera, diretta, in quel tempo, dall'ebreo Baruch Levy a Carlo Marx e riprodotta altresì nello stesso numero della citata «Revue de Paris» (p. 574). ci illumina sui mezzi che i Giudei adopreranno per raggiungere lo scopo. Eccola:  «Il Popolo israelita, preso collettivamente, sarà esso stesso il proprio Messia. Il suo regno si otterrà con la unificazione delle razze umane, la soppressione delle frontiere e delle monarchie, che sono la difesa del particolarismo, e con l'istituzione di una Repubblica Universale, che riconoscerà dappertutto i diritti di cittadini agl'Israeliti.  «In questa nuova organizzazione dell'umanità i figli d'Israele, sparsi da tempo su tutta la superficie del globo, tutti della stessa razza e della stessa conformazione naturale, senza tuttavia costituire una nazionalità distinta, diventeranno senza contrasti l'elemento ovunque dirigente, soprattutto se riusciranno ad imporre alle masse operaie la direzione stabile di qualcuno fra essi.  «I governi delle nazioni, che formano la Repubblica Universale, passeranno tutti senza sforzo nelle mani degli Israeliti in favore della vittoria del proletariato.
«La proprietà individuale potrà allora essere soppressa dai governanti di razza giudaica, che amministreranno dappertutto la fortuna pubblica. Così si realizzerà la promessa del Talmud che, allorquando i tempi del Messia saranno venuti, gli Ebrei terranno sotto le loro chiavi i beni di tutti i popoli del mondo».  Da parole sì chiare, chi non vede manifesto il deliberato proposito del giudaismo, di realizzare — attraverso la vittoria del proletariato, ossia il trionfo del Comunismo — il suo sogno di dominazione mondiale? Proposito, questo, da non prendersi alla leggera, perché della sua gravità siamo confermati dall'osservare la storia d'ognidì.  In relazione a sì bieche intenzioni, è assolutamente necessario, che quanti hanno possibilità di decisioni politiche e sociali nonché tutti gli onesti, imparino a valutare la realtà del mondo contemporaneo, cercando di capire, come il pericolo comunista sia oltremodo maggiore di quello che comunemente si pensa. Inoltre, è estremamente importante avere presente:
1) Che tale partito è stato esclusivamente inventato ed è diretto dai Giudei, i quali se ne servono — a mo' di sgabello — per piegare l'umanità sotto il giogo della razza israelita (come nettamente si deduce dalla lettera citata) e ciò per uno scopo messianico.
2) Che l'ebraismo, al fine di agevolare il raggiungimento del suo obiettivo, si avvale ancora, di varie forze occulte (specificate nel capitolo V e seguenti), le quali aiutano il comunismo e sono dotate di tale potenza, da influenzare e perfino sostituirsi ai poteri costituiti, cui l'opinione pubblica attribuisce responsabilità e capacità, che, viceversa e in pratica, non hanno o non esercitano.

Consultando gli «Archives Isräelites» (a. 1861) si può ancora rilevare la seguente testimonianza del già citato Isacco Crémieux: «Un messianismo dei tempi nuovi deve sorgere: una Gerusalemme del nuovo ordine, santamente collocata fra Oriente e Occidente, deve soppiantare il doppio regno imperiale e papale».  Tale concetto è confermato da quanto scrive un altro giudeo, il Ruthendorf, in «Rechtfertigung» (III, p. 321): «Noi, sulla base della luce che promana dalle Scritture, possiamo aspettarci che Gerusalemme sarà la capitale del mondo».  Si potrebbe qui aggiungere il testo di un discorso-programma, tenuto a Praga, nel 1880, dal rabbino Reichhorn in un solenne convegno rabbinico, ed un gravissimo documento, emanato dal Comitato Centrale della Lega Israelita di Pietrogrado nel 1919; ma rimando il lettore ai capitoli, rispettivamente XII e XXIV.  Sono tutte prove schiaccianti che attestano appieno la verità di quanto sopra.  Del resto i dotti e i maestri nelle Sinagoghe — interpretando a loro modo le scritture come hanno sempre fatto — vi finiscono d'ordinario i discorsi, con l'immancabile affermazione del trionfo di Israele sul mondo e con la promessa di tutti i beni; di questa pazza credenza i Giudei sono dappertutto invasati.  Ora, è possibile pensare che costoro se ne stiano con le mani in mano, e non operino nulla per il conseguimento dello scopo agognato?  Operano, miei lettori! In modo incessante e con la più fine astuzia, servendosi della pelle degli altri, come appresso, con serie ragioni, ampiamente vedremo. Prima, però, di passare alle dimostrazioni conviene, per meglio intenderle, mettere in chiaro un aspetto, molto fondamentale della mentalità ebraica nei nostri riguardi, che ci farà bene capire, in base a quali principi e teorie si comportano i Giudei verso di noi.

II

Come gli Ebrei giudicano gli altri popoli

Il celebre personaggio inglese Lord Disraeli (ministro ebreo in Gran Bretagna sotto la regina Vittoria), in un suo famoso libro dal titolo «Coningsby», ha lasciato scritto due gravissime proposizioni che, corrispondendo, purtroppo, ad una impressionante realtà, dovrebbero lasciarci tutti non poco pensosi. La prima suona testualmente così:  «Il mondo moderno è governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i quali non vedono ciò che accade nel retroscena».  Ora, chi siano questi personaggi, è cosa dimostrabilissima: sono precisamente i Giudei.  Infatti essi, agendo sempre con prudenza ed occultamente, atteggiandosi ognora a innocenti vittime per suscitare il pietismo, con incredibile abilità e senza che alcuno se ne avveda, s'impadroniscono delle leve di comando di tutto il mondo e, per mezzo di una vasta rete d'intrighi e d'influenze organizzate, riescono a farlo marciare nella direzione voluta. Sono ormai riusciti a tale scopo e già la fanno da padroni nei posti più impensati e incredibili.  La seconda proposizione, che il suddetto Lord ci elargisce, afferma che, «...una razza superiore non può essere assorbita da una razza inferiore». Ciò significa, dunque, che è dovere della razza superiore assorbire quella inferiore! Pertanto, data la convinzione ebraica di essere loro «il popolo eletto», essi attuano verso di noi il suesposto principio e, senza difficoltà alcuna, vi riescono pienamente. E' un fatto più che certo, che chi si trova molto al di sopra, può, con tutta facilità, menare dove meglio gli piace chi sta molto al di sotto.  Che essi abbiano costituito «il popolo eletto» prima della venuta di Cristo, non si può discutere, perché è confermato dalla parola divina. Ma anche dopo il Deicidio, siccome la parola divina non si cancella, gli Ebrei restano un popolo eccezionale nel senso, che, fatte le debite distanze, essi hanno una qualche analogia con gli angeli decaduti, che tuttavia conservano la virtù intrinseca: solo alla fine del mondo si convertiranno.  In base alla loro conclamata superiorità, gli Ebrei chiamano «GOIM» — ossia «bestie da pascolo» — quanti non appartengono alla loro stirpe; tali realmente, fino ad ora, siamo stati nei loro confronti e tali ci considerano, perché siamo da essi stimati non uomini, ma esseri inferiori, dall'intelletto ottuso e bestiale, anzi addirittura allo stato di infanzia, compresi i governanti, creati soltanto per servire gli Ebrei 1. (Dunque, costoro considererebbero sé stessi quali uomini maturi di 50 anni, mentre noi, dei bimbi piccoli piccoli, da sballottarsi qua e là come palline, ivi compresi i Capi di Stato, i Vescovi e il Papa. Oh, che bellezza!).
Nel trattato talmudico, il Chullin, s'insegna: «I cristiani si hanno da fuggire come indegni del consorzio de' giudei; essendoché questi sono di tanta dignità, che neppure gli angeli gli eguagliano» 2.  In altro trattato, il Sanhedrin, si ha cura di soggiungere: «Un giudeo deve riputarsi quasi uguale a Dio! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente le bestie che hanno forma di uomini, cioè i cristiani»3.  Il medesimo, ribadisce poi tale dottrina in questi termini: «Dovunque si stabiliscono gli Ebrei, bisogna che si facciano padroni; e finché non abbiano l'assoluto dominio... non debbono cessare dal gridare: Che tormento! Che indegnità!» 4.  Il precetto della legge naturale e mosaica che comanda l'amore del prossimo, non è — secondo lo spirito del «Talmud» (codice religioso e civile giudaico) — un precetto universale, ma ristretto ai soli Giudei e ai loro amici. Questi si debbono amare e non già i «goim», che non sono uomini ma bestie 5 .  Chiarisce ancor meglio il modo di giudicarci ebraico, quanto, in proposito, è stampato su la dotta rivista «La Civiltà Cattolica» (a. 1893. v. V . s. XV. p. 145. 269), che documenta il suo dire col più esatto riferimento talmudico. Vi si legge, infatti, come i talmudisti insegnino:6  «Essere il cristiano omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità e ad altre orribili nefandezze e tale che il suo solo incontro contamina7 .
Volete voi sapere a che razza di animali, essi ci facciano l'onore di aggregarci? Eccola. Secondo il trattato Zohar8. i cristiani sono bovi, asini, cani; mentre, giusta il trattato Yalkut-Re Ubêni9, essi apparterrebbero piuttosto alla specie suina. Ma anche qui è tra i rabbini diversità di pareri, perché gli uni li chiamano semplicemente porci; ed altri vi aggiungono la qualifica di silvestri, quali sono i cignali10 .  Non basta: commentando un passo del Deuteronomio (XIV, 21). il sig. Salomone o Schelomo Tarchi (Ruschi)11 si avvisa farci troppo onore pareggiandoci alle bestie e — come specifica lo Zohar12 — veniamo senz'altro regalati dell'onorevole titolo di figli del diavolo.  In conseguenza, nello stesso Zohar, si asserisce che le anime nostre non procedono dal principio buono o da Dio, ma da Keliphah, principio immondo, lue, morte o ombra di morte13. Per lo che dopo morte vanno tutte in un fascio a casa del diavolo14.  Il nostro cadavere, agli occhi dei giudei, non è corpo umano ma carogna; e quindi ha da gettarsi a marcire tra i carcami delle bestie15. Le nostre preghiere a nulla valgono perché sono Tiflah, vacuità, insulsaggini, peccati16: le nostre chiese sono templi idolatrici, luoghi immondi, fogne, porcili17; le feste giorni di perdizione: i preti sacerdoti di Baalal18: Cristo, la Vergine, i Santi... 19 (qui seguono bestemmie non riferibili).  Il giudeo non deve lasciare luogo alcuno sulla terra a cotesti pessimi ladroni (goim).  Imperocché, propagandosi essi, la terra si popolerebbe di cani» 20.  Udite ora in quale modo i maestri d'Israele considerino il sesso femminile a loro estraneo: «Che cosa è una prostituta? Ogni donna che non sia ebrea 21».

(1) Ciò si rileva dalle seguenti opere ebraiche: «Gobayon» 14, pag.. I - «Eben Gaizar». 44, pag 81 -«XXXVI Ebamot», 98 - «XXV Ketubat» 36 - XX.XIV Sanudrip» 716 - «XXX Kadushin», 68 A - «Sanh» 91, 21, 1051.
(2)V. Chullin 21, b, in I, B, Pranaitis, nella sua opera: «Christianus in Talmude Judeorum», Pietroburgo 1892, part. 2, p. 76, 77
(3) V. Sanhedrin 586, in ib id.
(4) Tal. Bab. Sanhedrin, f. 104, c. 1.
(5) Cf. Chiarini, «Théorie du Judaisme», Edit. De Paris, 1830, tom. 2, p. 25.
(6) Le seguenti citazioni sono quasi tutte riprese dall’opera «Christianus in Talmude Judaeorum» del dottissimo teologo e professore di lingua ebraica I. B. Pranaitis (Petropoli 1892), il quale riporta, verbo a verbo, i testi ebraici, estratti dal Talmud e dai commentari di quello (ivi comprese le vecchie edizioni di Amsterdam e di Venezia), con a lato a ciascuno, la relativa traduzione latina, acciocchè niuno abbia a rinfacciargli di avere falsato o mutilato i testi.
(7) Talmud, Trattato Baba-Metsigna, fol. 114, Ediz. D’Amsterdam 1645, e Trattato Barakouth, fol 88 – Maimonides, Trattato dell’Omicidio, cap. 2, art. II e V, presso Pranaitis, op. cit. Parte 1a, cap. 2, p. 54-61.
(8) Zohar, 11, 63, 64 b., presso Pranaitis, p. 61.
(9) Yalkut – Re Ubêni, fol. 16, col. 3, presso Pranaitis, p. 61.
(10) Rabb. Bechai nel lib. Hakkemach., e Rabb. Edels nel Kethuboth 110 bc. (cf. Pranaitis op. cit. p. 61).
(11) Presso Pranaitis, op. cit. pp. 61-62
(12) Zohar I, 28 b e 63.
(13) Zohar, 131a-46b-47a. Emek hammelec 23 d2 — V.presso Pranaitis, op. cit., pp. 64-65.
(14) Rosch haschanach 17a, presso Pranaitis, op. cit., p. 65.
(15) Jore dea 377, I – Jebhammoth 61a.
(16) Così i talmudisti. V. Pranaitis, op. cit., p. 72.
(17) Rivelazioni di Teofito o Neofito riferite nell’opuscolo intitolato: «Il sangue cristiano…», stampato a Prato nel 1883. Veggasi a p. 23.
(18) V. Pranaitis, op. cit., parte prima, cap. I.
(19) Chi volesse conoscere fin dove arriva l’empietà giudaica legga il primo e il secondo capitolo dell’opera del
più volte citato Prof. Pranaitis.
(20) Zohar II, 64b presso Pranaitis, op. cit., parte I, cap. 2, Art. 2, p. 63.
(21) Eben ha Eser, 6, 8.

III

Il pericolo ebraico
Come se quello che sopra abbiamo detto non bastasse, sono i Giudei animati da sentimenti di vendetta per le repressioni che hanno subito attraverso i secoli, e — come prescrive il tenebroso Talmud di Babilonia — nutrono l'odio più spietato verso quanti non appartengono alla loro stirpe.
In seguito a ciò, ad essi è fatto lecito depredarci e malmenarci quasi fossimo bruti nocivi.  I talmudisti affermano testualmente: «Il giudeo che uccide un cristiano offre a Dio un sacrificio accetto»; ed ancora: «A chi uccide i cristiani è riserbato il più alto luogo in paradiso» 2. «Considerate i cristiani — aggiungono inoltre siffatti dottori — come bestie ed animali feroci e trattateli come tali. Mettete il vostro ingegno e il vostro zelo in distruggere i cristiani» 3.
«L'Hilkhoth poi ricorda come i giudei, secondo la legge (non mosaica ma talmudica), non possono mai cessarsi dal’esterminio dei cristiani 4, e che ove non possono col ferro, hanno da venire a capo con l’oro»5.  «Dopo la ruina del tempio non avvi altro sacrificio che l'esterminio dei cristiani» 6.
«Niuna solennità deve impedire al giudeo di scannare un cristiano» 7.  «Il giudeo non presti aiuto ad un cristiano pericolante in terra o in acqua; ma piuttosto si adoperi perchè non venga da altri soccorso» 8.  «Se il giudeo ha il dovere di danneggiare il cristiano nella roba e nella persona, a più ragione avrà quello di non aiutarlo ne' suoi bisogni» 9.  «Finalmente si proclama cosa lecita fare uso della frode, della menzogna, e perfino dello spergiuro per fare condannare in giudizio un cristiano » 10.  Queste dottrine, badiamo, sono oggi talmente dimostrate, che non possono più essere messe in controversia.  Noi vedremo, con i fatti alla mano, come siano proprio i Giudei coloro i quali, con ogni sorta di stratagemmi, riescono a fare scoppiare tanto le rivoluzioni così pure le guerre. Ne volete qualche prova? Ve la forniscono essi stessi.  L'ebreo romeno Marcus Eli Ravage scrive sul «Century Magazine» (N. 3 e 4 del 1928):  «Noi siamo stati la causa prima non solo dell’ultima guerra, ma quasi tutte le vostre guerre.  Noi siamo stati i promotori non solo della rivoluzione russa, ma di tutte le grandi rivoluzioni della vostra storia. Noi abbiamo suscitato e continuiamo a suscitare discordie e contrasti nella vostra vita pubblica e privata...» (le lotte dei partiti?).  Prassi, questa, da intendersi non limitatamente ai tempi moderni, ma fino dalla più remota antichità, giusta quanto venne fissata dalla direttiva di Salomone e d'altri dotti Ebrei, per la scaltra conquista dell'intero universo da parte di Sionne 11.  Da ciò ne segue che, quanto più sangue ariano sono capaci di fare scorrere fra i Popoli, tanto più intensamente ne godono, perché sanno molto bene quanto sia per essi più facile ottenere, attraverso le sventure altrui, moltiplicati i più fantastici guadagni, la maggior gloria d'Israele e il pieno appagamento del loro odio.  Sentite quello che si legge in uno testo talmudico e giudicate 12.  «Se i non ebrei conoscessero quel che noi insegnamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro sterminato».  Stando in tal modo i fatti — e molti altri documenti lo confermano — bisogna convenire che, per lo meno, i dirigenti ebraici sono in piena mala fede ed agiscono, per il trionfo del loro popolo, in danno di tutti gli altri. Inoltre, gli avvenimenti sociali sarebbero, in gran parte, artefatti dal giudaismo nell'ombra, e la storia, nella quale noi crediamo, sarebbe, per conseguenza, tutta falsata...  I secoli passati ebbero più chiara coscienza di tale pericolo e tentarono, senza riuscirvi, di correre ai ripari; mentre all'opposto, nell'epoca presente, sembra che su questo punto l'umanità si sia profondamente addormentata, e guai a volerla svegliare per renderla cosciente del pericolo stesso!  Subito si reagisce asserendo, che nulla di quanto vengono accusati i Giudei corrisponde a verità, ma è tutta falsità ed invenzione!!!  Una tale risposta, se non è frutto di una colossale ignoranza in materia, certamente è frutto della raffinata astuzia di costoro, i quali, giovandosi della esperienza dei secoli, hanno saputo, questa volta, organizzare, fra gli stessi ariani, delle classi di persone influenti ed interessate che, per personale tornaconto, soffocano, fin dall'inizio, qualsiasi movimento di popolo in direzione antisemita.  Ma, per mettere le carte in tavola, per dimostrare fino a quale grado sia mortale il pericolo dei Giudei, e non sia affatto, come suol dirsi, un castello campato in aria o una maligna insinuazione, interroghiamo brevemente la storia, e vediamo qual è il suo responso inconfutabile, giacché è stato detto che essa è la maestra della vita e il tribunale dei popoli.


(1) V. Sepher Or Israel 177 b — Ialkut Simoni 245 c.n. 772 — Bamidbar rabba 229 c.
(2) V. Zohar 1, 38b - e 39a.
(3) Talmud tom. 3, lib. 2, cap. 4, art. 5, p. 297.
(4) Hilkhoth Akum X, I e 7.
(5) Cochen hammischpat, 338, 16.
(6) Zoohar II, 43a -Id. III 227b - Mkdnsch Melech ad Zohar fol. 62.
(7) Pesachim 49b.
(8) Cochen hammischpat 425, 5 e Iore dea 158, 1.
(9) Iore dea 158, 1.
(10) Baha-Kama 113b. Toseph. e Kallah 1b, p. 18.
(11) Cfr. Epilogo del prof.re russo Sergyei Nilus alla sua traduzione «I Protocolli degli Anziani di Sionne»
Tsarkoye Sielo, 1905.
(12) Dibre, in Dav. f. 37.

IV

Cosa c'insegna la storia

Sebbene, avanti Cristo, fossero gli Israeliti i detentori della vera religione, e la misericordia di Dio, con braccio potente, ogni qualvolta che, con preghiere e lagrime a Lui si rivolgevano, dai castighi provocati dalle loro colpe sempre li liberasse, tuttavia, osservando non altro che la storica risultanza dei fatti, non possiamo non costatare come, sia all'origine che in seguito, si mostrarono ognora di dura cervice, invasori, ma soprattutto avidi del possesso dell'oro.  Prova ne sia, come, fin dall'epoca dell'antico Egitto furono quei Faraoni costretti — quando si accorsero che gli ospitati Ebrei stavano ormai diventando superiori in potenza agli stessi Egiziani — ad emanare contro di essi una serie di leggi repressive, l'ultima delle quali fu, che, se maschi, dovevano, appena nati, venire annegati nel fiume Nilo. (Libro dell'Esodo).  Tralasciando le persecuzioni Assiro-Babilonesi e venendo al tempo dell'Impero dei Persiani, noi sappiamo come l'Imperatore Serse (cioèAssuero figlio di Dario), che imperò su 127 province dall'India all'Etiopia, «veduto come una sola nazione, ribelle a tutto il genere umano, che segue massime perverse, altera la concordia e la pace di tutte le genti, ecc....», fulminò contro i Giudei un editto di strage per cui, senza pietà, dovevano essere tutti insieme sterminati in un determinato giorno «con le mogli e coi figli, affinché questi uomini scellerati, scendessero nello stesso giorno all'inferno».  Questo editto, com'è noto, non ebbe più esecuzione, essendo stato revocato dallo stesso Imperatore, in seguito agli svenimenti ed alle suppliche della sua moglie Ester, che era di nazionalità ebraica. (V. libro di Ester).  Qui devo fare un opportuno rilievo: è sistema degli Ebrei, specialmente ai nostri giorni, come in seguito avremo modo di constatare, mettere a fianco di persone che hanno mansioni altamente direttive, delle mogli di stirpe giudaica (vere «femmine sapienti in seduzione»), perché possano influire sopra di loro secondo il pensiero di Israele. Anche dai Greci, i Giudei furono non poco combattuti e perseguitati, tanto da chiedere — per difendersi da questi — un'alleanza con Roma. (V. primo libro dei Maccabei).
Sotto i Romani — come si rileva dalle «Vite dei Cesari» di Svetonio — l'Imperatore Tiberio chiamò «un pericolo per Roma» la comunità ebraica, definendola «indegna di rimanere fra le mura dell'Urbe» e, nella vita dell'Imperatore Claudio, ci da ampia relazione come, vedendo, tale sovrano, il pericolo dei giudei delinearsi in tutta la sua ampiezza, pubblicò un editto di espulsione per cui, con taglio netto e totalitario la comunità ebraica fu costretta ad emigrare in Sicilia, in Africa e in Grecia.
Seneca denunciò il pericolo dei Giudei, qualificandoli «scelleratissima gente, che avevano saputo diffondersi ed imporsi dappertutto» e pronunziando la storica frase: «Victoribus victi legem dederunt» 1. Tali parole dettero poi motivo a Diocleziano di dettare leggi restrittive contro gli Ebrei. Cicerone stesso — nella sua «Oratio prò Flacco» — arriva a dire d'avere timore della compattezza giudaica e della loro influenza nelle assemblee.  Se sono vere, pertanto, le citate affermazioni di Seneca — il quale visse all'epoca di Caligola e di Nerone — è d'uopo dedurre, come, nell'Impero Romano — salvo qualche Imperatore, che se ne avvide ed agì in conseguenza — coloro i quali, in effetti, dietro le quinte davano legge, altri non erano che degli scaltri giudei.  Pochi, ad esempio, sanno che Tigellino e Poppea erano ebrei. Ce l'attesta Tacito nei suoi «Annali» al Cap. 61. libro X.  Alla base di ciò, ben ora si comprende dov’erasi da ricercare la causa prima delle persecuzioni scatenatesi contro gli invitti Cristiani, nei primi secoli dell’e.v.  Il che è confermato da Tertulliano con le parole «Le Sinagoghe degli Ebrei sono le fonti delle nostre persecuzioni». ( «Synagogae Judaeorum genus seminarium persecutionum»)2.  L’influenza giudaica fra i Romani divenne, ad un dato momento, così preponderante che si vide, per la prima volta, salire sul trono dei Cesari un Imperatore d’origine ebrea. Costui fu appunto Settimio Severo Africano. (Capostipite della dinastia dei Severi).  Egli — messi a morte i suoi nemici — introdusse una grande e pericolosa novità: il servizio militare obbligatorio in tutto l’Impero, ad eccezione degli Italiani, ai quali era invece proibito. D’ora in poi essi erano in balìa delle Legioni straniere3. L’«Enciclopedia Italiana» (Treccani) conferma, come le legioni Italiche furono sostituite con legioni Illiriche e Siriache. Conclusione: preparato il terreno come si voleva, ebbe inizio — come afferma lo storico Paribeni — un periodo d’anarchia e di disastri4; Roma non tardò ad essere invasa dai barbari e la sua potenza annientata.
Si compiva, così, la vendetta della Sinagoga per la distruzione di Gerusalemme, operata da Tito. Oggi, vediamo ancora troneggiare nel Foro Romano — l’uno contro l’altro — due soli Archi di Trionfo: quello di Tito e quello di Settimio Severo. E’ una coincidenza? O si è forse voluto ammonire: tengano presente i posteri, che, se Roma ha vinto Israele, Israele ha distrutto Roma?  Nel Medio Evo, i Giudei furono dappertutto assai perseguitati, sempre a causa della loro invadenza e prepotenza.  Subirono stragi, confische di beni ed espulsioni in Francia, sotto Filippo Augusto, Luigi VIII, Luigi IX, Filippo il Bello, Carlo IV, Carlo VI; in Inghilterra, sotto Re Giovanni, Riccardo Cuor di Leone, Enrico III, Edoardo IV; in Spagna, sotto Alfonso XI, Pietro I, Enrico II di Castiglia, Pietro IV e Giovanni I d’Aragona, e, per ultimo, sotto Ferdinando il Cattolico.  Uguale sorte ebbero in molte località germaniche, in Russia, Polonia, Ungheria, Venezia, Austria, Napoli, in paesi arabi e, in tanti altri siti, che sarebbe lungo enumerare5.  Memorabile fu la cacciata nel 1492 dalla Sicilia, dove, dopo molteplici eccidi esplosi in varie parti dell’isola e in cui vennero passati a fil di spada, fu promulgato, dal Viceré Lopez Scimen de Urrea, il bando di espulsione, con la confisca generale dei beni.  Con tranquillità si può affermare, che non esiste paese alcuno, ove i giudei riuscirono ad infiltrarsi, che, prima o poi — vale a dire ogni qualvolta i popoli raggiunsero una certa maturità intellettuale — non abbiano avvertito la necessità imprescindibile di liberarsi da essi.  Come spiegare tanta unanimità di reazione contro siffatta gente, in così diverse epoche e in sì diverse nazioni, se non ci fossero state gravissime ragioni? Tali ragioni — notiamolo bene — non dobbiamo ricercarle in motivi di religione o di razza, bensì solo negli atroci delitti che non cessano mai di commettere contro gli ariani.  Ora, siamo noi bene certi che gli Ebrei d'oggidì abbiano mutato registro, quasi fossero divenuti innocenti agnellini? Mille volte più lupi di prima sono diventati, e questo subito lo dimostreremo nella maniera più apodittica.

(1) Seneca philosophus (tratt. «De superstitione»), ed. Bipont, 1782, vol. IV, pp. 423.
(2) Tert. Scorp. c. X.
(3) Cfr. settim.le «La Domenica del Corriere» del 17 Nov. 1957. che riporta, a puntate, la «Storia di Roma» scritta dal prof. I. Montanelli.
(4) Cfr. «L'Italia Imperiale», Milano 1938, p. 472.
(5) Cfr. «Interdizioni israelitiche n di Carlo Cattaneo, Firenze, Le Monnier, 1887, pp. 48-180, e «L'Ebreo attraverso i secoli» di Panonzi G., Treviso, 1898.

V

Le tre reti ebraiche:
Massoneria - Comunismo – Stampa

La prima rete: La Massoneria

Venendo ora a considerare il tempo in cui viviamo, il giudaismo, per giungere — come si è detto — al suo obiettivo finale di piegare il mondo sotto il giogo della razza israelitica ed impadronirsi dei suoi beni, ha escogitato tre principali branche. Queste, a guisa di tre immense reti, servono: la prima per accalappiare tutta la classe delle persone più intellettuali ed influenti, ed è la Massoneria, che deve, con una serie di attività — come in seguito avremo modo di constatare — preparare il terreno: la seconda, per accalappiare tutta l’enorme massa dei proletari o lavoratori che siano, ed è il Comunismo, mezzo materiale per la pratica attuazione del programma giudaico; la terza, che però è solo un potente ausiliare, funzionante attraverso il meccanismo massonico, ed è la Stampa, la quale deve conquistare e dirigere, nella maniera voluta, l'intera opinione pubblica mondiale.  Chiaro, dunque, appare, che siamo davanti a tre spauracchi: un preciso programma giudaico, la massoneria, il comunismo.  Del programma giudaico, nelle sue grandi linee, ne abbiamo già fatto cenno, sebbene, appresso, specificheremo ancora meglio.  Parliamo, adesso, della prima rete, cioè della Massoneria Universale, che — bastano due occhi per vedere — ha in mano, si può dire, i principali governi della Terra, ed è eziandio predominante nei parlamenti, magistrature, eserciti, finanza, scuola, diplomazia, polizia, ecc... Dal che emerge, quanto essa abbia una potenza d'azione con proporzioni addirittura colossali.  Non si può affermare che la Massoneria sia stata fondata esclusivamente da Ebrei, e gli storici non si accordano sulla sua origine e sui nomi dei fondatori. Bensì è certo che il giudaismo, coll'usata sua finezza, non tardò ad incorporarsela, tanto, che oggi assistiamo al fatto evidente, come l'anno massonico nonché i suoi mesi sono uguali a quelli ebraici, e giudeo è quasi tutto il simbolismo delle Logge, dove si parla del Candelabro a sette braccia, di Salomone, di Zorobabel, di Gerusalemme, dell'Arca dell'Alleanza, delle Chiavi del Tabernacolo, delle Tavole della Legge. Le parole d'ordine e le parole sacre, usate nei gradi massonici, sono, per la maggior parte, ebree. Percorrendo i Rituali che ivi s’adoperano, si formerebbe un Dizionario di migliaia di parole o di allusioni ebraiche.  Il Dott. Martinez, nella sua opera «Le Juif, voilà l'enncmi»1,ci dà una schiacciante dimostrazione, come, all'organismo massonico, presieda una meravigliosa unità.  Tutte le Logge, superiori ed inferiori, dipendono da un Grande Oriente Nazionale, come fu sancito nel Convento universale di Losanna. nel 1879, pel Rito Scozzese antico ed accettato, e più o meno si osserva ancora dagli altri Riti. Ma poi, tutti i Grandi Orienti dipendono da un Consiglio Supremo, o dall'Oriente degli Orienti, che è l'Alta ed unica Loggia, dove è inibito l'accesso fuorché a gente israelita di sangue e di culto, o, a meglio dire, ai primi Capi d'Israele. Costoro, a loro volta, muovono e dirigono tutta la società massonica ai finali obiettivi dell'ebraismo. Non è dunque esatto il dire che la Massoneria signoreggia il mondo: poiché il vero padrone del mondo è il giudaismo, di cui quella non è che mancipio.  A riprova, come questa setta stia sotto l'alta direzione giudaica, il precitato autore ci fa conoscere, come siano stati per la più parte Giudei, i principali diffusori e fondatori delle Logge d'Europa.  Il giudeo portoghese Martinez Pasqualis fondò, nel 1754, moltissime Logge in Francia; il giudeo Stefano Morin, Ispettore Generale della massoneria, ne aprì, dopo il 1761, parecchie in Germania, arrolandovi l'eletta dei giudei, Franklin, Moises Hyes, Moises Coen, Isaac Long e il rabbino Peixotto; e, un altro giudeo — conosciuto in massoneria sotto il nome di «Piccolo Tigre» — ne stabilì o diresse non poche in Italia e in altre parti d'Europa, ed era in continua corrispondenza con quelli delle Logge del Portogallo, d'Ungheria e di Siberia e si potrebbe continuare. Dopo di che, si può ritenere per certo e fermissimo, come tutta la compagine della Massoneria Universale sia regolata da un Sinedrio ebraico, che la comanda e dirige nella maniera più dispotica ed assoluta. Aggiungerò, che non è raro il caso di vedere presiedere ai Grandi Orienti nazionali, dei Gran Maestri di pretta nazionalità giudaica. Se la Massoneria forma lo Stato Maggiore dell'Umanità, il Comando Supremo è tenuto dall'ebraismo.  Il potere ebreo, servendosi dei politicanti, ha propagato dovunque la Massoneria ed oggi, attraverso questa setta, domina il mondo e lo conduce alla perdizione.  Dico alla perdizione, perché non è più un mistero come, da quelle sfere direttive si persegua, fra gli altri fini, quello di spezzare tutti i legami sociali e distruggere tutto l'ordine civile, svellere dalle fondamenta ogni istituzione religiosa, e rovesciare tutti i troni di Europa 2.  I nostri rivoluzionari altro non sono che delle marionette messe in moto dai Giudei.  Di che avvedutosi un gran massone italiano, restò sì stomacato che volse tosto le spalle al Grand'Oriente, come egli stesso ebbe a ripetere al suo amico Dc Camillc, dicendogli: «Ho abbandonato la Massoneria, perché mi sono persuaso che noi non eravamo se non l’istrumento dei Giudei; i quali ci spingevano alla distruzione del cristianesimo. In una circolare della setta del 1819 s'ingiunge, ai propri affiliati, di attuare determinate norme d'ipocrisia o doppio giuoco che, si può pensare, non siano state ai giorni nostri abrogate e si estendano ai campi più svariati. Essa dice:
«Voi dovete avere l'apparenza di essere semplici come colombe, ma prudenti come il serpente. I vostri padri, i vostri figli, le vostre stesse mogli devono sempre ignorare il segreto che voi portate nel vostro seno e, se vi piace, per meglio ingannare l'occhio inquisitoriale, di andare spesso a confessarvi... Presentatevi con tutte le apparenze di uomo grave e morale. Una volta stabilita la vostra riputazione nei collegi, nei ginnasi, nelle università e nei seminari, una volta che voi avrete procacciata la confidenza dei professori e degli studenti, fate...» 4. Purtroppo, delle mene giudaiche, la quasi totalità degli odierni massoni non ebrei, non si accorge né punto né poco. Essi sono convinti che la Massoneria sia qualcosa di simile ad una società di mutuo soccorso, propugnante principi di libertà, uguaglianza e fratellanza, in cui trovano ogni massimo vantaggio personale. Non arrivano a percepire né tanto meno ad intendere, quanto invece diventino servi sciocchi nelle mani dei figli d'Israele che, in parole prcss’a poco simili, dicon loro: Voi che godete una qualche influenza economica, politica, intellettuale, entrate nella nostra setta! Noi vi daremo la possibilità di consolidare la vostra posizione sociale, di godere protezione ovunque e di assurgere fino ai più elevati posti di comando. In contraccambio, voi dovete giurare fedeltà assoluta ed obbedienza cieca, di attuare, con tutte le vostre forze, quell'azione e quella linea di condotta che sia conforme alle direttive che la stessa setta crederà opportuno darvi, però, sotto il più terreo vincolo del segreto! C'è da domandarsi: ma perché il segreto? sussistono «ragioni di Stato»? Non v’è ragione di avere paura della luce di chi opera in perfetta onestà. Uno dei giuramenti massonici più stretti e più ripetuti è il seguente:
«Prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Muratoria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria ed infamia eterna». (Dall'opuscolo «Massoni e massoneria» di Giovanni Caprile. Ediz. «La Civiltà Cattolica»). Oggi siamo al punto che esistono ambienti burocratici nei quali, è noto, non si può fare carriera, se non si dà il nome alla massoneria. Ma, della dipendenza della massoneria dagli Ebrei, sarebbe bene che i signori massoni se ne rendessero un esattissimo conto, affinché — vagliata la cosa — si sappiano regolare secondo il dettame della propria coscienza. Sarebbe inoltre bene si rendessero conto come, i gesti teatrali che si fanno recitare in loggia, durante le iniziazioni pel conferimento di cordoni e titoli, altro non sono che prette ridicolezze, valevoli solo ad affascinare individui di particolare debolezza ed incoscienza.
Considerino, costoro, quanto sia indegna cosa farsi schiavi, per un piatto di lenticchie, dell'ingordo giudeo, alla cui tirannide settariamente obbediscono, sacrificandogli coscienza, onore, sentimenti religiosi, ricordi domestici e tutto che, nell'ordine morale della vita, ha di più nobile e dolce l'uomo.
Che se poi, alcuni di loro, avessero piena contezza di essere dei servitori ai loschi fini d'Israele, e ciò, esclusivamente per personale tornaconto, in questo caso, non potrebbero esimersi di essere, della cattiveria ebraica, colpevoli complici.

(1) Savine. pp. 190.194.
(2) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica» 1890. serie XIV, vol. 7, p. 408.
(3) Lettre de E. De Camille, au journal «Le Monde» 1870.
(4) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica»1884, serie XII, v. VI, p. 403.

VI

La seconda rete: Il Comunismo

La seconda rete è costituita dal Comunismo.

Infatti, ehi è stato l'inventore e il dottrinario dell’ideologia bolscevica se non l'ebreo Carlo Marx, il cui vero nome è Mordechai, figlio di un rabbino tedesco? Chi è stato il braccio e la spada esecutrice, che ha portato al trionfo il Comunismo in Russia se non il generale ebreo Leone Trotsky, coadiuvato dai vari Zinovieff, Kameneff, Rosenfeld, Kerensky e dall altro sterminato stuolo di arruffapopoli, tutti di nazionalità ebraica? L'ebreo M. Cohen così scrive nel giornale il «Kommunist» di Kharkow (12 Aprile 1919): «Si può dire, senza esagerazione, che la grande rivoluzione sociale russa è stata opera degli Ebrei, e che gli Ebrei non soltanto hanno condotto l’affare, ma hanno ancora preso in mano interamente la causa dei Sovieti» 1. Nel 1916 il «Secret Service» degli Stati Uniti scoprì che i seguenti capitalisti, ebreo-americani, erano impegnati nel finanziamento di quell'opera di distruzione: Jacob Schiff, Kuhn Loeb e C., Gugenheim, Max Breitung, Felix Warburg, Otto Kahn, Mortimer Schiff, Jerome H. Honaner. Infatti, nella primavera 1917, Jacob Schiff, capo della firma Kuhn Loeb e C. di Nuova York, mette avanti Lenin (mezzo ebreo, perché figlio di giudea e che ha per moglie un'ebrea) e Trotzky, comandando la loro azione rivoluzionaria e di terrore. Tale grave scoperta, cui fu dato nome «Docuraentation» e che dovrebbe pur far riflettere quanti hanno orecchie da intendere, venne, dallo stesso «Secret Service», ufficialmente trasmessa all'Alto Commissario della Repubblica Francese il 6 marzo 1920. E' stata ripubblicata, nella sua integrità, da H. De Vries Heekelingen nel suo libro: «Israel, son passé, son avenir» 2 . Questa storia è ancora più minutamente raccontata dalla gazzetta ebrea-bolscevica di Nuova York chiamata «Forward».
Se si vorrà esaminare bene a fondo il bolscevismo russo, si troverà che, dietro le sue quinte, le vere leve del comando stanno saldamente in mano ebraiche, e, sebbene i due capi più in vista, cioè Stalin e Molotov (oh diabolica prudenza!) non siano ebrei, tuttavia ambedue sono sposati a donne ebree. Stalin ha, infatti, per moglie Raisa Kaganovic, il cui padre, Lazarus Kaganovic. capostipite di tutta una dinastia di Ebrei, è Vice Segretario del partito comunista, Commissario del Popolo per l'industria pesante e membro del Politburo. Dei cognati di Stalin, Michel Kaganovic è Commissario del Popolo per l'industria bellica e membro del Comitato Centrale del partito comunista. Aaron Kaganovic è amministratore degli approvvigionamenti di Kiew e membro del Comitato Politico dell'Ucraina, Sergio Kaganovic dirige l'industria tessile e Boris Kaganovic quella dei rifornimenti dell'esercito. Anche il secondo uomo politico dell'U.R.S.S. Molotov, Commissario del Popolo agli Affari Esteri, ha per moglie l'ebrea Scemciuchina Karp. Attraverso sua moglie, che del resto è stata lungamente Commissaria agli approvvigionamenti, Molotov ha mantenuto ottimi rapporti con la dinastia finanziaria ebreo-americana dei Karp. Le grandi forniture americane all'U.R.S.S. di navi, armi, macchine, utensili ecc..., passarono tutte attraverso la famiglia Karp. La surriferita signora fu in grandi rapporti con i finanzieri ebraici di Nuova York, Jacob Schiff, Warburg e Kahan, le cui strette relazioni con l'ebreo Maisky, ambasciatore sovietico a Londra, sono state più volte rilevate dalla stampa. Come si vede, bolscevismo ed ebraismo, alta finanza e plutocrazia sono strettamente collegati!... A completare il quadro sarebbe adesso opportuno enumerare gli altri posti di comando tenuti dai papaveri ebrei, ma poiché tale lista ci porterebbe piuttosto lontano, basterà, a darne un'idea, citare soltanto alcuni nomi: Il presidente della Banca di Stato dell'Unione Sovietica è l'ebreo S.Z. Ginsburg; il Segretario Generale del Presidium del Soviet Supremo è pur esso un giudeo, A.E. Gorkin. Inoltre sono tutti giudei: Salomon Abrahamovich Reback, presidente del Comitato per l'Energia Atomica; David Zaslaswsky, editore della «Pravda»; M.N. Svernik, capo delle Corporazioni Operaie di Russia; il Prof. Mark Mitin, presidente dell'Accademia delle Scienze; A. Mikoyan, influente membro del Politburo e Ministro del Commercio; I. G. Bosakov, direttore dell'industria del cinema; Ilia Ehrenburg, capo della propaganda. Provate un po' se siete oggi capaci, di trovare un solo ambasciatore sovietico, nelle diverse capitali del mondo, che non sia di nazionalità ebraica, cominciando dai vari Maisky a Londra e Litvinoff negli Stati Uniti? Da un elenco, edito a Nuova York nel 1920 dall'«Association Unity of Russia» e redatto accuratamente sulle basi offerte dagli organi ufficiali bolscevichi e, ancora, da una testimonianza documentata, pubblicata dall'autorevole «Times» il 10 maggio 1920 a firma di T. H. Clarke, possiamo avere la seguente indiscutibile prova della preponderanza ebraica in tutti i rami del governo dei dittatori di Mosca:
«Il maggior numero dei componenti il corpo dirigente la repubblica comunista in Russia non è di indigeni russi, ma di intrusi «ebrei» i quali però si danno premura di occultare quasi sempre il nome di origine, sotto la maschera di uno pseudonimo di colore slavo. «Lo dimostra il fatto, che sopra cinquecentoquarantacinque (545) nomi di membri degli uffici direttivi dello Stato, i cittadini di stirpe russa sono nulla più che trenta (30): quelli di razza giudaica sono la bellezza di quattrocentoquarantasette (447). Su quarantadue (42) giornalisti che dirigono l'opinione pubblica, uno solo è russo: Massimo Gorkij!!! I Commissariati del Popolo sono interamente ebraici:
18 ebrei su 22 al Consiglio dei Commissari del Popolo, 34 su 43 al Commissariato della Guerra, 45 su 64 all’Interno, 13 su 17 agli Affari Esteri, 26 su 30 alle Finanze, 18 su 19 alla Giustizia, 4 su 5 all'Igiene, 44 su 53 alla Sanità Pubblica, 6 su 6 all'Assistenza Sociale, 1 su 1 al Lavoro, 21 su 23 al Commercio, 45 su 56 all'Economia Generale, 8 su 8 alla Croce Rossa, 21 su 24 ai Commissariati Provinciali, 41 su 42 alla Stampa, 95 su 119 al Comitato Sovieti Operai e Soldati, 49 su 50 all'Alto Commissariato di Mosca». Come si vede, siamo davanti ad un regime ebraico, davanti al trionfo della Sinagoga! Eppure, di fronte a simile realtà, onesti signori hanno il fegato di propagare a tutto il mondo la persuasione, come colà essi siano ognora perseguitati. Quale commedia! Epperò, quanta ignoranza in quelli che ci credono! Come mai un'infima minoranza di Giudei, che fino a ieri brulicava nel pattume del ghetto, fatta segno al disprezzo comune, è riuscita ad invadere tutte le vie del potere e ad imporre la sua dittatura alla stragrande maggioranza di una Nazione quale la Russia? La cosa si spiega con la potenza dell'oro che gli Ebrei posseggono, con la corruzione che esercitano, con l'abile propaganda di cui si valgono, specialmente a mezzo dei giornali in loro mani, e con una infinità di associazioni che manovrano a beneplacito, attraverso la «longa manus» massonica. Hanno abusato e fatto leva della facile preda delle moltitudini, paragonabili, purtroppo, a delle mandrie che non sanno dove vanno, ma ubbidiscono a qualcuno che le guida e che le spinge. Adesso, poi, si sono accorti quanto sia giovevole ai loro fini, avvalersi anche della incoscienza dei giovani, particolarmente degli studenti. Tutti ricordiamo come in Ungheria, dopo la guerra mondiale, fu esattamente l'ebreo Bela Kuhn che vi capeggiò la rivoluzione comunista, facendovela trionfare per circa tre mesi. Oggi vediamo ancora, in questa Repubblica sovietica, quale suo Presidente, un altro ebreo: Mattia Ràkosi, cui ha fatto seguito l'altro giudeo Ernoe Geroe, il quale, essendo in quel paese scoppiata una controrivoluzione, ha sollecitato l'intervento dei carri armati sovietici che hanno fatto scempio dei patrioti Magiari. E in Baviera, non fu l'ebreo Kurt Eisner che vi diresse ed impose la rivoluzione? E non erano pure tutti ebrei Rosa Luxenbourg, Karl Radek, Hodenbcrg, Liebknecht. ecc..., che in Germania guidarono il movimento spartachiano?
La rivoluzione comunista spagnuola, tutti ben lo sappiamo, fu fomentata e sostenuta dalla Russia bolscevica, con alla testa gli ebrei Moise Rosenberg, Julius Deutsch, Del Vayo, Neuman, Giuburg, la giudea Nelhen, La Passionaria (il cui vero nome è Dolores Ibauri), ed ancora Bela Kuhn con tutto il gran numero degli ebrei di Spagna — cominciando da Negrin — più feroci di quelli di Russia ed avidi di massacri e di atrocità. A ciò è doveroso aggiungere, come furono tutti giudei, i primi responsabili della sanguinosa comunistizzazione degli Stati satelliti dell’U.R.S.S. (per la Cecoslovacchia Slansky-Salzmann, Kosta, Loebel, Karel Schab...; per l'Ungheria — oltre i nomi surriferiti — Réval, Kahàna Mozes, Farkas-Wolff Israel, Révész-Engel...; per la Polonia Zabrovsky, Mine, Jacob Berman, Boleislaw Beirut..,; per la Romania Georgescu-Lebovic, Anna Pauker-Robinovic, Max Solomon...; per la Jugoslavia il maresciallo Tito — il cui vero nome ebreo è Iosif Walter Weiss —, Moisés Pijade, Renkovich, Ioza Vilfan, Bebler...; etc. etc.). Per conoscere meglio: Cfr. l'opera «Le péril judéomaçonnique» di Mons. Jouin, tomo II, pag. 119. Se guardiamo la nostra Italia, possiamo bene affermare come, avanti il fascismo, erano quasi tutti ebrei i capi più in vista del movimento rivoluzionario italiano, quali i Modigliani, i Treves, i Della Seta, i Musatti, i Momigliano, i Pio Donati, ecc.... Ed oggi, a fascismo caduto, non vediamo già risorgere, come rappresentante dei comunisti al governo, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, un tale Emilio Sereni, che è giudeo? E il famoso Togliatti, capo del comunismo italiano, non avrebbe, per caso, pure lui come moglie un'ebrea, cioè la Montagnana, il cui fratello — Mario Montagnana — è direttore del giornale comunista di Torino «L'Unità»? E che dire degli altri ebrei comunisti, come l'operosissimo Umberto Terracini, che fu già Presidente della Costituente Italiana, Carlo Levi, Foà e di quelli che stanno alla direzione o redazione della stampa comunista, come Longo alle «Vie Nuove» (oggi Capo del Comunismo Italiano); Tedeschi a «L'Unità» di Milano; Ferrara, Alatri, Segre a «L'Unità» di Roma; Cohen, Cingoli, Gaeta, Carpi, Levi al «Paese Sera»; Giuseppe Levi alle «Lotte Sindacali»; Jacchia alla «Repubblica», divenuto, in seguito, capo dell'Ufficio Stampa del P.C.I.? 3 In Francia, è noto, essere l'ebreo Leon Blum il Capo riconosciuto del movimento rivoluzionario francese, il quale, sebbene si atteggi a socialista, in realtà, lo fa per meglio accalappiare più gran numero di creduloni, che poi, col tempo e con l'abile propaganda, passeranno, nel momento più propizio, al comunismo. Recentemente sono stati eletti in Francia, quali primi Ministri, i giudei Mendès-France e Debré. La stessa cosa, si può affermare, si verifica in Inghilterra dove, a dirigere quello sparuto Partito Comunista, vediamo insediati gli ebrei Lord Marlev, Ivor Montagu, Hannen Swaffer, Gerald Barry, Bernhard Baron, Nathan Birch, Morris Isaac ed Harold Lasky. Durante l'ultima guerra ed in seguito, per lo meno due Ministri della Guerra inglesi furono di razza giudaica, senza dire dell'ebrea Simpson che per poco non divenne Regina in quel Paese. E' un fatto certamente impressionante il constatare, come coloro i quali presiedono alle attività comuniste nei seguenti Stati, siano tutti indistintamente figli d'Israele: Nel Belgio, Charles Balthasar; in Svezia, Ivar Krueger; in Danimarca, i Prof.ri dell'Università di Copenaghen, Georg Brandes e Davidson; in Svizzera, Leon Nicole e l'ebreo russo Dicker; in Austria, Friedrich Adler; in Grecia, i giornali «Avanti» e «El Tsoweno» sono organi ufficiali dell'Associazione comunista-giudaica di Salonicco. E non abbiamo forse veduto, negli Stati Uniti, quale Presidente della Federazione Americana del Lavoro, l'ebreo Samuele Gompers, che, coi correligionari Kahn e Lion, fu l'organizzatore del socialismo in America? Si notino inoltre combinazioni: anche il Presidente del Guatemala comunista, Giacobbe Erbanz, testé debellato, nonché il capo di quella Polizia, Rosenberg, erano giudei. Perfino (sembra incredibile) il famoso rivoluzionario di Cuba, Fidel Castro, che, con le sue gesta a fondo rosso, preoccupa adesso e America e Europa, risulta, egli pure, essere un autentico ebreo. Alle stesse conclusioni si perverrebbe, indagando su molte personalità italiane, in particolare, della politica e della cultura.
Ora, giacché quanto detto corrisponde a una tale realtà che nessuna barba d'uomo potrà mai cancellare, bisognerà pure trarne le dovute conseguenze. Col passare degli anni, potranno certamente mutare i nomi degli attori, ma la musica ebraica, resta, purtroppo, mai sempre invariata, fino dal tempo del patriarca Giacobbe. A questo punto il lettore potrebbe obiettare:
Come si spiega che, mentre da una parte gli Ebrei — la quale cosa sanno pure i fanciulli — sono le persone più avide della proprietà, i detentori dell'oro del mondo, i più veri ed autentici capitalisti, d'altra parte e contemporaneamente si facciano, ovunque, così strenui propagatori del comunismo che, viceversa, abolisce la proprietà privata ed in cui tutto viene statizzato? E' possibile che costoro si facciano paladini e difensori della classe operaia e dei diritti del proletariato, quando essi non sanno, né come è fatto né dove stia ad abitare il «servile lavoro»? Come si spiega una contraddizione così stridente? Quale mistero si nasconde? Ecco in quale maniera mi permetto spiegare: Gli Ebrei anelano a che trionfi ovunque la dittatura comunista perché, in questo modo, tutta la proprietà privata dovrà passare, senza sforzi, in mano allo Stato. Ora, siccome alle leve del comando delle nazioni comuniste vediamo, infallibilmente, installati, gloriosi e trionfanti, ognora i Giudei — sebbene a volte celati dietro terze persone — ecco, che con questo trapasso generale di proprietà, s'impadroniscono «ipso facto» di tutto l’oro e di tutti i beni appartenenti a quelle nazioni. Fanno, d'un colpo, un bottino di proporzioni così immense e colossali, che uno più spettacolare non si potrebbe davvero immaginare. Esaminiamo adesso, come, col regime comunista, riescano a narcotizzare e dominare incontrastati. I popoli, caduti sotto tale dittatura, vengono storditi con gran fracasso di propaganda, con dottrine che hanno la parvenza di verità, con paroloni altisonanti, come: pace, libertà, lavoro, democrazia, progresso, ecc...; eppoi, canti, balli e cortei; un po' di polvere negli occhi, col procurare loro un qualche effimero ed apparente benessere; ecco, allora, questi popoli, del tutto tacitati, bene addormentati, contenti e... canzonati. Al contrario, i veri trionfatori della partita, bene occultati ed in alto, se la ridono allegramente, mangiano a quattro ganasce, giubilanti di essere riusciti, così magistralmente, a menare per il naso
la gran massa dei proletari che, mentre anelavano all'abolizione del capitalismo e convinti di operare in proprio favore, senz'accorgersene, si sono invece adoperati a... diventare lo sgabello dei più autentici e sfrenati capitalisti. Questi, in lingua povera, dicono loro: Togliete, rubate il capitale a chi lo possiede, e consegnatelo a noi, che ce lo godremo tranquillamente! In quanto a voi, che ci avete fatto un così grande servizio, sarete compensati con una scarica di bastonate, però, vi daremo la «convinzione Gioiosa» di essere voi il popolo sovrano, con mille piccoli sotterfugi, come: cooperative, commissioni interne, consigli di fabbrica e di gestione, tribunali del popolo, ecc... Eccitati da questa convinzione, ridendo e cantando a squarciagola, vi piegherete sotto il giogo della più ferrea dittatura di Stato-padrone, industriale, commerciante ed agricoltore. Noi godremo la fonte di mai viste ricchezze, e voi vi degraderete dalla dignità di uomini liberi, diventando semplici macchine umane, semplici numeri. L'iniziativa privata verrà completamente abolita e la vostra personalità sarà distrutta. Voi vi assoggetterete al lavoro forzato a vita, né più né meno come bestie da soma o come miserabili schiavi, sotto la sorveglianza di crudeli poliziotti e di spie che, se non lavorerete in pieno, vi accuseranno e castigheranno come colpevoli di sabotaggio del lavoro.
Tutto ciò avverrà in un paese ridotto a somiglianza di una grande caserma militare, sopra del quale dovrà unicamente risplendere il sole dell'avvenire comunista, essendovi ogni altro partito politico totalmente polverizzato, mentre qualsiasi culto di fede religiosa vi sarà inesorabilmente bandito, dovendovi trionfare non altro che il materialismo ateo.


(1) Cfr. «Vieille Francc» n. 169, 22-20 Aprile 1920.
(2) Paris, ed. Perrin, 1937. Cfr. pure Henry Ford, «L'Ebreo Internazionale».
(3) Giudichi il lettore, quale piega potrebbero assumere le vicende d'Italia — nell'ipotesi d'una insurrezione comunista — allorché — come oggi si constata — (così scrivevo nel 1955 ed in quell'epoca la cosa era esatta) vediamo presiedere al Comando dell'Arma dei Carabinieri degli autentici Giudei, quali un Gen. Sonnino (Vice-Comandante generale) ed un Gen. Levi; quando, a Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, vediamo insediato il Gen. giudeo. Liuzzi; quando abbiamo adesso, quasi alto protettore, (?) il nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti nella persona del giudeo David Zellerbach. Certamente, col passar del tempo i nomi sono ora cambiati, ma resta sempre a temere, che se più non è pane è pancotto.

VII

La terza rete: La Stampa

La terza rete, di cui gli Ebrei si servono per formare e dirigere, a loro talento, l'opinione pubblica mondiale, è la stampa, o, a meglio dire, i giornali. Su essi — quale primo obiettivo — con vera avidità si precipitano, finanziandoli ed impadronendosene ad ogni costo e con ogni mezzo, sia direttamente che indirettamente, attraverso interposte persone «strumenti ciechi d'occhiuta rapina». Costoro, naturalmente, dovranno mantenere al giornale quel carattere ed indirizzo che verrà fissato dai loro padroni. Ciò sarà fatto con infinita prudenza, senza che nulla trapeli all'esterno. Difatti, se si volesse indagare fino in fondo, chi sono i veri finanziatori dei più diffusi giornali, scava scava, si scoprirebbe che, ben nascosto, vi è immancabilmente l'Ebreo. L'influenza ebraica non si limita ai giornali di un solo partito, ma si estende ai giornali d'ogni colore e, particolarmente, ai cosiddetti «indipendenti», sui quali i Giudei, con l'aiuto dei servi massoni, hanno ormai messo il loro nefasto zampino. Non a caso abbiamo veduto nel nostro paese — nel tempo pre-fascista — quale Presidente dell'Associazione della Stampa, il giudeo Salvatore Barzilai.
Nel Congresso giudaico, tenutosi l'anno 1848 a Cracovia, al quale concorsero gli Ebrei più ricchi del mondo, fu decretato che il disperso Israello avesse ad impadronirsi dei più potenti giornali d'Europa. «Con questo mezzo — dice lo Statuto che vi si approvò — la stella ebraica spanderà la luce sopra tutto il globo» 1. E che ciò sia un fatto compiuto, ne abbiamo conferma da quanto gli stessi Giudei hanno scritto nel loro libro «I Protocolli dei Savi Anziani di Sion» al VII Protocollo2:
«La pubblica opinione viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo dei poteri che è la Stampa, la quale, fatte insignificanti eccezioni, di cui non è il caso tener conto, è completamente nelle nostre mani». E altrove, al Protocollo II: «Per mezzo della stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte, in virtù della stampa accumulammo l'oro» ecc... Meraviglioso, poi, è il sapere come, a fondare le grandi agenzie giornalistiche d'informazione quali la «Reuter». la «United Press», l'«Havas». la «Stefani» ecc.... che diramano, come si sa, i comunicati alla stampa internazionale, altri non furono che notori capitalisti giudei, di cui pur si conoscono nomi e cognomi.
«Impadronitevi della stampa ed avrete ogni cosa» gridava il Gran Maestro della Massoneria francese, l'ebreo Crémieux (presentemente avrebbe forse aggiunto: «nonché del cinema e della radiotelevisione»)3. La cosa, oggi, è divenuta sì evidente, che solo chi vive nei deserti dell'Africa può non accorgersi di quanto si afferma. Da siffatta magistrale operazione ne segue:

1) Verrà, come abbiamo già veduto, l'opinione pubblica fabbricata e diretta dal cervello dei figli di Giacobbe, facendo il bianco e il nero, il tempo bello ed il cattivo, a loro beneplacito. Con ciò riusciranno, in maniera sorprendente, a confonderci le idee in modo tale che, al presente, può dirsi, siamo tutti completamente intossicati da concezioni le più false e deleterie. Dico deleterie, perché, mentre è risaputo che la verità ci fa liberi e ci eleva, al contrario la menzogna sempre più ci avvilisce e ci degrada.
2) Essendo ormai i Giudei padroni dispotici della stampa di ogni partito, e come da loro precisa volontà, ogni giornale dovrà fare, con tutto l'impegno possibile, per il partito di cui è esponente, la più strenua e diuturna lotta nei confronti dei partiti avversari, affinché trionfino i rispettivi ideali.
Con ciò si vuole, che, fra i «goim», resti più che mai accesa e sempre ben viva, la tensione degli spiriti e lo stato di discordia. I Giudei ben conoscono, quanto sia la discordia l'arma più potente ed efficace per tenere distratti i popoli e dissolverli, mentre essi, ben compatti ed uniti, si rendono ognora più forti onde meglio speculare sul terreno favorevole della miseria altrui.
3) Nessun giornale potrà, mai più, pronunciare parola alcuna, che non torni a giovamento degl'interessi d'Israele; ma soprattutto, per rendere impossibile che siano sollevate o trattate, in qualche modo, questioni di argomento antisemitico. Sicché, zitta l'intera stampa sul problema ebraico, e in conseguenza zitti tutti!

E noi, giocati in pieno da così raffinata scaltrezza, mentre ci azzuffiamo come tanti galletti, siamo serviti di barba e parrucca come altrettante marionette e burattini, senza che alcuno se ne accorga... Che magnifico spettacolo!

(1) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica» anno 1890, seri? XIV, v. 8, p. 395.
(2) Libro, questo assolutamente di origine ebraica, sebbene i Giudei abbiano cercato, in tutti i modi, di contestarlo. Ma la loro opposizione non merita alcuna considerazione, perché, si sa, sono menzogneri per natura. Tanto più, che i Tribunali svizzeri, da cui tentarono di ottenere sentenza confermante il loro asserto, siccome caddero in contraddizione, non solo non diedero ad essi sentenza favorevole, ma li condannarono invece alle spese del processo. Quello che soprattutto convince, circa l'autenticità del libro, è il fatto, che quanto ivi si legge, tutto si è verificato e si verifica, con precisione, si può dire, addirittura cronometrica.
(3) Cfr. giorn.le «Il Cittadino» di Genova del 10 Agosto 1907, p. 2, e. 3a.

VIII

Ottenebramento intellettuale

Oggi gli Ebrei regolano le borse, le banche, gli istituti di assicurazione, le case editrici, i giornali, i pubblici spettacoli nonché gli altri strumenti di diffusione sociale, cui sono da aggiungersi le grandi strade di comunicazione, per terra, per mare e per aria. Mentre, poi, uno smisurato numero di beni immobili delle maggiori metropoli, insieme alle migliori aziende, sono ormai caduti nelle loro mani, con la possanza dei capitali e con l'accortezza, tengono chiusa, come in una rete, tutta la società umana. Si erge, però, uno scoglio al perfetto svolgimento del loro programma di azione, e questo è: l'intelligenza dei «goim». Quei signori ben sanno, quanto sia ad essi necessario impedire, con ogni mezzo, che il livello intellettuale dei popoli si elevi ad un'altezza, per dire così termometrica, alquanto elevata, perché, in questo caso, troppo facilmente apparirebbe ai loro occhi tutta la nefandezza del loro modo di agire, per cui ne seguirebbe. contro di essi, una immediata reazione difensiva. Quindi ritengono cosa fondamentale, che, per raggiungere tranquillamente l'obiettivo cui aspirano, sia necessario preparare, antecedentemente, un terreno ben disposto e favorevole. Vale a dire: fare in modo di abbassare, per quanto è possibile, il livello intellettuale dei «goim», in maniera tale che, offuscandosi fra essi sempre più la chiarezza dell'intelletto, non si arrivi a vedere né a distinguere, il loro obliquo modo di operare. A tale fine diffondono, con sovrumana scaltrezza, in mezzo ai popoli, quelle cose che maggiormente servono per ottenebrare l'umana intelligenza. Ed ecco, per loro merito, il sorprendente sorgere e diffondersi, qui l'immoralità, a mezzo di pubblicazioni oscene, edite ognora da case editrici, controllate da giudei (p. e. in Italia i maggiori scrittori pornografici erano recentemente gli ebrei Guido da Verona, Umberto Notari, Mario Mariani, Pitigrilli, ai quali, al presente, è doveroso aggiungere lo scrittore Moravia). Là, ci fanno assistere a spettacoli e film sempre più degradanti (dei quali, può dirsi, hanno attualmente il monopolio, con l'intera produzione californiana in loro mani e, forse, anche le principali sale di proiezione del mondo), esaltanti la menzogna, il furto, l'assassinio, l'adulterio. Altrove, li vediamo adoperarsi per incrementare l'alcoolismo, lo smercio degli stupefacenti, l'affermazione dello «sport smodato» onde togliere alle masse la facoltà di ragionare ed abbrutirle (v. «Protocolli» XIII), l'imbarbarimento dell'arte pittorica, scultorea, architettonica, musicale e via discorrendo. (I maggiori corifei della pittura astrattista non sono forse gli ebrei Picasso, Modigliani, Calò)? Inoltre, essi mirano alla distruzione di ogni fede religiosa, elaborando, senza tregua, una colluvie di teorie materialistiche, senza contare che ci straziano con ogni sorta di perfidie, di usure, di frodi e col furto bancario. Nella già citata rivista «Century Magazine» (n. 3 e 4 del 1928) il nominato ebreo romeno, Marcus Eli Rayage, non esita ad aggiungere, in altro punto del suo articolo: «Voi gridate tanto per via dell'indebita influenza ebraica nei vostri teatri e nei vostri film. Benissimo. Concesso, i vostri lamenti sono giusti: ma che può significare questo in confronto con la strapotente influenza che noi esercitiamo sulle vostre chiese, sulle vostre scuole, sui vostri regimi, ed anzi perfino sui minimi rivolgimenti del vostro mondo intellettuale?...». Cose tutte, però, che i Giudei riescono a perfettamente realizzare, solo a condizione di potere usufruire d'una sconfinata libertà, senza vincolò di alcuna disciplina. A tale fine faranno persuasa la gente di corta vista e ne faranno trionfare il principio, che la disciplina non è altro se non un'autentica dittatura, mentre invece la sfrenata libertà, spinta fino alla licenza, vuole essere espressione dimostrativa del più smagliante ideale del liberalismo, nonché affermazione di vera democrazia.

IX

Le lotte religiose e la trappola della democrazia

Per mostrare ora, fino a quale segno la malizia ebraica riesca a farsi gioco di noi ed a truffarci, col fare credere ciò che non è, ritengo, innanzi tutto, di dovere segnalare, come la Sinagoga non sia estranea neppure al divampare delle lotte religiose, fomentando, con ogni sorta d'intrighi (nei quali è artista), il contrasto delle opinioni dottrinali ed il sorgere delle eresie. Lo scrittore Bernard Lazare, dice apertamente in un suo libro: «Si può tessere la storia della penetrazione ebraica nella Chiesa Cristiana, cominciando dall’Ebionismo primitivo fino al Protestantesimo». Lutero, infatti, si schierò per gli Ebrei e fu da questi sostenuto; ma quando il fuoco dell'eresia fu acceso, essi, facendo macchina indietro, si ritirarono, Per tale voltafaccia, lo stesso Lutero li ininvestì con l'opuscolo «Gli Ebrei e le loro menzogne», qualificandoli addirittura come «bestie malvage, allo quali bisognerebbe dar la caccia, come a cani arrabbiati, che vivono di scelleratezze e di rapine». Il rabbino Camerini riconosce che la Riforma, tenendo occupati i Cristiani a lottare fra di loro (precisamente come dal giudaismo era voluto), segnò una tregua alle persecuzioni antisemitiche. «In quel tempo — scriveva — i nostri saggi fratelli non facevano che soffiare sul fuoco della discordia» aggiungendo che «quando i cani si mordono fra loro, l'agnello resta salvo»1. Principio, questo — teniamolo bene a mente — dai Giudei costantemente applicato a nostro danno. Nel 1608, in un opuscolo dal titolo «Lo specchio ebreo del Calvinismo», si afferma, come nessuna religione quanto il Calvinismo si avvicini tanto all'ebraismo, nella soluzione dei problemi religiosi e pratici. E non si pensi che, allo stesso sorgere del Maomettanesimo, sia stato estraneo l'intervento della Sinagoga. Maometto, in principio, fu aiutato da Giudei col consiglio e con l'oro. Ma, una volta che tale religione si diffuse, essi trovarono il modo di ritirarsi alla chetichella. Onde il Profeta fece loro tagliare la testa. Fu, in realtà, il fanatismo d'un pugno di Ebrei, fra i più reputati della città di Medina, che gittò le fondamenta della potenza politico-religiosa dell’Islam, decise delle sorti dell'Arabia e, fra torrenti di sangue, sconvolse il mondo 2. Il Malo, nella sua «Storia degli Ebrei» (p. 170), racconta che, secondo testimonianze arabe, gli Ebrei mandarono da principio dodici dei loro dottori da Maometto, fra i quali Abdallah Ibn Salam e Mukaïrik, i quali collaborarono con lui nella compilazione del Corano. Dopo di che, più facilmente si arguisce, quanto il giudaismo abbia interesse a che i «goim» lottino fra di loro, e siano, al massimo grado, divagati da quelle cose che risultino più distraenti e che maggiormente si confacciano alla psicologia sia dei grandi che dei piccoli, affinché nessuno si accorga delle sue malefatte e possa in pace lavorare al suo fine. Per la sicura riuscita del gioco, coprirà gli espedienti escogitati, con motivi apparentemente ragionevoli e come acquisizioni di progresso. Tenuto ciò presente, non farà meraviglia se si opina — specie dopo la grande turlupinatura della Stampa, della quale ci siamo già resi conto — come, anche l'istituzione del «Parlamentarismo», nato in Inghilterra, ed il formarsi dei vari :partiti politici non sia per essere tutta opera della stessa mano giudaica, che si serve all'uopo, della potenza del suo oro, dell'abile propaganda e della servilità della setta massonica. Ora, essendo pacifico come la natura stessa crei la diversità delle idee, il giudaismo, volendole controllare, le organizza secondo le più importanti correnti che qualifica con adeguato nome: poscia, per diretto o indiretto, vi si immischia, e v'influisce così, da incanalarle tutte al suo scopo e insieme per alterare la concordia. Se così, dunque, stanno i fatti, chiaro risulta, quanto non sia da prestare fede ai programmi di qualsivoglia partito, perché vi si cela la frode, e noi — aderendo ad essi — si resta lavati nel cervello e minorati cerebrali. Io non so, se ai tempi del Re Sole, di Filippo II, di Enrico VIII, in cui il «parlamentarismo» non esisteva e neppure vi erano le lotte dei partiti, ma solo un sovrano, assistito da un «Consiglio della Corona» i popoli godessero meno pace di oggi. Quando in una famiglia si litiga, non c'è da aspettarsi alcun progresso ma la rovina. Ad ovviare il fatto che un sovrano assoluto, potrebbe, col tempo, mutarsi in tiranno, penso, sarebbe un modo sano che il Capo dello Stato venisse eletto, periodicamente, non da altri che da quei cittadini, i quali abbiano dimostrato coi fatti, di essere i più benemeriti della Nazione e, in conseguenza, i più maturi per discernimento (Grandi Elettori). Costoro nominerebbero contemporaneamente un «senatoconsulto», il quale avrebbe il compito di proporre le leggi al Presidente e di consigliarlo nelle sue decisioni; ma chi delibera è lui, in quanto godrcbbe il diritto di approvarle o respingerle, di fare e disfare. Il suo governo, nondimeno, dovrebb'essere fondato su l'applicazione della giustizia e, in uno, sul rispetto della libertà e il mantenimento della disciplina. Qualora, poi, per abuso di autorità o per altri giustificati motivi, egli più non rispondesse ai requisiti voluti, i Grandi Elettori potrebbero, in ogni momento, sostituirlo. Tale forma di governo venne, peraltro, già messa ad effetto dalla Repubblica di Venezia, la quale durò — gloriosa e trionfante — per dieci secoli ed è, ancora oggi in vigore, presso la Chiesa Cattolica, per l'elezione del Sommo Pontefice, nominato da un Collegio di Cardinali. Ritornando in argomento, mentre, dunque, i partiti si presentano a noi con programmi nettamente distinti, le Direzioni che vi presiedono, o sono influenzate o sono dominate da elementi massonici, che, recitando una perfetta commedia, non seguono altro che la direttrice della setta, e noi bene sappiamo a chi è in mano ed a che cosa miri. E il buon elettore, che di tutto ciò non sa nulla, montato dai resoconti dei giornali, discute con serietà a casa, nei ritrovi, nelle officine, i programmi, segue con passione le lotte parlamentari, crede che tutti i suoi rappresentanti stiano lì a vituperarsi e ad accapigliarsi per lui; crede che i ministeri cadano per il miglioramento della sua sorte, e si lascia, così, menare candidamente per il naso dal suo giornale, che è ispirato da un deputato, il quale segue il suo capo gruppo, che tratta col ministro e questi obbedisce al finanziere!
E non è forse, ancora, il giudaismo fuorviato il principale diffusore del capitalismo mammonico . fra i non ebrei, che avvince, coloro che ne sono presi, con tale passione di ammassare danaro, da renderli incapaci di attendere ad altro che a questo, senza badare che il denaro così ammassato, finirà certamente in tasche giudaiche? I Giudei sanno escogitare anche mille altre diavolerie, come, ad esempio, i «totocalcio», i «lascia o raddoppia», il dar risalto — a mezzo della Stampa — a fattacci di cronaca, a processi, a fantasticherie, ecc., che, assorbendo fortemente l'attenzione di chi n'è conquiso, producono l'impossibilità di pensare a quello che invece sarebbe doveroso pensare.
Un arguissimo scrittore francese, Francis Delaisi, in un suo libro (sparito dalla circolazione e quindi appena reperibile in qualche biblioteca...) dal titolo: «La démocratie et les financiers», ci presenta tali induzioni che dovrebbero seriamente far riflettere, in quanto, penso, potrebbero avere una grande rispondenza con la realtà. Egli arriva a dire, che la repubblica è uno specchietto per le allodole e la democrazia una trappola: siamo ingannati! Delaisi scopre il trucco; mostra con quali procedimenti ingegnosi il giudaismo sia riuscito a fare della democrazia il più meraviglioso, il più agile, il più potente strumento di sfruttamento delle folle, un facsimile d'una pompa aspirante e premente. Il suo libro si potrebbe chiamare «Manuale di politica sperimentale per illuminare i gonzi». «Dove vanno a finire, egli si domanda, i miliardi delle imposte che i cittadini pagano allo Stato? Forse vanno a seppellirsi nei tesori delle banche di Stato? No certo; essi non fanno che passare dalle tasche dei contribuenti in altre tasche: quali?». Questo viaggio è assai interessante a seguire, e chi vuole seguirlo non ha che a consultare la fonte indicata. L'autore, dopo avere descritto quanto viene assorbito dalla barca della pubblica amministrazione, conclude col dire, che i tre quarti delle imposte pagate dai contribuenti, costituiscono il tributo pagato dai cittadini ai pescicani del passato e del presente, con i quali abbiamo già avuto il piacere di fare la conoscenza. Perfino le beneficenze che, in occasioni di disastri, i cittadini offrono allo Stato, finiscono, quasi tutte, ad impinguare i Giudei e i rispettivi complici. Chi, dunque, difenderà i cittadini da questa immane, perpetua truffa democratica, ordita dall'alta finanza ebraica, che ha in mano tutte le banche, tutti i governi parlamentari e quasi tutti i giornali del mondo? Nessuno! Chi illumina il popolo sulla realtà che si cela dietro il sipario parlamentare? Nessuno! Per rompere questa cerchia d'interessi, da cui le nazioni si trovano serrate ed oppresse, non ci sarebbe che la coscienza popolare, la cosiddetta opinione pubblica; ma questa è creata dalla Stampa, e la Stampa è in mano... ai Giudei. Stiamo perciò molto cauti a non farci ulteriormente ingannare dall'allettante espressione «democrazia» perché vi si cela la più autentica e grandiosa truffa. Il giudaismo riesce a crearle speculando sul patriottismo dei «goim». attraverso cosiddette «costituzioni», col fascino di parole sonore, come libertà, indipendenza, unità nazionale, progresso, ecc... In effetti, tali democrazie equivalgono a «Stati ebraici-massonici», sui quali si vede spesso brillare la stella a cinque punte, vale a dire il pentalfa massonico.

(1) V. Sepher Qore La-doroth, cap. 8 e Polemik ecc., p. 62, ediz. Paderton, 1883.
(2) Cfr. Panonzi, op. cit., pp. 44-45.

X

Il governo del mondo e le crisi economiche

Nel modo stesso che il burattinaio muove dall'alto i burattini di cartapesta, gli Ebrei muovono i popoli del mondo, abusando della nostra credulità e dell'indiscutibile loro superiorità, che si concretizza nella potenza dell'oro che hanno, in una maggiore malizia e nella propria compattezza.
Mentre, dunque, le nazioni sono arciconvinte di agire — alias di scannarsi e di morire — per un ideale di giustizia e per salvaguardare il proprio interesse, non s'accorgono, invece, che fanno soltanto il proprio danno, facendo in realtà il gioco dell'ebraismo. Il che avviene, in quanto non arrivano ad elevarsi ad una sfera più alta d'intelligenza, essendo da esso inconsapevolmente manovrate. Oh, con quanta chiaroveggenza parlò Beniamino Franklin agli Americani alla Convenzione Costituzionale di Boston del 1789! «Se gli Ebrei — egli disse — non sono esclusi dagli Stati Uniti per costituzione, fra meno di cento anni essi ci governeranno e ci distruggeranno, e muteranno la nostra forma di governo per la quale noi Americani abbiamo sparso il sangue e sacrificato la nostra vita. Io vi avverto, signori: se voi non eliminate gli Ebrei per sempre, i vostri figli e i figli dei vostri figli vi malediranno nelle vostre tombe. Le idee degli Ebrei non sono quelle degli Americani quand'anche essi abbiano vissuto fra noi per dieci generazioni». Perché dunque il Popolo americano non comincia finalmente a riflettere, ma con molta ponderazione, al significato racchiuso in così gravi e profetiche parole, pronunziate da uno dei più grandi loro concittadini, che, dopo aver strappato al cielo le folgori e lo scettro ai tiranni, vuole, ancora al presente, giovarli, col fare balenare di nuovo, davanti ai loro sguardi, un monito, del quale non fu tenuto il debito conto, ma che ora si sta pienamente avverando? Badino gli Americani che — immediatamente appresso alla Russia — la nazione più fortemente predominata dai Giudei è oggi precisamente l'America! Basterà fare un'indagine in proposito, cominciando dall'ex Generalissimo degli Stati Uniti, David Eisenhower, divenuto in seguito Presidente della Federazione1; il Commissario per la bomba atomica, Bernardo Baruch; il Delegato presso l'O.N.U., Beniamino Cohen; il Ministro per la Difesa, Marshall; il Segretario alla Guerra, Pace; il Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate americane, gcn. Nathan Twining, ecc. Pertanto, se le cose stanno in tali termini, i figli d'America già dovrebbero cominciare a sentirne il peso, senza contare il fosco avvenire che gli Ebrei stanno loro preparando. (V. Corea, Cuba. Vietnam, ecc...). Ha dell'incredibile il pensare, come gli Stati Uniti siano sorti sotto l'egida della Massoneria. Il suo stemma l'attesta: l'aquila che vi campeggia è l'aquila degli stendardi delle tribù di Israele: Le 13 stelle e i rami d'olivo nei suoi artigli sono simboli d'Israele. Washington e de Lafayette erano degli illustri massoni, cioè: strumenti ciechi dei Giudei. Le due prime nazioni che hanno riconosciuto lo Stato d'Israele sono state Russia e Stati Uniti. Giacché, dunque, l'esito degli avvenimenti ci mostra, fino all'evidenza, la veridicità di ciò che si afferma, sarà forza convenire quanto esatte erano le parole del già citato Lord Disraeli, allorché ci avvertiva che il mondo moderno è governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i quali non vedono ciò che accade nel retroscena. Quindi, altro che Stalin, Churchill e Roosevelt! Quelli che dirigono le nazioni sono ben altri! Questi personaggi, pure agendo in buona, fede, sono strumenti perfettamente manovrati dalla scaltrezza ebraica. Esiste, senza dubbio, in qualche luogo del mondo, un governo centrale ebraico, ben costituito e ben determinato, che ogni cosa muove e tutto al suo fine dirige. Gli Ebrei chiamano il proprio governo centrale col nome di «Kahal», mentre i governi regionali o locali delle comunità israelitiche — i quali dal suddetto dipendono — sono, dagli stessi Giudei, nominati «Kehillah». La Repubblica Universale, voluta da costoro, ossia il Comunismo in tutto il mondo sotto la loro direzione, sarà cosa ben matura per la sua realizzazione, solamente quando i popoli avranno raggiunto l'ultimo stadio della disperazione e della fame. Poiché, è un fatto ben chiaro che, qualora i popoli stessero bene, a tale obiettivo essi non potrebbero giammai pervenire. Pertanto, è supremo interesse dell'ebraismo creare nel mondo il massimo disagio possibile. Ecco, infatti, quanto si legge nei già citati «Protocolli dei Savi Anziani di Sion», Prot. III:
«Noi creeremo una crisi economica universale con tutti i mezzi possibili (occhio alla Massoneria!), e con l'aiuto dell'oro che è nelle nostre mani. All'ora stabilita noi scateneremo la rivoluzione che, distruggendo tutte le classi della cristianità, asservirà definitivamente i popoli cristiani». Parole, queste, che andrebbero attaccate in un manifesto per tutte le città del mondo. Dopo di che, con intrepida faccia di bronzo, fanno attribuire il disagio che ci assilla, proprio a quelle persone che maggiormente si adoprano per arginarlo, e la moltitudine dei grulli, abituata a bere le scemenze quanto più sono incredibili, immediatamente crede a simili balordaggini; per cui nascono altre battaglie, altre discordie e di conseguenza, sempre maggiori disagi. Fermi, pertanto, in questo bel programma, conquistato il mondo tra gli imperi abbattuti, riprenderanno la Terra Santa, trionfatori, carichi delle ricchezze prese ai vinti infedeli. (1) Considero ebreo questo personaggio, in Quanto la stampa democratica americana, nell'ultima competizione elettorale, per tale l'ha qualificato. Altre fonti lo confermano. Egli è stato battezzato il 1° febbraio 1953, appena eletto Presidente, come riferiscono il giornale «II Messaggero)! di Roma, in data 2 febbraio 1953 (1a p., 9a c.) ed altri quotidiani della stessa data.

XI

Responsabilità totale del giudaismo

Pare di sognare!

Intanto noi, di tutto questo non abbiamo la benché minima coscienza e non ci badiamo affatto; ci sollazziamo con chiacchiere e partiti, ci scanniamo, moriamo di fame, corriamo di qua e di là come tanti pupazzi, senza riuscire a comprendere quello che si dovrebbe comprendere. Abbiamo gli occhi e non vediamo; non vediamo come la potenza ebraica vada ormai stringendoci dentro una ferrea morsa per stritolarci. Ecco l'America — scrivevo nel 1944 — dominata largamente dagli Ebrei per mezzo della Massoneria ivi imperante, alla quale possiamo aggiungere ancora l'Impero Inglese, il cui governo è, da gran tempo e nella sua totalità, alla dipendenza diretta del dispotismo massonico, che marciano, dietro ordine ebraico, con possenti eserciti che si potrebbero chiamare israeliti, dall'occidente. Ecco dall'oriente la Russia bolscevica, egualmente comandata dai Giudei che, con spaventevoli forze e con colpi ancor più formidabili, sta per soffocarci, poiché si trova alle porte di Vienna e di Berlino. Un altro po' di tempo e la morsa sarà bell'e chiusa; tutto il mondo cadrà prostrato in ginocchio davanti alla dominazione giudaica. A tanto siamo giunti, perché gli Ebrei trovano inammissibile, che una sola nazione — intendo dire la Germania — abbia potuto arrivare a comprendere — data la sua maturità culturale — l'entità del pericolo ebraico ed ardisca, non solo contestare il passo al loro dispotismo ma giunga perfino ad apertamente combatterli. Trovano inammissibile, che un'altra nazione — il Giappone — non si periti di proclamare il principio «L'Asia agli asiatici» e non soggiaccia anche questa all'influenza dei Giudei. Alla scaltrezza ebraica non mancherà di trovare i motivi e la forza per scatenare contro questi Stati tutto il mondo già asservito alla sua infernale potenza, sino al conseguimento dell'intera loro sottomissione, senza badare, anzi rallegrandosi se, per tal fine, dovranno morire 46 milioni di uomini. Poca gloria, miei signori, mille che non capiscono contro uno che capisce! Pertanto, intera cade sopra i Giudei la responsabilità della presente universale tragedia, sopra questo popolo di dura cervice, adoratori, più che del vero Dio, del vitello d'oro, cui Mosè già ruppe in testa le tavole della Legge. Essi, infatti, uccisero i Profeti — che li tacciavano di deviazione — e il Cristo, il Quale, però, così li bollò:
«Figli dell'inferno... sepolcri imbiancati... serpenti, razza di vipere... (Matt. XXIII, 15, 27, 33). Voi avete per padre il diavolo... che fu omicida fin da principio e padre della menzogna... (Giovanni VIII, 44) ...pieni di rapina e d'iniquità (Luca XI, 39)». Queste parole, sebbene rivolte direttamente ai dirigenti d'Israele, riguardano anche i successori di tale genìa, e, nessuno vorrà sostenere che costoro, ai tempi d'oggi, abbiano cessato di esistere. Bene, dunque, le parole di Cristo dovrebbero servirci di ammonimento e norma circa la nostra linea di condotta. Se la regola di vincere il male con il bene è assolutamente doverosa verso chiunque, nei confronti dei Giudei sembra subisca piuttosto eccezione, dal momento che il Divino Maestro usò verso di loro parole così forti. Egli che con tutti aveva parole di bontà e di perdono. Aggiungerò l'altro imperativo di Cristo «...non buttate le vostre perle davanti ai porci, che non le pestino co' loro piedi e si rivoltino a sbranarvi» (Matt. VIII, 6), che rivela l'amarezza del Suo Cuore nel vedere contraccambiati con la più nera ingratitudine i Suoi benefici. Riguardo alla suddetta responsabilità sarà doveroso distinguere i Giudei in due nette classi: da una parte gli alti loro dirigenti, che, quali tramatori ed organizzatori di efferate scelleratezze, hanno piena coscienza di quanto viene da sé stessi operato; dall'altra, tutta la classe del loro popolo. Questo, sebbene sia più o meno all'oscuro delle losche manovre ordite dai loro maggiorenti, tuttavia ad essi obbedisce, perché sa, molto bene, quanto s'adoperino per la maggior gloria d'Israele. Ma, anche volendo ammettere che, questa seconda classe, non conosca, in modo assoluto, nulla di nulla del fosco operare su vasta scala dei suoi capi, ciò nondimeno, riesce ugualmente, per i poveri «goim», di esiziale nocumento. Infatti, le comunità giudaiche, fra noi conviventi, ci sono, senza dubbio, sorgente e causa di un infinito numero di guai, perché, sia per la loro straordinaria abilità, sia per il poco o nessuno scrupolo nella trattazione degli affari, sia per l'aiuto reciproco che fra loro si danno, il fatto è — ed i fatti sono quelli che, soprattutto, hanno eloquenza — che si vedono, a poco a poco, emergere sopra le altre genti, fino al totale assorbimento di quelle nazioni e popoli, che avevano creduto cosa di poco momento offrire ad essi una generosa ospitalità e cittadinanza. Si noti, che già ventisei secoli addietro, Geremia profeta, parlando degli Ebrei, poteva affermare: «Dal più piccolo fino al più grande tutti sono dati all'avarizia, e dal profeta fino al sacerdote, tutti commettono frodi» (Ger., 6,13; 8,10). Badiamo, quindi, di non ingannarci col pensare erratamente che oggi costoro siano per essere qualche cosa di meglio dei loro antenati. A questa generale condanna fa, naturalmente, eccezione qualche raro e vero Israelita in cui non c'è frode, timorato di Dio, che non sacrifica la sua coscienza al vitello d'oro. Con molta esattezza, dunque, «il serpente simbolico degli Ebrei» (cioè l'astuzia), che deve divorare le nazioni attraverso le quali s'infiltra, prefigura: nella sua testa i maggiori esponenti dell'ebraismo, e nel suo corpo l'intera massa del suo popolo. E pensare che tale popolo — dotato di facoltà sì eccezionali — se abbracciasse il cristianesimo, potrebbe davvero essere la guida del mondo! Se l'ingegno che pone per la causa del male l'impiegasse per quella del bene, quale immenso benessere potrebbe produrre all'umanità! Ma oggi sono guide cieche di altri ciechi e cadranno insieme nella fossa.

XII

Gravi documenti

Quanto urga la necessità di stare in guardia dalla perfidia ebraica, bene ce lo comprova il seguente delittuoso documento, che non si peritò di pubblicare la rivista israelita «Revue des études Juives».
E' la lettera programmatica di risposta, scritta, il 21 Novembre 1489, dal Principe degli Ebrei, residente a Costantinopoli, al rabbino di Arles, allorché costui gli chiedeva istruzioni sul da farsi, in merito alla espulsione degli Ebrei dalla Provenza, decretata da Luigi XII. L'autenticità del presente documento è dimostrata dall'abate Chaubauty, nella sua opera «Les Juifs nos maîtres», con argomenti così potenti da fare crollare ogni specie di dubbio o sofisma che, in proposito, si possa mettere in campo. E' del seguente tenore: «A quel che voi dite, il Re di Francia vi obbligherebbe a farvi cristiani: fatelo; ma che la Legge di Mosè sia conservata nei vostri cuori. «L'assimilazione non fa paura, scriveva il «Bauembündler», un ebreo, pur battezzato, non cessa mai dall'essere Ebreo.
La Francia è già nelle nostre mani, ora è la volta dell’Austria. «A quel che voi dite, vi si vorrebbe spogliare dei vostri beni: fate i vostri figli mercanti, acciocché a poco a poco, essi spoglino i cristiani dei loro. «A quel che voi dite, si attenterebbe alle vostre vite: fate i vostri figli medici e farmacisti, acciò ch'essi tolgano ai cristiani le loro vite. «A quel che voi dite, essi distruggerebbero le vostre Sinagoghe: fate i vostri figli canonici e chierici, acciò che essi distruggano le loro chiese.  «A quel che voi dite, vi farebbero molt'altre vessazioni: fate in modo che i vostri figli siano avvocati, notai, e che essi sempre si immischino negli affari di Stato, acciocché, mettendo i cristiani sotto il vostro giogo, voi dominiate il mondo e possiate vendicarvi di loro. «Non vi scostate da quest'ordine che vi diamo, perché vedrete con l'esperienza, che di abbassati che siete voi, arriverete al fastigio della potenza».
 

Il 21 Kisleu 1489

V.S.S.V.F.F.
Si legge in un libro di A. Romanini, che sviscera a fondo la questione ebraica, il seguente testo:
«Non è esagerata l'affermazione di Joe Chamberlain e di altri, che Ebrei, sedicenti convertiti, riescano a raggiungere alte cariche nell'Anglicanesimo, nel Protestantesimo, nell'Ortodossia e perfino (?) nelle alte cariche ecclesiastiche Cattoliche. E' accertato che i più grandi inquisitori di Spagna furono di origine ebraica». In merito alle conversioni giudaiche sarà bene non dimenticare, che la circospezione non è mai troppa. Tanto più che nel Talmud espressamente si comanda: «Fingetevi al bisogno anche cristiani per meglio trappolarli»1 e lo storico ebreo Cecil Roth, nella sua opera «Storia del Popolo Ebraico» (p. 229) non esita ad affermare: «Naturalmente, nella maggior parte dei casi, le conversioni erano finte». (Se tali furono, perché tuttora non sono?). Quanto, poi, i surriferiti ordini — specie quello di togliere la vita ai Cristiani servendosi della medicina — siano stati prontamente eseguiti, facilmente si argomenta dai seguenti fatti: Secondo narra l'Echio, al Capo 13 del suo libro «Contro gli ebrei», l'ebreo Giovanni Pfeffercorn di Colonia, condannato a morte per i suoi orrendi delitti, sul punto di morire — in Hall di Sassonia nel 1514 — confessò spontaneamente che «sotto il titolo di medicina, esercitando quell'arte, egli stesso aveva uccisi col veleno otto cristiani». Dagli Atti della Vita del B. Bernardino da Feltre (N. 266 degli Atti, presso i Bollandisti), il quale in tutta la sua esistenza predicò contro il pericolo giudaico, si rileva come, predicando egli in Siena nel 1489, narrò dal pulpito che: Un Senese gli aveva narrato che un medico ebreo, morendo in Avignone, gli aveva detto di morire contento perché, ordinando false medicine, aveva ucciso molte migliaia di cristiani: «Praescriptis dolosis pharmacis occidit multa milia christianorum». Vi furono molti che volevano morire piuttosto che pigliare da lui medicina. E guarirono per grazia di Dio. Del succitato documento desidero inoltre sottolineare, con quale incredibile disinvoltura gli stessi Giudei ci confessano, come, fino dall'anno 1489, la Francia fosse già caduta nelle loro mani e, intorno a quell'epoca, si stessero divorando l'Austria. Siccome la cosa, in effetti, si è più che verificata, credo doveroso richiamare l'attenzione come, in prosieguo di tempo ed esattamente nella seconda metà del 1700, ancora l'Inghilterra, la Germania ed altre nazioni d'Europa caddero, con l'ausilio della setta massonica e di altre sette segrete, fra gli artigli di quei signori. La stessa sorte ebbe a subire l'Italia, ma solo al tempo del Risorgimento. L'ultima delle grandi potenze europee costretta ad inginocchiarsi davanti al prepotere giudaico fu la Russia degli Zar nel 1917. E adesso, per essere in ogni punto prevenuti, ritengo doveroso riportare il testo integrale di un discorso-programma, d'eccezionale importanza, tenuto a Praga, nel 1880, dal rabbino Reichhorn, nel grande raduno dei rabbini che essi chiamano il «Kaleb», e che solennizzano ogni cento anni. Ci mostrerà la grande analogia esistente tra il suo contenuto ed i «Protocolli dei Savi Anziani di Sion», che, come avanti fu detto, i Giudei tentarono in ogni modo di rinnegare. A Sir John Radcliff, che lo pubblicò sul «Le Contemporain», il 1° luglio 1886. per avere fatto ciò, ebbe a costargli la vita. Tale discorso fu ripetuto nella sinagoga di Simscrol da un rabbino, che per questo ebbe un processo: esso inoltre perfettamente concorda con quello tenuto a Lemberg, in occasione del congresso della gioventù ebraica, pubblicato dal giornale «Bauernbündler» di Vienna (n. 133, del 1° Nov. 1912). Eccolo: Sono diciotto secoli che i nostri sapienti lottano coraggiosamente, con una perseveranza che nulla può frangere, contro la Croce, che ci ha rapito la potenza promessa ad Abramo. Diciotto secoli appartennero ai nostri nemici; il secolo presente e i secoli da venire debbono essere nostri. E' questa la decima volta che, lungo mille anni di lotta atroce ed incessante coi nostri nemici, si riuniscono in questo cimitero e presso la tomba del nostro gran maestro, santo rabbino Simeon Ben Jhuda, gli eletti di ogni generazione del popolo di Israele, per concertarsi sui mezzi di trar vantaggio, per la causa nostra, dai grandi sbagli e dai grandi falli che non cessano di commettere i nostri nemici, i cristiani. Ogni volta il nuovo Sinedrio ha proclamato e predicato la lotta senza tregua contro questi nemici. Allorché saremo resi unici possessori di tutto l'oro della Terra, la vera potenza passerà nelle mani nostre, ed allora si compiranno le promesse fatte ad Abramo. L'agricoltura sarà sempre la ricchezza di ogni paese. Il possesso delle grandi proprietà terriere apporterà sempre in ogni epoca grandi onori e grande influenza ai loro titolari. Conviene quindi predisporre le cose in modo che i nostri fratelli in Israele possano fare importanti acquisti terrieri. E’ pertanto essenziale privare l’aristocrazia delle sue terre, a qualunque costo. L'aristocrazia, in quanto proprietario di terreni, costituisce sempre un pericolo per noi, poiché le sue rendite le assicurano l'indipendenza. Per raggiungere lo scopo, il modo migliore è quello di far aumentare le tasse e le imposte, provocare crisi di sovrapproduzione e tutti quegli altri mezzi che servono a mandare i prezzi dei terreni al livello più basso possibile. Gli aristocratici dei gentili («goim»), i quali, date le loro abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina2. La Chiesa Cristiana, essendo uno dei nostri più pericolosi nemici, noi dobbiamo lavorare con perseveranza a diminuire l'influenza sua. Conviene, dunque, imprimere nell'intelligenza di coloro che professano la religione cristiana le idee di libero pensiero, di scetticismo, di scisma e provocare dispute religiose cosi naturalmente feconde, di divisioni e di sette nel Cristianesimo.
Logicamente, conviene cominciare col disprezzare i ministri di quella religione, dichiarando loro guerra aperta, provocando sospetti sulla loro devozione, sulla loro condotta privata; col ridicolo e con la satira si distruggerà quel rispetto che va congiunto con lo stato e l'abito loro. Ogni guerra, ogni rivoluzione, ogni scotimento politico-religioso avvicina il momento in cui raggiungeremo lo scopo al quale tendiamo. Tutti gli impieghi pubblici devono essere accessibili agli Israeliti, ed una volta che noi siamo diventati i titolari, noi sapremo, con l'ossequiosità e con la perspicacia che sono nostre doti, penetrare fino alle prime sorgenti della vera influenza e del vero potere. Ben inteso che qui solo si tratta di quegli impieghi ai quali vanno congiunti onori, potenza e privilegi; giacché, quanto a quelli che esigono sapere, fatiche e pene, possono e debbono esser lasciati ai Cristiani. La magistratura è per noi un'istituzione di primaria importanza. La carriera dei tribunali e quella che meglio svolge la civiltà e ci mette a parte più facilmente degli affari dei nostri nemici naturali, ed è per mezzo di essa che noi possiamo ridurli in nostro potere. Il popolo d'Israele deve dirigere la sua ambizione verso quell'alto grado di sapere, dal quale sgorgano le considerazioni e gli onori, e uno dei mezzi più sicuri per giungervi è quello di avere in pugno tutte le operazioni industriali, finanziarie e commerciali. Nella scelta di queste speculazioni si userà grande prudenza e tatto, cose queste che sono la proprietà della nostra attitudine atavica negli affari. Tutti i rami della scienza, dell'arte, delle belle lettere, ecc... dovranno essere un vasto campo in cui i successi mostreranno la nostra attitudine. Quanto alle scienze, medicina e filosofia, debbono far parte ugualmente del nostro dominio intellettuale. Un medico è iniziato ai più intimi segreti della famiglia ed ha, come tale, fra le mani la salute e la vita dei nostri mortali nemici, i Cristiani. Noi dobbiamo incoraggiare le unioni matrimoniali fra Israeliti e Cristiani che possiedono ascendenza e potere. Per tal modo otterremo influenza sopra quanto ci circonda e ci renderemo arbitri dei loro destini. Se l'oro è la prima potenza di questo mondo, la seconda è senza dubbio la stampa. Ma che cosa può la seconda senza la prima? Siccome noi non possiamo ottenere quanto dicemmo di sopra, senza il soccorso della stampa, conviene che i nostri presiedano alla direzione di tutti i giornali quotidiani in tutti i paesi.
Il possedere l’oro e i giornali ci renderanno gli arbitri dell'opinione pubblica e ci daranno l’impero delle masse. Così, camminando grado a grado in questa via, con la perseveranza che è la nostra grande virtù, noi respingeremo i cristiani e renderemo nulla la loro influenza. Noi detteremo al mondo ciò che deve credere, ciò che deve onorare e ciò che deve maledire. Forse alcune individualità si leveranno contro di noi, ma le masse, docili ed ignoranti ascolteranno noi e prenderanno le nostre parti. Una volta che saremo padroni assoluti della Stampa, noi potremo mutare le idee che corrono circa l’onore, la virtù, la rettitudine del carattere, portando il primo colpo a quella istituzione tenuta fin qui sacrosanta: la famiglia, e ne compiremo la distruzione. Noi potremo estirpare le credenze e la fede per tutto ciò che i nemici nostri, i Cristiani hanno fino a questo momento venerato; facendoci un'arma della forza delle passioni, noi dichiareremo guerra aperta a quanto quelli rispettano e venerano. Che tutto ciò sia ben compreso, notato, e che tutti i figlioli d'Israele, ben si compenetrino di questi veri princìpi. Allora la potenza nostra crescerà come un albero gigantesco, i cui rami porteranno quei frutti che si chiamano godimento, ricchezza, potere, in compenso di quella inferiore condizione che, per secoli, fu l'eredità del popolo d'Israele.
Il nostro interesse richiede che noi almeno simuliamo zelo per le questioni sociali che corrono,
quelle soprattutto che riguardano il miglioramento della sorte dei lavoratori! ma in realtà gli sforzi nostri debbono tendere a renderci padroni di quel movimento dell'opinione pubblica e a dirigerlo. La cecità delle masse, la disposizione loro a darsi in balìa dell’eloquenza, tanto vuota quanto sonora, che risuona nei trivii, ne fanno una preda facile ed è per noi un doppio istrumento di popolarità e di credito. Noi troveremo senza difficoltà fra i nostri, l'espressione dei sentimenti fittizi e tanta eloquenza quanta ne trovano i Cristiani sinceri nel loro entusiasmo. Conviene, per quanto è possibile, occuparci del proletariato e sottometterlo a quelli che maneggiano il danaro. Con questo mezzo noi solleveremo le masse a nostro piacere. Noi le spingeremo agli sconvolgimenti, alle rivoluzioni, ed ognuna di queste catastrofi farà avanzare di un gran passo i nostri scopi e ci ravvicinerà all'unico nostro fine, quello cioè di regnare sulla terra, come ci era stato promesso dal nostro padre Abramo». Roba — come si vede — degna d'associazione a delinquere; altro che «nostro padre Abramo»! Non per nulla San Giovanni Crisostomo, nel suo «Sermone contro gli Ebrei», afferma, esplicitamente: «La Sinagoga è un luogo di convegno per dei criminali».

(1) Jore dea, 2 Hagah.
(2) Chi ha acume d'intelletto già intravede i veri fini che nascondono certe leggi di riforma agraria. Non si mira al palliativo della sorte dei contadini, bensì all'annientamento di chi possiede le terre.
(3) Dopo tale fiore di dottrina, mi sembrerebbe doveroso fare un po' di statistica, per renderci conto a quanti mmontino gli Ebrei che, ai dì nostri, esercitano l'arte medica, specie negli ospedali, cominciando dal Presidente degli Ospedali Riuniti di Roma, il medico giudeo D. Tedeschi. Forse ne potrebbe venire fuori una sorpresa.

XIII

Sotto il giogo d'Israele

Abbiamo avuto uno scrittore giudeo, G. Dalma, il quale ha avuto l'impudenza di stampare in un suo libro, dal titolo «La verità sugli Ebrei», che i Giudei sarebbero alla direzione dei movimenti operai, con lo scopo umanitario di emanciparli dalla condizione disagiata in cui si trovano, quasi paragonandosi all'opera di Redenzione operata da Gesù Cristo. Ma se sono saturi di odio contro tutti coloro che non sono della loro stirpe, come trabocca dagli nsegnamenti del «Talmud»! Ci dica questo signore, come concilia la sua affermazione con i seguenti insegnamenti talmudici: «Se un ebreo vede un goi presso a morire, lo uccida. Se un goi si trova presso un pozzo, gittavelo dentro» 1. «Ordiniamo che ogni giudeo maledica tre volte al giorno il popolo cristiano». «Non facciano né bene né male ai pagani, ma procurino, con ogni mezzo, di togliere dal mondo i cristiani»2. Ci fanno inoltre sapere in che modo abbiamo da essere tolti da mondo, con le parole: «cristiani hanno da essere scannati come le bestie»3. Per salvarci dalle mani dei Giudei non basta essere persona innocua, dabbene, benefica; perché l'Abhoda-Zarah dichiara che «il migliore fra i "goim" merita la morte»4. Si legge, in un volume del Dr. Rohling, «Exposé du Talmud», questo grave tratto talmudico: « Il Messia renderà ai Giudei l’autorità suprema. Tutti i popoli li serviranno, e tutti i regni saranno a loro soggetti. Allora ogni giudeo avrà 2.800 schiavi. Tutti i popoli accetteranno la fede giudaica. I soli cristiani non avranno parte a questa grazia; ma saranno tutti sterminati». Il nominato autore, nel riportare il passo citato, si esibisce di pagare una grossa somma a chiunque potesse provare, che una sola parola del testo surriferito non corrisponda a quello originale. Udite cosa afferma il Buxtorf (senior) ch'è il più grande studioso del rabbinismo — nel suo lavoro «Synagoga Judaica» (Basilea, 1603, p. 24): «Abbattere la religione Cristiana è l'unico fine dì tutte le azioni e di tutte le preghiere d'Israele». Sino dal tempo del Rinascimento, il Vescovo Simone Maiolo, nel suo famoso libro «De perfidia Judaeorum» definiva i Giudei: «Traditori, ribaldaglia la più scellerata del genere umano, esercito di arpie, gente da forca (furciferi), flagello dei galantuomini, indegna di essere tollerata».
San Girolamo, un competente in materia ebraica, nel primo libro sopra Amos scrive: «I Giudei, conservando l'antico furore e l'antica ira, anche ora nelle loro Sinagoghe bestemmiano il nome cristiano sotto il nome di Nazarei; e purché riescano ad ammazzarci sono contenti di essere anche bruciati vivi». E ancora (nel libro secondo sopra Isaia) ribadisce: «E' loro consuetudine maledire, per tre volte al giorno i cristiani, lanciando contro di essi delle imprecazioni nelle Sinagoghe». Siccome tale sentenza è ultra confermata dall'esito degli avvenimenti, ne risulta quanto sia anacronistico il fatto, che popoli cristiani si scelgano per loro dirigenti persone di stirpe israelita. Il che ben ci attesta quanto grande sia la nostra incoscienza su gli obiettivi dell'ebraismo, o altrimenti, fino a quale grado siamo succubi di diabolico inganno. In certi casi gli Ebrei, per meglio celare l'odio che nutrono contro i Cristiani o per ottenere dei vantaggi, arrivano a farci anche delle beneficenze, fraternizzano con noi, partecipano alle nostre feste. E ciò in esecuzione delle seguenti prescrizioni talmudichc: «essere lecito far del bene anche ai cristiani, però quando può questo giovare alla sua tranquillità e a meglio celare l'inimicizia verso i cristiani»5. «In questo caso può il giudeo eziandio partecipare alle feste dei cristiani; ma solo nell’intento di nascondere meglio l'odio suo verso di essi, a mo' degli ipocriti (sic)6. Conosciute simili prescrizioni, oh quanto appaiono ingenui tutti coloro che si lasciano persuadere dalle calcolate beneficenze giudaiche! E’ stata, più avanti, menzionata l'altra espressione: «Se i non ebrei conoscessero quello che noi insegniamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro sterminato». Se essi insegnassero l'umanitarismo, perché mai dovrebbero temere lo sterminio? Dalla loro opera umanitaria e di redenzione, abbiamo avuto un'eloquente testimonianza in quei paesi, in cui riuscirono a prendere il sopravvento e ad imporsi, quali la Russia, dove — come si legge in una statistica pubblicata dal «Russkaja Mysl», giornale russo stampato in Francia, nel numero 30 del Novembre 1947 e da altre fonti — ben si vede «di che lagrime grondi e di che sangue» la rivoluzione comunista:

— Per le guerre combattute dal 1917 al 1945, (vittime umane) …………………………. 18.358.000
— Per la fame causata dal regime nel 1921-22 e 1930-31…………………………….….. 13.000.000
Fucilati:

— Arcivescovi.……………………………………………………………………………………... 50
— Preti.…………………………………………………………………………………………. 4.860
— Maestri e Professori…………………………………………………………………………. 7.824
— Medici ………………………………………………………………………………………. 8.920
— Ufficiali di Polizia………………………………………………………………………….. 65.000
— Ufficiali dell'Esercito……………………………………………………………………….. 75.490
— Funzionari…………………………………………………………………………………. 120.800
— Soldati………………………………………………………………………………………360.000
— Intellettuali………………………………………………………………………………… 420.000
— Guardie municipali e Gendarmi…………………………………………………………... 480.000
— Operai …………………………………………………………………………………….. 692.000
— Aggiungendovi l'enorme numero dei contadini fucilati per la loro resistenza al regime.. 8.707.056
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si ha un totale di vittime……………………………………………………………... 42.300.000

Il Dipartimento di Stato di Washington ha pubblicato (Sett. 1952) un opuscolo in cui, sulla scorta di varie testimonianze raccolte dalla Commissione speciale dell'O.N.U. (sessione di Ginevra), si afferma, che è lecito fare ascendere fino a 20 milioni il numero di individui tenuti prigionieri nei campi di lavoro coatto dell'Unione Sovietica. Questa la realtà cruda, che balza agli occhi, del paradiso rosso di Lenin. Orrori della stessa natura, ed in certi casi più gravi, si ripeterono nella Spagna marxista, al tempo del feroce massacratore di Cristiani, l'ebreo Negrin, sotto il cui governo — servendosi di masse popolari, dal giudaismo avvelenate e inferocite — ventimila religiosi, tra preti, frati e suore, furono trucidati, bruciati; trentamila, tra chiese e conventi, incendiati; centinaia di migliaia di Cristiani uccisi. Sulla piazza Catalogna a Barcellona, 900 nazionalisti vennero fucilati dai rossi davanti alle loro mogli ed alle loro madri. Dal periodico «La Divina Parola» del 25 aprile 1920 si rileva, come in Ungheria, durante la reazione antibolscevica contro l'israelita Bela Kuhn — che con altri 30 correligionari costituivano quel governo, su 35 membri di cui era composto — sono stati trovati cadaveri di frati e di monache ammucchiati alla rinfusa nei sotterranei. I diplomatici esteri, chiamati dal popolo a constatare «de visu», hanno attestato di aver veduto coi propri occhi non pochi cadaveri di religiosi e di religiose col Crocifisso, solito a portarsi da loro sul petto, piantato nel cuore e con i grani delle corone conficcati a colpi di martello intorno al capo ed alle tempia. La rivista settimanale «Time», nel numero del 6 marzo 1956, afferma, come, in Cina, in cinque anni di dominazione comunista, siano state uccise 20 milioni di persone e, per di più, 23 milioni siano trattenute nei campi di lavoro forzato 7. Sorvolando di ricordare le atrocità inaudite avvenute nel Messico rosso, al tempo del massone Calles, ed in cui pur vedemmo piombare l'immancabile Leone Trotzky, che però vi rimise la vita, per non tediarci oltremodo in una disgustosa disamina, basterà affermare, come in tutti i paesi ove è riuscito a trionfare il regime comunista, si manifestino gli stessi fenomeni di grave oppressione per i «goim», con effettiva direzione ebraica: fucilazioni, impiccagioni e gli orrori dei campi di lavoro coatto. A proposito dell'uccisione di Trotzky, bisogna osservare come il gioco giudaico, sebbene in sostanza riesca, non è sempre scevro di pericoli, in quanto può, in alcuni casi, venire in urto con influenti «goim», che riescono talora a scoprire certi trucchi troppo spinti, e non vogliono digerire certe teorie troppo stridenti. In questi casi — quali martiri dell'idea ebraica — essi possono andare incontro alla prigione ed alla stessa morte. Gioverà pure non dimenticare, che gli Ebrei non hanno patria. La patria degli Ebrei sono i quattrini. L'ebreo Russo e l'ebreo Americano sono fratelli, e così sono, fra di loro, gli Ebrei sparsi per tutto il mondo. Chiaro, è quindi, che si debbano considerare stranieri, tanto più che oggi è stato costituito lo «Stato d'Israele» e, nei paesi che li ospitano, essi non si assimilano giammai coi cittadini del luogo, come sarà in pieno mostrato nel capitolo successivo.

(1) Tal. Bab. Trat. Abosda Zara f. 26, c. 1.
(2) Cfr. Dr. Martinez nella sua opera «Le Juif, voilà l'ennemi», p. 139.
(3) V. Zohar II, 119 a).
(4) Abhoda-Zarah 26, b, Tosephoth.
(5) V. Maimonides in Hilkhtoh Akum X, 6.
(6) V. Iore dea 148, 12 Hagah.
(7) Cfr. giornale «L'Osservatore Romano» 19 aprile 1956, p. 3.

XIV

Testimonianza autorevole

Bene chiarisce la realtà di quanto affermasi, la testimonianza che ci offre l'ebreo Daniele Pergola, il quale non fu un ebreo qualsiasi bensì un rabbino della Sinagoga di Torino nonché professore di Università. Egli — essendosi convertito al cristianesimo — illustra, con assoluta competenza, il pensiero e l'azione dei Giudei, in un opuscolo dal titolo «Gli ebrei popolo reietto e maledetto da Dio» (Torino 1886). Ecco quanto vi si legge: «L'ebreo si considera straniero nel paese dove nacque. Dunque dal punto di vista legale gli ebrei non possono godere i diritti civili e politici, non possono considerarsi cittadini dello Stato in cui nacquero. E' questa la ragione per cui a Pietroburgo, come a Bucarest si negano loro tali diritti. Chi fa voti per tornare a stabilirsi in un paese che mai conobbe, prova con ciò di non amare quello in cui nacque, ed è assurdo ed ingiusto conferire diritti di cittadinanza a chi tiene a vile la cittadinanza stessa. Uno straniero educato che riceve ospitalità in casa altrui, si uniforma agli usi della famiglia che lo ricetta, non deride (ingrato!), non bestemmia (crudele!) chi gli fa del bene. Anziché tradire l'ospitalità che ricevono dovrebbero provare gratitudine verso i loro benefattori. Per contrario, essi sprezzano i popoli, presso i quali trovano generosa ospitalità e non di rado trovan modo di arricchirsi senza durare gran fatica. Li bestemmiano continuamente: deridono la loro religione; tradiscono insomma nel più scellerato modo la ospitalità che ricevono. Che il cattolicismo proibisca la vendetta ed obblighi ad amare incondizionatamente gli amici come i nemici, secondo gl'insegnamenti del Vangelo, è cosa fuori dubbio che ognuno conosce, tranne gli ebrei che respingono il Vangelo stesso, cui debbono la loro salute. Ma che i governi detti civili abbiano a tollerare tanta barbarie e permettere, anzi, premiare, uno scandalo siffatto, conferendo loro pubbliche onorificenze, elevando alle più alte cariche dello Stato i nemici della Patria e dell'umanità (tutte le posizioni più elevate sono occupate da israeliti), questo è scandalo che potrebbe durare soltanto, se il mondo dovesse continuare a camminare sempre, come da lungo tempo cammina, colla testa per terra e le gambe per aria. Ma giova sperare che i governi comprenderanno alfine che questo stato di cose