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Il seguente
testo è inserito in questo sito a titolo di documentazione generale, non
siamo responsabili di quanto affermato nel testo, né condividiamo larga
parte del testo stesso
“Vermijon”
Le forze occulte che manovrano il mondo
ROMA M C M L X X
Alcuni giudizi sul volume:
— «E' un lavoro poderoso. Chiaro. Convincente. Se divulgato farà un gran
bene. Iddio sia premio all'autore».
— «Dalla lettura di questo studio i problemi dell'ora presente ricevono
una luce insospettata».
— «La vasta e delicata questione è stata trattata con una competenza che
sorprende e conquide,
dalla prima all'ultima riga».
—
La pubblicazione è stata premiata dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri in data 9 agosto 1957 ed ha avuto un'ottima recensione su la
rassegna «Libri e Riviste»; che, come si sa, è edita dal Centro di
Documentazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana
(Giugno 1955, p. 1707).
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
Pubblicato a cura e spese dell'autore
Tip. S.A.T.E.S. – Roma
PREMESSA
Constatato come l'umanità abbia perduto di vista l'esistenza d'un
pericolo immenso — che invero mai come oggi fu più grave e imminente —
sento imperioso il dovere di lanciare un grido d'allarme.
Si tenga presente che, dal conoscere o no la questione agitata, può
dipendere non solo la tutela dei nostri interessi, ma addirittura la
salvezza della nostra vita.
Scongiuro, pertanto, quanti sono in grado di ragionare, a non farsi così
assorbire dalle cose contingenti da dimenticare quelle veramente
essenziali.
Si abbia il coraggio di fissare in faccia la realtà, leggendo con
attenzione fino in fondo l'attuale libretto e ponderando i gravi fatti e
gli argomenti che, sul tema in esame, ardisco esporre.
E ciò, senza lasciarsi in nessun modo sviare da falsi preconcetti, e
tanto meno atterrire dall'immensità della minaccia. A togliere
dall'inizio una impressione errata, che il lettore potrebbe avere nella
scorrere queste pagine, è necessario chiarire quanto segue.
Sarebbe indice di palese contraddizione l'ammettere che, in regime
democratico, mentre tutti hanno diritto di manifestare liberamente il
proprio pensiero, criticando l'operato degli Americani, dei Russi, degli
Inglesi, del Clero e perfino del Papa, viceversa tale diritto si neghi,
a chiunque osasse criticare l'operato dei Giudei. Si è
immediatamente tacciati di «razzismo» e «libello» viene detto ogni
scritto antiebraico. Tali accuse si potrebbero in qualche modo
accettare, soltanto quando le colpe che vengono imputate a costoro
risultassero calunnie o falsità. Ma se si può dimostrare, con dati
di fatto inoppugnabili, chiari come la luce del sole, che le malefatte
dei Giudei sono reali oltreché gravissime, nessuno ardirà più difenderli
e gli epiteti surriferiti non avranno alcun senso se non per gli
sciocchi.
Basti intanto ricordare quanto si legge in un testo talmudico: «Se i
non-ebrei conoscessero quello che noi insegniamo a loro riguardo, ci
avrebbero senz'altro sterminato». (Dibre. in Dav, f. 37).
Se esiste un popolo razzista, questo è per eccellenza il giudaico, che
arriva a dire: «Come l’olio non si mescola con l'acqua, così Israele non
si mescola con gli altri popoli». (Rassegna israelitica «Israel» di
Firenze). Non si dimentichi che, per il corso di quaranta secoli,
tutte le nazioni della terra, fra le quali tale gente riuscì ad
infiltrarsi, furono costrette, da una amara esperienza, ad adottare nei
loro confronti misure restrittive, per frenarne l'aggressività e
l'invadenza. Se oggi siamo convinti che i Giudei, dopo le gravi
persecuzioni e le stragi inumane di Hitler, siano divenuti teneri
agnellini, badiamo a non illuderci: incorreremmo in un gravissimo
errore. Essi si ritengono vincitori e, mai come adesso, hanno alzato la
testa. In merito a ciò, badiamo però a non credere che «a sei
milioni ammonterebbero le vittime della persecuzione razzista».
«Tale cifra è una infame menzogna!» esclama il dottore giudeo
Listojewski sulla rivista «The Broom» di San Diego Cal. del 2 Maggio
1952. Ed aggiunge: «Da accurate statistiche risulta, come il numero
degli ebrei realmente periti, oscillerebbe fra i 350.000 e i 500.000».
Scopo del presente non è affatto e non vuole essere di suscitare una
questione di religione o di razza, bensì di attirare l'attenzione
sull'esistenza di un problema d'interesse mondiale, che va affrontato e
risolto da quanti si proclamano liberi e pensosi dell'avvenire.
«Il mondo moderno — ha scritto L'ebreo Beniamino Disraeli nel suo libro
"Coningsby" — è governato da personaggi, ben diversi che non si figurino
coloro, i quali non vedono ciò che accade nel retroscena». Il
retroscena, dunque, che non vediamo, mi propongo svelare. Assisteremo ad
uno spettacolo che ci riempirà d'orrore e di meraviglia, nel constatare
come l'umanità si trovi già sull'orlo di un abisso, a causa
dell'ebraismo manovrante nell'ombra, che, qual burattinaio, con
disinvoltura ci muove similmente a fantocci. Vedremo cosa si nasconda
dietro la maschera della massoneria e del comunismo, e i mezzi diabolici
che il Giudeo adopera per piegare il mondo sotto il giogo della razza
israelitica, come ritiene che sia sua speciale missione. Ho
creduto di esprimere, senza alcuna reticenza, quanto alla mia mente
appare, perché giudico che, tacere la verità conosciuta, sia un silenzio
colpevole, quando ne va di mezzo la salvezza del prossimo.
Mosso da tale fine, ho fatto una sintesi di quanto di meglio — a mio
parere — sulla materia si è acquisito, riportando testi e notizie
ricavate da varie fonti, e traendo le deduzioni a cui giungo,
massimamente da documenti di emanazione ebraica. Sebbene mi renda
conto quanto le mie idee siano in contrasto con l'opinione comune,
tuttavia sono convinto che, approfondendo la questione, la situazione
muterà d'aspetto. La verità, comunque, non può avere analogia con la
moda: essa resta immutabile fra l'alternarsi dei tempi. Badino,
quindi, popoli e governanti, che il mio grido «in extremis» non resti
lettera morta, ma sia scintilla che suscita un incendio. Siano
prese quelle misure che l'esperienza dei secoli e la situazione attuale
potranno suggerire, affinchè le forze del male siano per sempre
debellate dalle forze del bene.
N.B. — Prego tenere
presente che questo lavoro è stato scritto nel 1944, e così, come fu
scritto, viene ora pubblicato, solo aggiungendovi ulteriori notizie man
mano che si acquisivano. Mentre, pertanto, alcuni fatti e persone che vi
si citano non sono più di attualità, tuttavia sarà bene non ometterli,
perché quanto valeva ieri vale oggi e l'orchestra non muta. Avevo
trascurato di stamparlo, nella speranza che ciò che temevo non fosse per
realizzarsi; ma ora lo faccio, perché mi accorgo fino a quali estremi
siamo giunti e quanto siamo vicini alla catastrofe. Mi sono
firmato con uno pseudonimo (Vermis Jonae) per adoperare un minimo di
prudenza, stante la conosciuta perfidia delle persone che colpisco.
L'attendibilità d'una pubblicazione — che vuole riferire fatti e
documenti — non tanto deriva dal conoscere il nome di chi scrive, quanto
dall'osservare la sostanza delle cose scritte e la loro intrinseca
consistenza.
I
La folle arroganza degli Ebrei
Esiste un Popolo, del tutto straordinario, di circa 17 milioni di anime
disperso sulla faccia della Terra che, reputandosi la razza superiore
del genere umano, presume — nientedimeno! — diventare l'assoluto
dominatore dell'intero globo terraqueo, tanto dal punto di vista
politico come da quello economico. Questo — senza impressionarsi,
perché la cosa sarà all'istante dimostrata — è il popolo d'Israele. Gli
Israeliti pensano che, pervenuti a detto scopo. giunta sarà per essi
l'era messianica. Ora, nessuno, dotato d'un po' d'intelletto,
potrà dubitare che tale sia il preciso obiettivo cui gli Ebrei
disperatamente anelano. Lo sappiamo, infatti, dalla bocca stessa
dei maggiori loro esponenti, come un Isacco Crémieux. il quale,
unitamente ad un Carlo Marx, un Engels, un Lassalle e ad uno stato
maggiore israelita, fondò a Parigi, nel 1881, «La Alleanza Israelita
Universale», di cui oggi, più che mai, è necessario tenere presente il
programma. I capi di questa organizzazione affermarono che: «...la
Sinagoga avesse torto di ostinarsi nell'attesa di un Messia umano. Si
erano mal compresi i vecchi testi rabbinici quando questi annanziavano
un Re temporale coperto di sangue in mezzo alle battaglie, schiacciante
sotto le ruote del suo carro le nazioni che avessero voluto resistere
all'impero universale promesso da Israele e governante, con una verga di
ferro, le nazioni che sarebbero state a lui sottomesse. Era, invece, il
Popolo israelita stesso, e non questo o quell'altro figlio che,
prendendo coscienza della sua superiorità etnica, doveva vincere il
mondo e piegarlo sotto il giogo della razza israelita». (Salluste. «Revue
de Paris» l° Giugno 1928, a. 35, n. 11, p. 573). Il fondatore
dell'«Alleanza» diffuse, in quell'occasione, fra gli Ebrei, il seguente
proclama, che fu pubblicato dal «Morning Post» di Londra e ristampato,
nel 1906, dal giurista russo Alessio Shmakof nel suo libro «La libertà e
gli Ebrei»: «L'unione che noi vogliamo fondare non è né francese,
né inglese, né irlandese, né tedesca, ecc..., ma un'unione ebraica
universale. La nostra causa è grande e santa. Il suo successo è
assicurato. La rete che Israele getta sul globo terrestre si allarga e
si estende ogni giorno più e le profezie dei nostri santi libri stanno
infine per avverarsi. (Se le parole hanno un senso, queste sono tali che
ben ci dovrebbero fare aprir gli occhi).
«Il tempo si approssima in cui Gerusalemme diverrà la casa di preghiera
di tutti i popoli e le nazioni, in cui il vessillo della Monodivinità
ebrea sarà spiegato ed inalberato sulle più lontane rive. (Che significa
ciò? Si avrebbe forse intenzione di distruggere il cristianesimo?).
«Sappiamo approfittare delle circostanze. La nostra potenza è immensa;
impariamo ad utilizzarla per il trionfo della nostra causa. Che potremmo
noi temere? «Il giorno non è lontano, in cui tutte le ricchezze,
tutti i tesori della terra saranno nelle mani dei figli d'Israele». (Non
so come si potrebb'essere più espliciti di così).
Una breve ma significativa lettera, diretta, in quel tempo, dall'ebreo
Baruch Levy a Carlo Marx e riprodotta altresì nello stesso numero della
citata «Revue de Paris» (p. 574). ci illumina sui mezzi che i Giudei
adopreranno per raggiungere lo scopo. Eccola: «Il Popolo
israelita, preso collettivamente, sarà esso stesso il proprio Messia. Il
suo regno si otterrà con la unificazione delle razze umane, la
soppressione delle frontiere e delle monarchie, che sono la difesa del
particolarismo, e con l'istituzione di una Repubblica Universale, che
riconoscerà dappertutto i diritti di cittadini agl'Israeliti. «In
questa nuova organizzazione dell'umanità i figli d'Israele, sparsi da
tempo su tutta la superficie del globo, tutti della stessa razza e della
stessa conformazione naturale, senza tuttavia costituire una nazionalità
distinta, diventeranno senza contrasti l'elemento ovunque dirigente,
soprattutto se riusciranno ad imporre alle masse operaie la direzione
stabile di qualcuno fra essi. «I governi delle nazioni, che
formano la Repubblica Universale, passeranno tutti senza sforzo nelle
mani degli Israeliti in favore della vittoria del proletariato.
«La proprietà individuale potrà allora essere soppressa dai governanti
di razza giudaica, che amministreranno dappertutto la fortuna pubblica.
Così si realizzerà la promessa del Talmud che, allorquando i tempi del
Messia saranno venuti, gli Ebrei terranno sotto le loro chiavi i beni di
tutti i popoli del mondo». Da parole sì chiare, chi non vede
manifesto il deliberato proposito del giudaismo, di realizzare —
attraverso la vittoria del proletariato, ossia il trionfo del Comunismo
— il suo sogno di dominazione mondiale? Proposito, questo, da non
prendersi alla leggera, perché della sua gravità siamo confermati
dall'osservare la storia d'ognidì. In relazione a sì bieche
intenzioni, è assolutamente necessario, che quanti hanno possibilità di
decisioni politiche e sociali nonché tutti gli onesti, imparino a
valutare la realtà del mondo contemporaneo, cercando di capire, come il
pericolo comunista sia oltremodo maggiore di quello che comunemente si
pensa. Inoltre, è estremamente importante avere presente:
1) Che tale partito è stato esclusivamente inventato ed è diretto dai
Giudei, i quali se ne servono — a mo' di sgabello — per piegare
l'umanità sotto il giogo della razza israelita (come nettamente si
deduce dalla lettera citata) e ciò per uno scopo messianico.
2) Che l'ebraismo, al fine di agevolare il raggiungimento del suo
obiettivo, si avvale ancora, di varie forze occulte (specificate nel
capitolo V e seguenti), le quali aiutano il comunismo e sono dotate di
tale potenza, da influenzare e perfino sostituirsi ai poteri costituiti,
cui l'opinione pubblica attribuisce responsabilità e capacità, che,
viceversa e in pratica, non hanno o non esercitano.
Consultando gli «Archives Isräelites» (a. 1861) si può ancora rilevare
la seguente testimonianza del già citato Isacco Crémieux: «Un
messianismo dei tempi nuovi deve sorgere: una Gerusalemme del nuovo
ordine, santamente collocata fra Oriente e Occidente, deve soppiantare
il doppio regno imperiale e papale». Tale concetto è confermato da
quanto scrive un altro giudeo, il Ruthendorf, in «Rechtfertigung» (III,
p. 321): «Noi, sulla base della luce che promana dalle Scritture,
possiamo aspettarci che Gerusalemme sarà la capitale del mondo».
Si potrebbe qui aggiungere il testo di un discorso-programma, tenuto a
Praga, nel 1880, dal rabbino Reichhorn in un solenne convegno rabbinico,
ed un gravissimo documento, emanato dal Comitato Centrale della Lega
Israelita di Pietrogrado nel 1919; ma rimando il lettore ai capitoli,
rispettivamente XII e XXIV. Sono tutte prove schiaccianti che
attestano appieno la verità di quanto sopra. Del resto i dotti e i
maestri nelle Sinagoghe — interpretando a loro modo le scritture come
hanno sempre fatto — vi finiscono d'ordinario i discorsi, con
l'immancabile affermazione del trionfo di Israele sul mondo e con la
promessa di tutti i beni; di questa pazza credenza i Giudei sono
dappertutto invasati. Ora, è possibile pensare che costoro se ne
stiano con le mani in mano, e non operino nulla per il conseguimento
dello scopo agognato? Operano, miei lettori! In modo incessante e
con la più fine astuzia, servendosi della pelle degli altri, come
appresso, con serie ragioni, ampiamente vedremo. Prima, però, di passare
alle dimostrazioni conviene, per meglio intenderle, mettere in chiaro un
aspetto, molto fondamentale della mentalità ebraica nei nostri riguardi,
che ci farà bene capire, in base a quali principi e teorie si comportano
i Giudei verso di noi.
II
Come gli Ebrei giudicano gli altri popoli
Il celebre personaggio inglese Lord Disraeli (ministro ebreo in Gran
Bretagna sotto la regina Vittoria), in un suo famoso libro dal titolo «Coningsby»,
ha lasciato scritto due gravissime proposizioni che, corrispondendo,
purtroppo, ad una impressionante realtà, dovrebbero lasciarci tutti non
poco pensosi. La prima suona testualmente così: «Il mondo moderno
è governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i
quali non vedono ciò che accade nel retroscena». Ora, chi siano
questi personaggi, è cosa dimostrabilissima: sono precisamente i Giudei.
Infatti essi, agendo sempre con prudenza ed occultamente, atteggiandosi
ognora a innocenti vittime per suscitare il pietismo, con incredibile
abilità e senza che alcuno se ne avveda, s'impadroniscono delle leve di
comando di tutto il mondo e, per mezzo di una vasta rete d'intrighi e
d'influenze organizzate, riescono a farlo marciare nella direzione
voluta. Sono ormai riusciti a tale scopo e già la fanno da padroni nei
posti più impensati e incredibili. La seconda proposizione, che il
suddetto Lord ci elargisce, afferma che, «...una razza superiore non può
essere assorbita da una razza inferiore». Ciò significa, dunque, che è
dovere della razza superiore assorbire quella inferiore! Pertanto, data
la convinzione ebraica di essere loro «il popolo eletto», essi attuano
verso di noi il suesposto principio e, senza difficoltà alcuna, vi
riescono pienamente. E' un fatto più che certo, che chi si trova molto
al di sopra, può, con tutta facilità, menare dove meglio gli piace chi
sta molto al di sotto. Che essi abbiano costituito «il popolo
eletto» prima della venuta di Cristo, non si può discutere, perché è
confermato dalla parola divina. Ma anche dopo il Deicidio, siccome la
parola divina non si cancella, gli Ebrei restano un popolo eccezionale
nel senso, che, fatte le debite distanze, essi hanno una qualche
analogia con gli angeli decaduti, che tuttavia conservano la virtù
intrinseca: solo alla fine del mondo si convertiranno. In base
alla loro conclamata superiorità, gli Ebrei chiamano «GOIM» — ossia
«bestie da pascolo» — quanti non appartengono alla loro stirpe; tali
realmente, fino ad ora, siamo stati nei loro confronti e tali ci
considerano, perché siamo da essi stimati non uomini, ma esseri
inferiori, dall'intelletto ottuso e bestiale, anzi addirittura allo
stato di infanzia, compresi i governanti, creati soltanto per servire
gli Ebrei 1. (Dunque, costoro considererebbero sé stessi quali uomini
maturi di 50 anni, mentre noi, dei bimbi piccoli piccoli, da
sballottarsi qua e là come palline, ivi compresi i Capi di Stato, i
Vescovi e il Papa. Oh, che bellezza!).
Nel trattato talmudico, il Chullin, s'insegna: «I cristiani si hanno da
fuggire come indegni del consorzio de' giudei; essendoché questi sono di
tanta dignità, che neppure gli angeli gli eguagliano» 2. In altro
trattato, il Sanhedrin, si ha cura di soggiungere: «Un giudeo deve
riputarsi quasi uguale a Dio! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui
servire, specialmente le bestie che hanno forma di uomini, cioè i
cristiani»3. Il medesimo, ribadisce poi tale dottrina in questi
termini: «Dovunque si stabiliscono gli Ebrei, bisogna che si facciano
padroni; e finché non abbiano l'assoluto dominio... non debbono cessare
dal gridare: Che tormento! Che indegnità!» 4. Il precetto della
legge naturale e mosaica che comanda l'amore del prossimo, non è —
secondo lo spirito del «Talmud» (codice religioso e civile giudaico) —
un precetto universale, ma ristretto ai soli Giudei e ai loro amici.
Questi si debbono amare e non già i «goim», che non sono uomini ma
bestie 5 . Chiarisce ancor meglio il modo di giudicarci ebraico,
quanto, in proposito, è stampato su la dotta rivista «La Civiltà
Cattolica» (a. 1893. v. V . s. XV. p. 145. 269), che documenta il suo
dire col più esatto riferimento talmudico. Vi si legge, infatti, come i
talmudisti insegnino:6 «Essere il cristiano omicida, immondo,
sterco, dato alla bestialità e ad altre orribili nefandezze e tale che
il suo solo incontro contamina7 .
Volete voi sapere a che razza di animali, essi ci facciano l'onore di
aggregarci? Eccola. Secondo il trattato Zohar8. i cristiani sono bovi,
asini, cani; mentre, giusta il trattato Yalkut-Re Ubêni9, essi
apparterrebbero piuttosto alla specie suina. Ma anche qui è tra i
rabbini diversità di pareri, perché gli uni li chiamano semplicemente
porci; ed altri vi aggiungono la qualifica di silvestri, quali sono i
cignali10 . Non basta: commentando un passo del Deuteronomio (XIV,
21). il sig. Salomone o Schelomo Tarchi (Ruschi)11 si avvisa farci
troppo onore pareggiandoci alle bestie e — come specifica lo Zohar12 —
veniamo senz'altro regalati dell'onorevole titolo di figli del diavolo.
In conseguenza, nello stesso Zohar, si asserisce che le anime nostre non
procedono dal principio buono o da Dio, ma da Keliphah, principio
immondo, lue, morte o ombra di morte13. Per lo che dopo morte vanno
tutte in un fascio a casa del diavolo14. Il nostro cadavere, agli
occhi dei giudei, non è corpo umano ma carogna; e quindi ha da gettarsi
a marcire tra i carcami delle bestie15. Le nostre preghiere a nulla
valgono perché sono Tiflah, vacuità, insulsaggini, peccati16: le nostre
chiese sono templi idolatrici, luoghi immondi, fogne, porcili17; le
feste giorni di perdizione: i preti sacerdoti di Baalal18: Cristo, la
Vergine, i Santi... 19 (qui seguono bestemmie non riferibili). Il
giudeo non deve lasciare luogo alcuno sulla terra a cotesti pessimi
ladroni (goim). Imperocché, propagandosi essi, la terra si
popolerebbe di cani» 20. Udite ora in quale modo i maestri
d'Israele considerino il sesso femminile a loro estraneo: «Che cosa è
una prostituta? Ogni donna che non sia ebrea 21».
(1) Ciò si rileva dalle seguenti opere ebraiche: «Gobayon» 14, pag.. I -
«Eben Gaizar». 44, pag 81 -«XXXVI Ebamot», 98 - «XXV Ketubat» 36 -
XX.XIV Sanudrip» 716 - «XXX Kadushin», 68 A - «Sanh» 91, 21, 1051.
(2)V. Chullin 21, b, in I, B, Pranaitis, nella sua opera: «Christianus
in Talmude Judeorum», Pietroburgo 1892, part. 2, p. 76, 77
(3) V. Sanhedrin 586, in ib id.
(4) Tal. Bab. Sanhedrin, f. 104, c. 1.
(5) Cf. Chiarini, «Théorie du Judaisme», Edit. De Paris, 1830, tom. 2,
p. 25.
(6) Le seguenti citazioni sono quasi tutte riprese dall’opera «Christianus
in Talmude Judaeorum» del dottissimo teologo e professore di lingua
ebraica I. B. Pranaitis (Petropoli 1892), il quale riporta, verbo a
verbo, i testi ebraici, estratti dal Talmud e dai commentari di quello
(ivi comprese le vecchie edizioni di Amsterdam e di Venezia), con a lato
a ciascuno, la relativa traduzione latina, acciocchè niuno abbia a
rinfacciargli di avere falsato o mutilato i testi.
(7) Talmud, Trattato Baba-Metsigna, fol. 114, Ediz. D’Amsterdam 1645, e
Trattato Barakouth, fol 88 – Maimonides, Trattato dell’Omicidio, cap. 2,
art. II e V, presso Pranaitis, op. cit. Parte 1a, cap. 2, p. 54-61.
(8) Zohar, 11, 63, 64 b., presso Pranaitis, p. 61.
(9) Yalkut – Re Ubêni, fol. 16, col. 3, presso Pranaitis, p. 61.
(10) Rabb. Bechai nel lib. Hakkemach., e Rabb. Edels nel Kethuboth 110
bc. (cf. Pranaitis op. cit. p. 61).
(11) Presso Pranaitis, op. cit. pp. 61-62
(12) Zohar I, 28 b e 63.
(13) Zohar, 131a-46b-47a. Emek hammelec 23 d2 — V.presso Pranaitis, op.
cit., pp. 64-65.
(14) Rosch haschanach 17a, presso Pranaitis, op. cit., p. 65.
(15) Jore dea 377, I – Jebhammoth 61a.
(16) Così i talmudisti. V. Pranaitis, op. cit., p. 72.
(17) Rivelazioni di Teofito o Neofito riferite nell’opuscolo intitolato:
«Il sangue cristiano…», stampato a Prato nel 1883. Veggasi a p. 23.
(18) V. Pranaitis, op. cit., parte prima, cap. I.
(19) Chi volesse conoscere fin dove arriva l’empietà giudaica legga il
primo e il secondo capitolo dell’opera del
più volte citato Prof. Pranaitis.
(20) Zohar II, 64b presso Pranaitis, op. cit., parte I, cap. 2, Art. 2,
p. 63.
(21) Eben ha Eser, 6, 8.
III
Il pericolo ebraico
Come se quello che sopra abbiamo detto non bastasse, sono i Giudei
animati da sentimenti di vendetta per le repressioni che hanno subito
attraverso i secoli, e — come prescrive il tenebroso Talmud di Babilonia
— nutrono l'odio più spietato verso quanti non appartengono alla loro
stirpe.
In seguito a ciò, ad essi è fatto lecito depredarci e malmenarci quasi
fossimo bruti nocivi. I talmudisti affermano testualmente: «Il
giudeo che uccide un cristiano offre a Dio un sacrificio accetto»; ed
ancora: «A chi uccide i cristiani è riserbato il più alto luogo in
paradiso» 2. «Considerate i cristiani — aggiungono inoltre siffatti
dottori — come bestie ed animali feroci e trattateli come tali. Mettete
il vostro ingegno e il vostro zelo in distruggere i cristiani» 3.
«L'Hilkhoth poi ricorda come i giudei, secondo la legge (non mosaica ma
talmudica), non possono mai cessarsi dal’esterminio dei cristiani 4, e
che ove non possono col ferro, hanno da venire a capo con l’oro»5.
«Dopo la ruina del tempio non avvi altro sacrificio che l'esterminio dei
cristiani» 6.
«Niuna solennità deve impedire al giudeo di scannare un cristiano» 7.
«Il giudeo non presti aiuto ad un cristiano pericolante in terra o in
acqua; ma piuttosto si adoperi perchè non venga da altri soccorso» 8.
«Se il giudeo ha il dovere di danneggiare il cristiano nella roba e
nella persona, a più ragione avrà quello di non aiutarlo ne' suoi
bisogni» 9. «Finalmente si proclama cosa lecita fare uso della
frode, della menzogna, e perfino dello spergiuro per fare condannare in
giudizio un cristiano » 10. Queste dottrine, badiamo, sono oggi
talmente dimostrate, che non possono più essere messe in controversia.
Noi vedremo, con i fatti alla mano, come siano proprio i Giudei coloro i
quali, con ogni sorta di stratagemmi, riescono a fare scoppiare tanto le
rivoluzioni così pure le guerre. Ne volete qualche prova? Ve la
forniscono essi stessi. L'ebreo romeno Marcus Eli Ravage scrive
sul «Century Magazine» (N. 3 e 4 del 1928): «Noi siamo stati la
causa prima non solo dell’ultima guerra, ma quasi tutte le vostre
guerre. Noi siamo stati i promotori non solo della rivoluzione
russa, ma di tutte le grandi rivoluzioni della vostra storia. Noi
abbiamo suscitato e continuiamo a suscitare discordie e contrasti nella
vostra vita pubblica e privata...» (le lotte dei partiti?).
Prassi, questa, da intendersi non limitatamente ai tempi moderni, ma
fino dalla più remota antichità, giusta quanto venne fissata dalla
direttiva di Salomone e d'altri dotti Ebrei, per la scaltra conquista
dell'intero universo da parte di Sionne 11. Da ciò ne segue che,
quanto più sangue ariano sono capaci di fare scorrere fra i Popoli,
tanto più intensamente ne godono, perché sanno molto bene quanto sia per
essi più facile ottenere, attraverso le sventure altrui, moltiplicati i
più fantastici guadagni, la maggior gloria d'Israele e il pieno
appagamento del loro odio. Sentite quello che si legge in uno
testo talmudico e giudicate 12. «Se i non ebrei conoscessero quel
che noi insegnamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro sterminato».
Stando in tal modo i fatti — e molti altri documenti lo confermano —
bisogna convenire che, per lo meno, i dirigenti ebraici sono in piena
mala fede ed agiscono, per il trionfo del loro popolo, in danno di tutti
gli altri. Inoltre, gli avvenimenti sociali sarebbero, in gran parte,
artefatti dal giudaismo nell'ombra, e la storia, nella quale noi
crediamo, sarebbe, per conseguenza, tutta falsata... I secoli
passati ebbero più chiara coscienza di tale pericolo e tentarono, senza
riuscirvi, di correre ai ripari; mentre all'opposto, nell'epoca
presente, sembra che su questo punto l'umanità si sia profondamente
addormentata, e guai a volerla svegliare per renderla cosciente del
pericolo stesso! Subito si reagisce asserendo, che nulla di quanto
vengono accusati i Giudei corrisponde a verità, ma è tutta falsità ed
invenzione!!! Una tale risposta, se non è frutto di una colossale
ignoranza in materia, certamente è frutto della raffinata astuzia di
costoro, i quali, giovandosi della esperienza dei secoli, hanno saputo,
questa volta, organizzare, fra gli stessi ariani, delle classi di
persone influenti ed interessate che, per personale tornaconto,
soffocano, fin dall'inizio, qualsiasi movimento di popolo in direzione
antisemita. Ma, per mettere le carte in tavola, per dimostrare
fino a quale grado sia mortale il pericolo dei Giudei, e non sia
affatto, come suol dirsi, un castello campato in aria o una maligna
insinuazione, interroghiamo brevemente la storia, e vediamo qual è il
suo responso inconfutabile, giacché è stato detto che essa è la maestra
della vita e il tribunale dei popoli.
(1) V. Sepher Or Israel 177 b — Ialkut Simoni 245 c.n. 772 — Bamidbar
rabba 229 c.
(2) V. Zohar 1, 38b - e 39a.
(3) Talmud tom. 3, lib. 2, cap. 4, art. 5, p. 297.
(4) Hilkhoth Akum X, I e 7.
(5) Cochen hammischpat, 338, 16.
(6) Zoohar II, 43a -Id. III 227b - Mkdnsch Melech ad Zohar fol. 62.
(7) Pesachim 49b.
(8) Cochen hammischpat 425, 5 e Iore dea 158, 1.
(9) Iore dea 158, 1.
(10) Baha-Kama 113b. Toseph. e Kallah 1b, p. 18.
(11) Cfr. Epilogo del prof.re russo Sergyei Nilus alla sua traduzione «I
Protocolli degli Anziani di Sionne»
Tsarkoye Sielo, 1905.
(12) Dibre, in Dav. f. 37.
IV
Cosa c'insegna la storia
Sebbene, avanti Cristo, fossero gli Israeliti i detentori della vera
religione, e la misericordia di Dio, con braccio potente, ogni qualvolta
che, con preghiere e lagrime a Lui si rivolgevano, dai castighi
provocati dalle loro colpe sempre li liberasse, tuttavia, osservando non
altro che la storica risultanza dei fatti, non possiamo non costatare
come, sia all'origine che in seguito, si mostrarono ognora di dura
cervice, invasori, ma soprattutto avidi del possesso dell'oro.
Prova ne sia, come, fin dall'epoca dell'antico Egitto furono quei
Faraoni costretti — quando si accorsero che gli ospitati Ebrei stavano
ormai diventando superiori in potenza agli stessi Egiziani — ad emanare
contro di essi una serie di leggi repressive, l'ultima delle quali fu,
che, se maschi, dovevano, appena nati, venire annegati nel fiume Nilo.
(Libro dell'Esodo). Tralasciando le persecuzioni Assiro-Babilonesi
e venendo al tempo dell'Impero dei Persiani, noi sappiamo come
l'Imperatore Serse (cioèAssuero figlio di Dario), che imperò su 127
province dall'India all'Etiopia, «veduto come una sola nazione, ribelle
a tutto il genere umano, che segue massime perverse, altera la concordia
e la pace di tutte le genti, ecc....», fulminò contro i Giudei un editto
di strage per cui, senza pietà, dovevano essere tutti insieme sterminati
in un determinato giorno «con le mogli e coi figli, affinché questi
uomini scellerati, scendessero nello stesso giorno all'inferno».
Questo editto, com'è noto, non ebbe più esecuzione, essendo stato
revocato dallo stesso Imperatore, in seguito agli svenimenti ed alle
suppliche della sua moglie Ester, che era di nazionalità ebraica. (V.
libro di Ester). Qui devo fare un opportuno rilievo: è sistema
degli Ebrei, specialmente ai nostri giorni, come in seguito avremo modo
di constatare, mettere a fianco di persone che hanno mansioni altamente
direttive, delle mogli di stirpe giudaica (vere «femmine sapienti in
seduzione»), perché possano influire sopra di loro secondo il pensiero
di Israele. Anche dai Greci, i Giudei furono non poco combattuti e
perseguitati, tanto da chiedere — per difendersi da questi — un'alleanza
con Roma. (V. primo libro dei Maccabei).
Sotto i Romani — come si rileva dalle «Vite dei Cesari» di Svetonio —
l'Imperatore Tiberio chiamò «un pericolo per Roma» la comunità ebraica,
definendola «indegna di rimanere fra le mura dell'Urbe» e, nella vita
dell'Imperatore Claudio, ci da ampia relazione come, vedendo, tale
sovrano, il pericolo dei giudei delinearsi in tutta la sua ampiezza,
pubblicò un editto di espulsione per cui, con taglio netto e totalitario
la comunità ebraica fu costretta ad emigrare in Sicilia, in Africa e in
Grecia.
Seneca denunciò il pericolo dei Giudei, qualificandoli «scelleratissima
gente, che avevano saputo diffondersi ed imporsi dappertutto» e
pronunziando la storica frase: «Victoribus victi legem dederunt» 1. Tali
parole dettero poi motivo a Diocleziano di dettare leggi restrittive
contro gli Ebrei. Cicerone stesso — nella sua «Oratio prò Flacco» —
arriva a dire d'avere timore della compattezza giudaica e della loro
influenza nelle assemblee. Se sono vere, pertanto, le citate
affermazioni di Seneca — il quale visse all'epoca di Caligola e di
Nerone — è d'uopo dedurre, come, nell'Impero Romano — salvo qualche
Imperatore, che se ne avvide ed agì in conseguenza — coloro i quali, in
effetti, dietro le quinte davano legge, altri non erano che degli
scaltri giudei. Pochi, ad esempio, sanno che Tigellino e Poppea
erano ebrei. Ce l'attesta Tacito nei suoi «Annali» al Cap. 61. libro X.
Alla base di ciò, ben ora si comprende dov’erasi da ricercare la causa
prima delle persecuzioni scatenatesi contro gli invitti Cristiani, nei
primi secoli dell’e.v. Il che è confermato da Tertulliano con le
parole «Le Sinagoghe degli Ebrei sono le fonti delle nostre
persecuzioni». ( «Synagogae Judaeorum genus seminarium persecutionum»)2.
L’influenza giudaica fra i Romani divenne, ad un dato momento, così
preponderante che si vide, per la prima volta, salire sul trono dei
Cesari un Imperatore d’origine ebrea. Costui fu appunto Settimio Severo
Africano. (Capostipite della dinastia dei Severi). Egli — messi a
morte i suoi nemici — introdusse una grande e pericolosa novità: il
servizio militare obbligatorio in tutto l’Impero, ad eccezione degli
Italiani, ai quali era invece proibito. D’ora in poi essi erano in balìa
delle Legioni straniere3. L’«Enciclopedia Italiana» (Treccani) conferma,
come le legioni Italiche furono sostituite con legioni Illiriche e
Siriache. Conclusione: preparato il terreno come si voleva, ebbe inizio
— come afferma lo storico Paribeni — un periodo d’anarchia e di
disastri4; Roma non tardò ad essere invasa dai barbari e la sua potenza
annientata.
Si compiva, così, la vendetta della Sinagoga per la distruzione di
Gerusalemme, operata da Tito. Oggi, vediamo ancora troneggiare nel Foro
Romano — l’uno contro l’altro — due soli Archi di Trionfo: quello di
Tito e quello di Settimio Severo. E’ una coincidenza? O si è forse
voluto ammonire: tengano presente i posteri, che, se Roma ha vinto
Israele, Israele ha distrutto Roma? Nel Medio Evo, i Giudei furono
dappertutto assai perseguitati, sempre a causa della loro invadenza e
prepotenza. Subirono stragi, confische di beni ed espulsioni in
Francia, sotto Filippo Augusto, Luigi VIII, Luigi IX, Filippo il Bello,
Carlo IV, Carlo VI; in Inghilterra, sotto Re Giovanni, Riccardo Cuor di
Leone, Enrico III, Edoardo IV; in Spagna, sotto Alfonso XI, Pietro I,
Enrico II di Castiglia, Pietro IV e Giovanni I d’Aragona, e, per ultimo,
sotto Ferdinando il Cattolico. Uguale sorte ebbero in molte
località germaniche, in Russia, Polonia, Ungheria, Venezia, Austria,
Napoli, in paesi arabi e, in tanti altri siti, che sarebbe lungo
enumerare5. Memorabile fu la cacciata nel 1492 dalla Sicilia,
dove, dopo molteplici eccidi esplosi in varie parti dell’isola e in cui
vennero passati a fil di spada, fu promulgato, dal Viceré Lopez Scimen
de Urrea, il bando di espulsione, con la confisca generale dei beni.
Con tranquillità si può affermare, che non esiste paese alcuno, ove i
giudei riuscirono ad infiltrarsi, che, prima o poi — vale a dire ogni
qualvolta i popoli raggiunsero una certa maturità intellettuale — non
abbiano avvertito la necessità imprescindibile di liberarsi da essi.
Come spiegare tanta unanimità di reazione contro siffatta gente, in così
diverse epoche e in sì diverse nazioni, se non ci fossero state
gravissime ragioni? Tali ragioni — notiamolo bene — non dobbiamo
ricercarle in motivi di religione o di razza, bensì solo negli atroci
delitti che non cessano mai di commettere contro gli ariani. Ora,
siamo noi bene certi che gli Ebrei d'oggidì abbiano mutato registro,
quasi fossero divenuti innocenti agnellini? Mille volte più lupi di
prima sono diventati, e questo subito lo dimostreremo nella maniera più
apodittica.
(1) Seneca philosophus (tratt. «De superstitione»), ed. Bipont, 1782,
vol. IV, pp. 423.
(2) Tert. Scorp. c. X.
(3) Cfr. settim.le «La Domenica del Corriere» del 17 Nov. 1957. che
riporta, a puntate, la «Storia di Roma» scritta dal prof. I. Montanelli.
(4) Cfr. «L'Italia Imperiale», Milano 1938, p. 472.
(5) Cfr. «Interdizioni israelitiche n di Carlo Cattaneo, Firenze, Le
Monnier, 1887, pp. 48-180, e «L'Ebreo attraverso i secoli» di Panonzi
G., Treviso, 1898.
V
Le tre reti ebraiche:
Massoneria - Comunismo – Stampa
La prima rete: La Massoneria
Venendo ora a considerare il tempo in cui viviamo, il giudaismo, per
giungere — come si è detto — al suo obiettivo finale di piegare il mondo
sotto il giogo della razza israelitica ed impadronirsi dei suoi beni, ha
escogitato tre principali branche. Queste, a guisa di tre immense reti,
servono: la prima per accalappiare tutta la classe delle persone più
intellettuali ed influenti, ed è la Massoneria, che deve, con una serie
di attività — come in seguito avremo modo di constatare — preparare il
terreno: la seconda, per accalappiare tutta l’enorme massa dei proletari
o lavoratori che siano, ed è il Comunismo, mezzo materiale per la
pratica attuazione del programma giudaico; la terza, che però è solo un
potente ausiliare, funzionante attraverso il meccanismo massonico, ed è
la Stampa, la quale deve conquistare e dirigere, nella maniera voluta,
l'intera opinione pubblica mondiale. Chiaro, dunque, appare, che
siamo davanti a tre spauracchi: un preciso programma giudaico, la
massoneria, il comunismo. Del programma giudaico, nelle sue grandi
linee, ne abbiamo già fatto cenno, sebbene, appresso, specificheremo
ancora meglio. Parliamo, adesso, della prima rete, cioè della
Massoneria Universale, che — bastano due occhi per vedere — ha in mano,
si può dire, i principali governi della Terra, ed è eziandio
predominante nei parlamenti, magistrature, eserciti, finanza, scuola,
diplomazia, polizia, ecc... Dal che emerge, quanto essa abbia una
potenza d'azione con proporzioni addirittura colossali. Non si può
affermare che la Massoneria sia stata fondata esclusivamente da Ebrei, e
gli storici non si accordano sulla sua origine e sui nomi dei fondatori.
Bensì è certo che il giudaismo, coll'usata sua finezza, non tardò ad
incorporarsela, tanto, che oggi assistiamo al fatto evidente, come
l'anno massonico nonché i suoi mesi sono uguali a quelli ebraici, e
giudeo è quasi tutto il simbolismo delle Logge, dove si parla del
Candelabro a sette braccia, di Salomone, di Zorobabel, di Gerusalemme,
dell'Arca dell'Alleanza, delle Chiavi del Tabernacolo, delle Tavole
della Legge. Le parole d'ordine e le parole sacre, usate nei gradi
massonici, sono, per la maggior parte, ebree. Percorrendo i Rituali che
ivi s’adoperano, si formerebbe un Dizionario di migliaia di parole o di
allusioni ebraiche. Il Dott. Martinez, nella sua opera «Le Juif,
voilà l'enncmi»1,ci dà una schiacciante dimostrazione, come,
all'organismo massonico, presieda una meravigliosa unità. Tutte le
Logge, superiori ed inferiori, dipendono da un Grande Oriente Nazionale,
come fu sancito nel Convento universale di Losanna. nel 1879, pel Rito
Scozzese antico ed accettato, e più o meno si osserva ancora dagli altri
Riti. Ma poi, tutti i Grandi Orienti dipendono da un Consiglio Supremo,
o dall'Oriente degli Orienti, che è l'Alta ed unica Loggia, dove è
inibito l'accesso fuorché a gente israelita di sangue e di culto, o, a
meglio dire, ai primi Capi d'Israele. Costoro, a loro volta, muovono e
dirigono tutta la società massonica ai finali obiettivi dell'ebraismo.
Non è dunque esatto il dire che la Massoneria signoreggia il mondo:
poiché il vero padrone del mondo è il giudaismo, di cui quella non è che
mancipio. A riprova, come questa setta stia sotto l'alta direzione
giudaica, il precitato autore ci fa conoscere, come siano stati per la
più parte Giudei, i principali diffusori e fondatori delle Logge
d'Europa. Il giudeo portoghese Martinez Pasqualis fondò, nel 1754,
moltissime Logge in Francia; il giudeo Stefano Morin, Ispettore Generale
della massoneria, ne aprì, dopo il 1761, parecchie in Germania,
arrolandovi l'eletta dei giudei, Franklin, Moises Hyes, Moises Coen,
Isaac Long e il rabbino Peixotto; e, un altro giudeo — conosciuto in
massoneria sotto il nome di «Piccolo Tigre» — ne stabilì o diresse non
poche in Italia e in altre parti d'Europa, ed era in continua
corrispondenza con quelli delle Logge del Portogallo, d'Ungheria e di
Siberia e si potrebbe continuare. Dopo di che, si può ritenere per certo
e fermissimo, come tutta la compagine della Massoneria Universale sia
regolata da un Sinedrio ebraico, che la comanda e dirige nella maniera
più dispotica ed assoluta. Aggiungerò, che non è raro il caso di vedere
presiedere ai Grandi Orienti nazionali, dei Gran Maestri di pretta
nazionalità giudaica. Se la Massoneria forma lo Stato Maggiore
dell'Umanità, il Comando Supremo è tenuto dall'ebraismo. Il potere
ebreo, servendosi dei politicanti, ha propagato dovunque la Massoneria
ed oggi, attraverso questa setta, domina il mondo e lo conduce alla
perdizione. Dico alla perdizione, perché non è più un mistero
come, da quelle sfere direttive si persegua, fra gli altri fini, quello
di spezzare tutti i legami sociali e distruggere tutto l'ordine civile,
svellere dalle fondamenta ogni istituzione religiosa, e rovesciare tutti
i troni di Europa 2. I nostri rivoluzionari altro non sono che
delle marionette messe in moto dai Giudei. Di che avvedutosi un
gran massone italiano, restò sì stomacato che volse tosto le spalle al
Grand'Oriente, come egli stesso ebbe a ripetere al suo amico Dc Camillc,
dicendogli: «Ho abbandonato la Massoneria, perché mi sono persuaso che
noi non eravamo se non l’istrumento dei Giudei; i quali ci spingevano
alla distruzione del cristianesimo. In una circolare della setta del
1819 s'ingiunge, ai propri affiliati, di attuare determinate norme
d'ipocrisia o doppio giuoco che, si può pensare, non siano state ai
giorni nostri abrogate e si estendano ai campi più svariati. Essa dice:
«Voi dovete avere l'apparenza di essere semplici come colombe, ma
prudenti come il serpente. I vostri padri, i vostri figli, le vostre
stesse mogli devono sempre ignorare il segreto che voi portate nel
vostro seno e, se vi piace, per meglio ingannare l'occhio inquisitoriale,
di andare spesso a confessarvi... Presentatevi con tutte le apparenze di
uomo grave e morale. Una volta stabilita la vostra riputazione nei
collegi, nei ginnasi, nelle università e nei seminari, una volta che voi
avrete procacciata la confidenza dei professori e degli studenti,
fate...» 4. Purtroppo, delle mene giudaiche, la quasi totalità degli
odierni massoni non ebrei, non si accorge né punto né poco. Essi sono
convinti che la Massoneria sia qualcosa di simile ad una società di
mutuo soccorso, propugnante principi di libertà, uguaglianza e
fratellanza, in cui trovano ogni massimo vantaggio personale. Non
arrivano a percepire né tanto meno ad intendere, quanto invece diventino
servi sciocchi nelle mani dei figli d'Israele che, in parole prcss’a
poco simili, dicon loro: Voi che godete una qualche influenza economica,
politica, intellettuale, entrate nella nostra setta! Noi vi daremo la
possibilità di consolidare la vostra posizione sociale, di godere
protezione ovunque e di assurgere fino ai più elevati posti di comando.
In contraccambio, voi dovete giurare fedeltà assoluta ed obbedienza
cieca, di attuare, con tutte le vostre forze, quell'azione e quella
linea di condotta che sia conforme alle direttive che la stessa setta
crederà opportuno darvi, però, sotto il più terreo vincolo del segreto!
C'è da domandarsi: ma perché il segreto? sussistono «ragioni di Stato»?
Non v’è ragione di avere paura della luce di chi opera in perfetta
onestà. Uno dei giuramenti massonici più stretti e più ripetuti è il
seguente:
«Prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera
Muratoria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato,
sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le
viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e
ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria ed
infamia eterna». (Dall'opuscolo «Massoni e massoneria» di Giovanni
Caprile. Ediz. «La Civiltà Cattolica»). Oggi siamo al punto che esistono
ambienti burocratici nei quali, è noto, non si può fare carriera, se non
si dà il nome alla massoneria. Ma, della dipendenza della massoneria
dagli Ebrei, sarebbe bene che i signori massoni se ne rendessero un
esattissimo conto, affinché — vagliata la cosa — si sappiano regolare
secondo il dettame della propria coscienza. Sarebbe inoltre bene si
rendessero conto come, i gesti teatrali che si fanno recitare in loggia,
durante le iniziazioni pel conferimento di cordoni e titoli, altro non
sono che prette ridicolezze, valevoli solo ad affascinare individui di
particolare debolezza ed incoscienza.
Considerino, costoro, quanto sia indegna cosa farsi schiavi, per un
piatto di lenticchie, dell'ingordo giudeo, alla cui tirannide
settariamente obbediscono, sacrificandogli coscienza, onore, sentimenti
religiosi, ricordi domestici e tutto che, nell'ordine morale della vita,
ha di più nobile e dolce l'uomo.
Che se poi, alcuni di loro, avessero piena contezza di essere dei
servitori ai loschi fini d'Israele, e ciò, esclusivamente per personale
tornaconto, in questo caso, non potrebbero esimersi di essere, della
cattiveria ebraica, colpevoli complici.
(1) Savine. pp. 190.194.
(2) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica» 1890. serie XIV, vol. 7, p. 408.
(3) Lettre de E. De Camille, au journal «Le Monde» 1870.
(4) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica»1884, serie XII, v. VI, p. 403.
VI
La seconda rete: Il Comunismo
La seconda rete è costituita dal Comunismo.
Infatti, ehi è stato l'inventore e il dottrinario dell’ideologia
bolscevica se non l'ebreo Carlo Marx, il cui vero nome è Mordechai,
figlio di un rabbino tedesco? Chi è stato il braccio e la spada
esecutrice, che ha portato al trionfo il Comunismo in Russia se non il
generale ebreo Leone Trotsky, coadiuvato dai vari Zinovieff, Kameneff,
Rosenfeld, Kerensky e dall altro sterminato stuolo di arruffapopoli,
tutti di nazionalità ebraica? L'ebreo M. Cohen così scrive nel giornale
il «Kommunist» di Kharkow (12 Aprile 1919): «Si può dire, senza
esagerazione, che la grande rivoluzione sociale russa è stata opera
degli Ebrei, e che gli Ebrei non soltanto hanno condotto l’affare, ma
hanno ancora preso in mano interamente la causa dei Sovieti» 1. Nel 1916
il «Secret Service» degli Stati Uniti scoprì che i seguenti capitalisti,
ebreo-americani, erano impegnati nel finanziamento di quell'opera di
distruzione: Jacob Schiff, Kuhn Loeb e C., Gugenheim, Max Breitung,
Felix Warburg, Otto Kahn, Mortimer Schiff, Jerome H. Honaner. Infatti,
nella primavera 1917, Jacob Schiff, capo della firma Kuhn Loeb e C. di
Nuova York, mette avanti Lenin (mezzo ebreo, perché figlio di giudea e
che ha per moglie un'ebrea) e Trotzky, comandando la loro azione
rivoluzionaria e di terrore. Tale grave scoperta, cui fu dato nome «Docuraentation»
e che dovrebbe pur far riflettere quanti hanno orecchie da intendere,
venne, dallo stesso «Secret Service», ufficialmente trasmessa all'Alto
Commissario della Repubblica Francese il 6 marzo 1920. E' stata
ripubblicata, nella sua integrità, da H. De Vries Heekelingen nel suo
libro: «Israel, son passé, son avenir» 2 . Questa storia è ancora più
minutamente raccontata dalla gazzetta ebrea-bolscevica di Nuova York
chiamata «Forward».
Se si vorrà esaminare bene a fondo il bolscevismo russo, si troverà che,
dietro le sue quinte, le vere leve del comando stanno saldamente in mano
ebraiche, e, sebbene i due capi più in vista, cioè Stalin e Molotov (oh
diabolica prudenza!) non siano ebrei, tuttavia ambedue sono sposati a
donne ebree. Stalin ha, infatti, per moglie Raisa Kaganovic, il cui
padre, Lazarus Kaganovic. capostipite di tutta una dinastia di Ebrei, è
Vice Segretario del partito comunista, Commissario del Popolo per
l'industria pesante e membro del Politburo. Dei cognati di Stalin,
Michel Kaganovic è Commissario del Popolo per l'industria bellica e
membro del Comitato Centrale del partito comunista. Aaron Kaganovic è
amministratore degli approvvigionamenti di Kiew e membro del Comitato
Politico dell'Ucraina, Sergio Kaganovic dirige l'industria tessile e
Boris Kaganovic quella dei rifornimenti dell'esercito. Anche il secondo
uomo politico dell'U.R.S.S. Molotov, Commissario del Popolo agli Affari
Esteri, ha per moglie l'ebrea Scemciuchina Karp. Attraverso sua moglie,
che del resto è stata lungamente Commissaria agli approvvigionamenti,
Molotov ha mantenuto ottimi rapporti con la dinastia finanziaria
ebreo-americana dei Karp. Le grandi forniture americane all'U.R.S.S. di
navi, armi, macchine, utensili ecc..., passarono tutte attraverso la
famiglia Karp. La surriferita signora fu in grandi rapporti con i
finanzieri ebraici di Nuova York, Jacob Schiff, Warburg e Kahan, le cui
strette relazioni con l'ebreo Maisky, ambasciatore sovietico a Londra,
sono state più volte rilevate dalla stampa. Come si vede, bolscevismo ed
ebraismo, alta finanza e plutocrazia sono strettamente collegati!... A
completare il quadro sarebbe adesso opportuno enumerare gli altri posti
di comando tenuti dai papaveri ebrei, ma poiché tale lista ci porterebbe
piuttosto lontano, basterà, a darne un'idea, citare soltanto alcuni
nomi: Il presidente della Banca di Stato dell'Unione Sovietica è l'ebreo
S.Z. Ginsburg; il Segretario Generale del Presidium del Soviet Supremo è
pur esso un giudeo, A.E. Gorkin. Inoltre sono tutti giudei: Salomon
Abrahamovich Reback, presidente del Comitato per l'Energia Atomica;
David Zaslaswsky, editore della «Pravda»; M.N. Svernik, capo delle
Corporazioni Operaie di Russia; il Prof. Mark Mitin, presidente
dell'Accademia delle Scienze; A. Mikoyan, influente membro del Politburo
e Ministro del Commercio; I. G. Bosakov, direttore dell'industria del
cinema; Ilia Ehrenburg, capo della propaganda. Provate un po' se siete
oggi capaci, di trovare un solo ambasciatore sovietico, nelle diverse
capitali del mondo, che non sia di nazionalità ebraica, cominciando dai
vari Maisky a Londra e Litvinoff negli Stati Uniti? Da un elenco, edito
a Nuova York nel 1920 dall'«Association Unity of Russia» e redatto
accuratamente sulle basi offerte dagli organi ufficiali bolscevichi e,
ancora, da una testimonianza documentata, pubblicata dall'autorevole «Times»
il 10 maggio 1920 a firma di T. H. Clarke, possiamo avere la seguente
indiscutibile prova della preponderanza ebraica in tutti i rami del
governo dei dittatori di Mosca:
«Il maggior numero dei componenti il corpo dirigente la repubblica
comunista in Russia non è di indigeni russi, ma di intrusi «ebrei» i
quali però si danno premura di occultare quasi sempre il nome di
origine, sotto la maschera di uno pseudonimo di colore slavo. «Lo
dimostra il fatto, che sopra cinquecentoquarantacinque (545) nomi di
membri degli uffici direttivi dello Stato, i cittadini di stirpe russa
sono nulla più che trenta (30): quelli di razza giudaica sono la
bellezza di quattrocentoquarantasette (447). Su quarantadue (42)
giornalisti che dirigono l'opinione pubblica, uno solo è russo: Massimo
Gorkij!!! I Commissariati del Popolo sono interamente ebraici:
18 ebrei su 22 al Consiglio dei Commissari del Popolo, 34 su 43 al
Commissariato della Guerra, 45 su 64 all’Interno, 13 su 17 agli Affari
Esteri, 26 su 30 alle Finanze, 18 su 19 alla Giustizia, 4 su 5
all'Igiene, 44 su 53 alla Sanità Pubblica, 6 su 6 all'Assistenza
Sociale, 1 su 1 al Lavoro, 21 su 23 al Commercio, 45 su 56 all'Economia
Generale, 8 su 8 alla Croce Rossa, 21 su 24 ai Commissariati
Provinciali, 41 su 42 alla Stampa, 95 su 119 al Comitato Sovieti Operai
e Soldati, 49 su 50 all'Alto Commissariato di Mosca». Come si vede,
siamo davanti ad un regime ebraico, davanti al trionfo della Sinagoga!
Eppure, di fronte a simile realtà, onesti signori hanno il fegato di
propagare a tutto il mondo la persuasione, come colà essi siano ognora
perseguitati. Quale commedia! Epperò, quanta ignoranza in quelli che ci
credono! Come mai un'infima minoranza di Giudei, che fino a ieri
brulicava nel pattume del ghetto, fatta segno al disprezzo comune, è
riuscita ad invadere tutte le vie del potere e ad imporre la sua
dittatura alla stragrande maggioranza di una Nazione quale la Russia? La
cosa si spiega con la potenza dell'oro che gli Ebrei posseggono, con la
corruzione che esercitano, con l'abile propaganda di cui si valgono,
specialmente a mezzo dei giornali in loro mani, e con una infinità di
associazioni che manovrano a beneplacito, attraverso la «longa manus»
massonica. Hanno abusato e fatto leva della facile preda delle
moltitudini, paragonabili, purtroppo, a delle mandrie che non sanno dove
vanno, ma ubbidiscono a qualcuno che le guida e che le spinge. Adesso,
poi, si sono accorti quanto sia giovevole ai loro fini, avvalersi anche
della incoscienza dei giovani, particolarmente degli studenti. Tutti
ricordiamo come in Ungheria, dopo la guerra mondiale, fu esattamente
l'ebreo Bela Kuhn che vi capeggiò la rivoluzione comunista, facendovela
trionfare per circa tre mesi. Oggi vediamo ancora, in questa Repubblica
sovietica, quale suo Presidente, un altro ebreo: Mattia Ràkosi, cui ha
fatto seguito l'altro giudeo Ernoe Geroe, il quale, essendo in quel
paese scoppiata una controrivoluzione, ha sollecitato l'intervento dei
carri armati sovietici che hanno fatto scempio dei patrioti Magiari. E
in Baviera, non fu l'ebreo Kurt Eisner che vi diresse ed impose la
rivoluzione? E non erano pure tutti ebrei Rosa Luxenbourg, Karl Radek,
Hodenbcrg, Liebknecht. ecc..., che in Germania guidarono il movimento
spartachiano?
La rivoluzione comunista spagnuola, tutti ben lo sappiamo, fu fomentata
e sostenuta dalla Russia bolscevica, con alla testa gli ebrei Moise
Rosenberg, Julius Deutsch, Del Vayo, Neuman, Giuburg, la giudea Nelhen,
La Passionaria (il cui vero nome è Dolores Ibauri), ed ancora Bela Kuhn
con tutto il gran numero degli ebrei di Spagna — cominciando da Negrin —
più feroci di quelli di Russia ed avidi di massacri e di atrocità. A ciò
è doveroso aggiungere, come furono tutti giudei, i primi responsabili
della sanguinosa comunistizzazione degli Stati satelliti dell’U.R.S.S.
(per la Cecoslovacchia Slansky-Salzmann, Kosta, Loebel, Karel Schab...;
per l'Ungheria — oltre i nomi surriferiti — Réval, Kahàna Mozes,
Farkas-Wolff Israel, Révész-Engel...; per la Polonia Zabrovsky, Mine,
Jacob Berman, Boleislaw Beirut..,; per la Romania Georgescu-Lebovic,
Anna Pauker-Robinovic, Max Solomon...; per la Jugoslavia il maresciallo
Tito — il cui vero nome ebreo è Iosif Walter Weiss —, Moisés Pijade,
Renkovich, Ioza Vilfan, Bebler...; etc. etc.). Per conoscere meglio: Cfr.
l'opera «Le péril judéomaçonnique» di Mons. Jouin, tomo II, pag. 119. Se
guardiamo la nostra Italia, possiamo bene affermare come, avanti il
fascismo, erano quasi tutti ebrei i capi più in vista del movimento
rivoluzionario italiano, quali i Modigliani, i Treves, i Della Seta, i
Musatti, i Momigliano, i Pio Donati, ecc.... Ed oggi, a fascismo caduto,
non vediamo già risorgere, come rappresentante dei comunisti al governo,
in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, un tale Emilio Sereni, che è
giudeo? E il famoso Togliatti, capo del comunismo italiano, non avrebbe,
per caso, pure lui come moglie un'ebrea, cioè la Montagnana, il cui
fratello — Mario Montagnana — è direttore del giornale comunista di
Torino «L'Unità»? E che dire degli altri ebrei comunisti, come
l'operosissimo Umberto Terracini, che fu già Presidente della
Costituente Italiana, Carlo Levi, Foà e di quelli che stanno alla
direzione o redazione della stampa comunista, come Longo alle «Vie
Nuove» (oggi Capo del Comunismo Italiano); Tedeschi a «L'Unità» di
Milano; Ferrara, Alatri, Segre a «L'Unità» di Roma; Cohen, Cingoli,
Gaeta, Carpi, Levi al «Paese Sera»; Giuseppe Levi alle «Lotte
Sindacali»; Jacchia alla «Repubblica», divenuto, in seguito, capo
dell'Ufficio Stampa del P.C.I.? 3 In Francia, è noto, essere l'ebreo
Leon Blum il Capo riconosciuto del movimento rivoluzionario francese, il
quale, sebbene si atteggi a socialista, in realtà, lo fa per meglio
accalappiare più gran numero di creduloni, che poi, col tempo e con
l'abile propaganda, passeranno, nel momento più propizio, al comunismo.
Recentemente sono stati eletti in Francia, quali primi Ministri, i
giudei Mendès-France e Debré. La stessa cosa, si può affermare, si
verifica in Inghilterra dove, a dirigere quello sparuto Partito
Comunista, vediamo insediati gli ebrei Lord Marlev, Ivor Montagu, Hannen
Swaffer, Gerald Barry, Bernhard Baron, Nathan Birch, Morris Isaac ed
Harold Lasky. Durante l'ultima guerra ed in seguito, per lo meno due
Ministri della Guerra inglesi furono di razza giudaica, senza dire
dell'ebrea Simpson che per poco non divenne Regina in quel Paese. E' un
fatto certamente impressionante il constatare, come coloro i quali
presiedono alle attività comuniste nei seguenti Stati, siano tutti
indistintamente figli d'Israele: Nel Belgio, Charles Balthasar; in
Svezia, Ivar Krueger; in Danimarca, i Prof.ri dell'Università di
Copenaghen, Georg Brandes e Davidson; in Svizzera, Leon Nicole e l'ebreo
russo Dicker; in Austria, Friedrich Adler; in Grecia, i giornali
«Avanti» e «El Tsoweno» sono organi ufficiali dell'Associazione
comunista-giudaica di Salonicco. E non abbiamo forse veduto, negli Stati
Uniti, quale Presidente della Federazione Americana del Lavoro, l'ebreo
Samuele Gompers, che, coi correligionari Kahn e Lion, fu l'organizzatore
del socialismo in America? Si notino inoltre combinazioni: anche il
Presidente del Guatemala comunista, Giacobbe Erbanz, testé debellato,
nonché il capo di quella Polizia, Rosenberg, erano giudei. Perfino
(sembra incredibile) il famoso rivoluzionario di Cuba, Fidel Castro,
che, con le sue gesta a fondo rosso, preoccupa adesso e America e
Europa, risulta, egli pure, essere un autentico ebreo. Alle stesse
conclusioni si perverrebbe, indagando su molte personalità italiane, in
particolare, della politica e della cultura.
Ora, giacché quanto detto corrisponde a una tale realtà che nessuna
barba d'uomo potrà mai cancellare, bisognerà pure trarne le dovute
conseguenze. Col passare degli anni, potranno certamente mutare i nomi
degli attori, ma la musica ebraica, resta, purtroppo, mai sempre
invariata, fino dal tempo del patriarca Giacobbe. A questo punto il
lettore potrebbe obiettare:
Come si spiega che, mentre da una parte gli Ebrei — la quale cosa sanno
pure i fanciulli — sono le persone più avide della proprietà, i
detentori dell'oro del mondo, i più veri ed autentici capitalisti,
d'altra parte e contemporaneamente si facciano, ovunque, così strenui
propagatori del comunismo che, viceversa, abolisce la proprietà privata
ed in cui tutto viene statizzato? E' possibile che costoro si facciano
paladini e difensori della classe operaia e dei diritti del
proletariato, quando essi non sanno, né come è fatto né dove stia ad
abitare il «servile lavoro»? Come si spiega una contraddizione così
stridente? Quale mistero si nasconde? Ecco in quale maniera mi permetto
spiegare: Gli Ebrei anelano a che trionfi ovunque la dittatura comunista
perché, in questo modo, tutta la proprietà privata dovrà passare, senza
sforzi, in mano allo Stato. Ora, siccome alle leve del comando delle
nazioni comuniste vediamo, infallibilmente, installati, gloriosi e
trionfanti, ognora i Giudei — sebbene a volte celati dietro terze
persone — ecco, che con questo trapasso generale di proprietà,
s'impadroniscono «ipso facto» di tutto l’oro e di tutti i beni
appartenenti a quelle nazioni. Fanno, d'un colpo, un bottino di
proporzioni così immense e colossali, che uno più spettacolare non si
potrebbe davvero immaginare. Esaminiamo adesso, come, col regime
comunista, riescano a narcotizzare e dominare incontrastati. I popoli,
caduti sotto tale dittatura, vengono storditi con gran fracasso di
propaganda, con dottrine che hanno la parvenza di verità, con paroloni
altisonanti, come: pace, libertà, lavoro, democrazia, progresso, ecc...;
eppoi, canti, balli e cortei; un po' di polvere negli occhi, col
procurare loro un qualche effimero ed apparente benessere; ecco, allora,
questi popoli, del tutto tacitati, bene addormentati, contenti e...
canzonati. Al contrario, i veri trionfatori della partita, bene
occultati ed in alto, se la ridono allegramente, mangiano a quattro
ganasce, giubilanti di essere riusciti, così magistralmente, a menare
per il naso
la gran massa dei proletari che, mentre anelavano all'abolizione del
capitalismo e convinti di operare in proprio favore, senz'accorgersene,
si sono invece adoperati a... diventare lo sgabello dei più autentici e
sfrenati capitalisti. Questi, in lingua povera, dicono loro: Togliete,
rubate il capitale a chi lo possiede, e consegnatelo a noi, che ce lo
godremo tranquillamente! In quanto a voi, che ci avete fatto un così
grande servizio, sarete compensati con una scarica di bastonate, però,
vi daremo la «convinzione Gioiosa» di essere voi il popolo sovrano, con
mille piccoli sotterfugi, come: cooperative, commissioni interne,
consigli di fabbrica e di gestione, tribunali del popolo, ecc...
Eccitati da questa convinzione, ridendo e cantando a squarciagola, vi
piegherete sotto il giogo della più ferrea dittatura di Stato-padrone,
industriale, commerciante ed agricoltore. Noi godremo la fonte di mai
viste ricchezze, e voi vi degraderete dalla dignità di uomini liberi,
diventando semplici macchine umane, semplici numeri. L'iniziativa
privata verrà completamente abolita e la vostra personalità sarà
distrutta. Voi vi assoggetterete al lavoro forzato a vita, né più né
meno come bestie da soma o come miserabili schiavi, sotto la
sorveglianza di crudeli poliziotti e di spie che, se non lavorerete in
pieno, vi accuseranno e castigheranno come colpevoli di sabotaggio del
lavoro.
Tutto ciò avverrà in un paese ridotto a somiglianza di una grande
caserma militare, sopra del quale dovrà unicamente risplendere il sole
dell'avvenire comunista, essendovi ogni altro partito politico
totalmente polverizzato, mentre qualsiasi culto di fede religiosa vi
sarà inesorabilmente bandito, dovendovi trionfare non altro che il
materialismo ateo.
(1) Cfr. «Vieille Francc» n. 169, 22-20 Aprile 1920.
(2) Paris, ed. Perrin, 1937. Cfr. pure Henry Ford, «L'Ebreo
Internazionale».
(3) Giudichi il lettore, quale piega potrebbero assumere le vicende
d'Italia — nell'ipotesi d'una insurrezione comunista — allorché — come
oggi si constata — (così scrivevo nel 1955 ed in quell'epoca la cosa era
esatta) vediamo presiedere al Comando dell'Arma dei Carabinieri degli
autentici Giudei, quali un Gen. Sonnino (Vice-Comandante generale) ed un
Gen. Levi; quando, a Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, vediamo
insediato il Gen. giudeo. Liuzzi; quando abbiamo adesso, quasi alto
protettore, (?) il nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti nella persona
del giudeo David Zellerbach. Certamente, col passar del tempo i nomi
sono ora cambiati, ma resta sempre a temere, che se più non è pane è
pancotto.
VII
La terza rete: La Stampa
La terza rete, di cui gli Ebrei si servono per formare e dirigere, a
loro talento, l'opinione pubblica mondiale, è la stampa, o, a meglio
dire, i giornali. Su essi — quale primo obiettivo — con vera avidità si
precipitano, finanziandoli ed impadronendosene ad ogni costo e con ogni
mezzo, sia direttamente che indirettamente, attraverso interposte
persone «strumenti ciechi d'occhiuta rapina». Costoro, naturalmente,
dovranno mantenere al giornale quel carattere ed indirizzo che verrà
fissato dai loro padroni. Ciò sarà fatto con infinita prudenza, senza
che nulla trapeli all'esterno. Difatti, se si volesse indagare fino in
fondo, chi sono i veri finanziatori dei più diffusi giornali, scava
scava, si scoprirebbe che, ben nascosto, vi è immancabilmente l'Ebreo.
L'influenza ebraica non si limita ai giornali di un solo partito, ma si
estende ai giornali d'ogni colore e, particolarmente, ai cosiddetti
«indipendenti», sui quali i Giudei, con l'aiuto dei servi massoni, hanno
ormai messo il loro nefasto zampino. Non a caso abbiamo veduto nel
nostro paese — nel tempo pre-fascista — quale Presidente
dell'Associazione della Stampa, il giudeo Salvatore Barzilai.
Nel Congresso giudaico, tenutosi l'anno 1848 a Cracovia, al quale
concorsero gli Ebrei più ricchi del mondo, fu decretato che il disperso
Israello avesse ad impadronirsi dei più potenti giornali d'Europa. «Con
questo mezzo — dice lo Statuto che vi si approvò — la stella ebraica
spanderà la luce sopra tutto il globo» 1. E che ciò sia un fatto
compiuto, ne abbiamo conferma da quanto gli stessi Giudei hanno scritto
nel loro libro «I Protocolli dei Savi Anziani di Sion» al VII
Protocollo2:
«La pubblica opinione viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel
massimo dei poteri che è la Stampa, la quale, fatte insignificanti
eccezioni, di cui non è il caso tener conto, è completamente nelle
nostre mani». E altrove, al Protocollo II: «Per mezzo della stampa
acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte, in virtù della
stampa accumulammo l'oro» ecc... Meraviglioso, poi, è il sapere come, a
fondare le grandi agenzie giornalistiche d'informazione quali la «Reuter».
la «United Press», l'«Havas». la «Stefani» ecc.... che diramano, come si
sa, i comunicati alla stampa internazionale, altri non furono che notori
capitalisti giudei, di cui pur si conoscono nomi e cognomi.
«Impadronitevi della stampa ed avrete ogni cosa» gridava il Gran Maestro
della Massoneria francese, l'ebreo Crémieux (presentemente avrebbe forse
aggiunto: «nonché del cinema e della radiotelevisione»)3. La cosa, oggi,
è divenuta sì evidente, che solo chi vive nei deserti dell'Africa può
non accorgersi di quanto si afferma. Da siffatta magistrale operazione
ne segue:
1) Verrà, come abbiamo
già veduto, l'opinione pubblica fabbricata e diretta dal cervello dei
figli di Giacobbe, facendo il bianco e il nero, il tempo bello ed il
cattivo, a loro beneplacito. Con ciò riusciranno, in maniera
sorprendente, a confonderci le idee in modo tale che, al presente, può
dirsi, siamo tutti completamente intossicati da concezioni le più false
e deleterie. Dico deleterie, perché, mentre è risaputo che la verità ci
fa liberi e ci eleva, al contrario la menzogna sempre più ci avvilisce e
ci degrada.
2) Essendo ormai i Giudei padroni dispotici della stampa di ogni
partito, e come da loro precisa volontà, ogni giornale dovrà fare, con
tutto l'impegno possibile, per il partito di cui è esponente, la più
strenua e diuturna lotta nei confronti dei partiti avversari, affinché
trionfino i rispettivi ideali.
Con ciò si vuole, che, fra i «goim», resti più che mai accesa e sempre
ben viva, la tensione degli spiriti e lo stato di discordia. I Giudei
ben conoscono, quanto sia la discordia l'arma più potente ed efficace
per tenere distratti i popoli e dissolverli, mentre essi, ben compatti
ed uniti, si rendono ognora più forti onde meglio speculare sul terreno
favorevole della miseria altrui.
3) Nessun giornale potrà, mai più, pronunciare parola alcuna, che non
torni a giovamento degl'interessi d'Israele; ma soprattutto, per rendere
impossibile che siano sollevate o trattate, in qualche modo, questioni
di argomento antisemitico. Sicché, zitta l'intera stampa sul problema
ebraico, e in conseguenza zitti tutti!
E noi, giocati in pieno da così raffinata scaltrezza, mentre ci
azzuffiamo come tanti galletti, siamo serviti di barba e parrucca come
altrettante marionette e burattini, senza che alcuno se ne accorga...
Che magnifico spettacolo!
(1) Cfr. riv. «La Civiltà Cattolica» anno 1890, seri? XIV, v. 8, p. 395.
(2) Libro, questo assolutamente di origine ebraica, sebbene i Giudei
abbiano cercato, in tutti i modi, di contestarlo. Ma la loro opposizione
non merita alcuna considerazione, perché, si sa, sono menzogneri per
natura. Tanto più, che i Tribunali svizzeri, da cui tentarono di
ottenere sentenza confermante il loro asserto, siccome caddero in
contraddizione, non solo non diedero ad essi sentenza favorevole, ma li
condannarono invece alle spese del processo. Quello che soprattutto
convince, circa l'autenticità del libro, è il fatto, che quanto ivi si
legge, tutto si è verificato e si verifica, con precisione, si può dire,
addirittura cronometrica.
(3) Cfr. giorn.le «Il Cittadino» di Genova del 10 Agosto 1907, p. 2, e.
3a.
VIII
Ottenebramento intellettuale
Oggi gli Ebrei regolano le borse, le banche, gli istituti di
assicurazione, le case editrici, i giornali, i pubblici spettacoli
nonché gli altri strumenti di diffusione sociale, cui sono da
aggiungersi le grandi strade di comunicazione, per terra, per mare e per
aria. Mentre, poi, uno smisurato numero di beni immobili delle maggiori
metropoli, insieme alle migliori aziende, sono ormai caduti nelle loro
mani, con la possanza dei capitali e con l'accortezza, tengono chiusa,
come in una rete, tutta la società umana. Si erge, però, uno scoglio al
perfetto svolgimento del loro programma di azione, e questo è:
l'intelligenza dei «goim». Quei signori ben sanno, quanto sia ad essi
necessario impedire, con ogni mezzo, che il livello intellettuale dei
popoli si elevi ad un'altezza, per dire così termometrica, alquanto
elevata, perché, in questo caso, troppo facilmente apparirebbe ai loro
occhi tutta la nefandezza del loro modo di agire, per cui ne seguirebbe.
contro di essi, una immediata reazione difensiva. Quindi ritengono cosa
fondamentale, che, per raggiungere tranquillamente l'obiettivo cui
aspirano, sia necessario preparare, antecedentemente, un terreno ben
disposto e favorevole. Vale a dire: fare in modo di abbassare, per
quanto è possibile, il livello intellettuale dei «goim», in maniera tale
che, offuscandosi fra essi sempre più la chiarezza dell'intelletto, non
si arrivi a vedere né a distinguere, il loro obliquo modo di operare. A
tale fine diffondono, con sovrumana scaltrezza, in mezzo ai popoli,
quelle cose che maggiormente servono per ottenebrare l'umana
intelligenza. Ed ecco, per loro merito, il sorprendente sorgere e
diffondersi, qui l'immoralità, a mezzo di pubblicazioni oscene, edite
ognora da case editrici, controllate da giudei (p. e. in Italia i
maggiori scrittori pornografici erano recentemente gli ebrei Guido da
Verona, Umberto Notari, Mario Mariani, Pitigrilli, ai quali, al
presente, è doveroso aggiungere lo scrittore Moravia). Là, ci fanno
assistere a spettacoli e film sempre più degradanti (dei quali, può
dirsi, hanno attualmente il monopolio, con l'intera produzione
californiana in loro mani e, forse, anche le principali sale di
proiezione del mondo), esaltanti la menzogna, il furto, l'assassinio,
l'adulterio. Altrove, li vediamo adoperarsi per incrementare
l'alcoolismo, lo smercio degli stupefacenti, l'affermazione dello «sport
smodato» onde togliere alle masse la facoltà di ragionare ed abbrutirle
(v. «Protocolli» XIII), l'imbarbarimento dell'arte pittorica, scultorea,
architettonica, musicale e via discorrendo. (I maggiori corifei della
pittura astrattista non sono forse gli ebrei Picasso, Modigliani, Calò)?
Inoltre, essi mirano alla distruzione di ogni fede religiosa,
elaborando, senza tregua, una colluvie di teorie materialistiche, senza
contare che ci straziano con ogni sorta di perfidie, di usure, di frodi
e col furto bancario. Nella già citata rivista «Century Magazine» (n. 3
e 4 del 1928) il nominato ebreo romeno, Marcus Eli Rayage, non esita ad
aggiungere, in altro punto del suo articolo: «Voi gridate tanto per via
dell'indebita influenza ebraica nei vostri teatri e nei vostri film.
Benissimo. Concesso, i vostri lamenti sono giusti: ma che può
significare questo in confronto con la strapotente influenza che noi
esercitiamo sulle vostre chiese, sulle vostre scuole, sui vostri regimi,
ed anzi perfino sui minimi rivolgimenti del vostro mondo
intellettuale?...». Cose tutte, però, che i Giudei riescono a
perfettamente realizzare, solo a condizione di potere usufruire d'una
sconfinata libertà, senza vincolò di alcuna disciplina. A tale fine
faranno persuasa la gente di corta vista e ne faranno trionfare il
principio, che la disciplina non è altro se non un'autentica dittatura,
mentre invece la sfrenata libertà, spinta fino alla licenza, vuole
essere espressione dimostrativa del più smagliante ideale del
liberalismo, nonché affermazione di vera democrazia.
IX
Le lotte religiose e la trappola della democrazia
Per mostrare ora, fino a quale segno la malizia ebraica riesca a farsi
gioco di noi ed a truffarci, col fare credere ciò che non è, ritengo,
innanzi tutto, di dovere segnalare, come la Sinagoga non sia estranea
neppure al divampare delle lotte religiose, fomentando, con ogni sorta
d'intrighi (nei quali è artista), il contrasto delle opinioni dottrinali
ed il sorgere delle eresie. Lo scrittore Bernard Lazare, dice
apertamente in un suo libro: «Si può tessere la storia della
penetrazione ebraica nella Chiesa Cristiana, cominciando dall’Ebionismo
primitivo fino al Protestantesimo». Lutero, infatti, si schierò per gli
Ebrei e fu da questi sostenuto; ma quando il fuoco dell'eresia fu
acceso, essi, facendo macchina indietro, si ritirarono, Per tale
voltafaccia, lo stesso Lutero li ininvestì con l'opuscolo «Gli Ebrei e
le loro menzogne», qualificandoli addirittura come «bestie malvage, allo
quali bisognerebbe dar la caccia, come a cani arrabbiati, che vivono di
scelleratezze e di rapine». Il rabbino Camerini riconosce che la
Riforma, tenendo occupati i Cristiani a lottare fra di loro
(precisamente come dal giudaismo era voluto), segnò una tregua alle
persecuzioni antisemitiche. «In quel tempo — scriveva — i nostri saggi
fratelli non facevano che soffiare sul fuoco della discordia»
aggiungendo che «quando i cani si mordono fra loro, l'agnello resta
salvo»1. Principio, questo — teniamolo bene a mente — dai Giudei
costantemente applicato a nostro danno. Nel 1608, in un opuscolo dal
titolo «Lo specchio ebreo del Calvinismo», si afferma, come nessuna
religione quanto il Calvinismo si avvicini tanto all'ebraismo, nella
soluzione dei problemi religiosi e pratici. E non si pensi che, allo
stesso sorgere del Maomettanesimo, sia stato estraneo l'intervento della
Sinagoga. Maometto, in principio, fu aiutato da Giudei col consiglio e
con l'oro. Ma, una volta che tale religione si diffuse, essi trovarono
il modo di ritirarsi alla chetichella. Onde il Profeta fece loro
tagliare la testa. Fu, in realtà, il fanatismo d'un pugno di Ebrei, fra
i più reputati della città di Medina, che gittò le fondamenta della
potenza politico-religiosa dell’Islam, decise delle sorti dell'Arabia e,
fra torrenti di sangue, sconvolse il mondo 2. Il Malo, nella sua «Storia
degli Ebrei» (p. 170), racconta che, secondo testimonianze arabe, gli
Ebrei mandarono da principio dodici dei loro dottori da Maometto, fra i
quali Abdallah Ibn Salam e Mukaïrik, i quali collaborarono con lui nella
compilazione del Corano. Dopo di che, più facilmente si arguisce, quanto
il giudaismo abbia interesse a che i «goim» lottino fra di loro, e
siano, al massimo grado, divagati da quelle cose che risultino più
distraenti e che maggiormente si confacciano alla psicologia sia dei
grandi che dei piccoli, affinché nessuno si accorga delle sue malefatte
e possa in pace lavorare al suo fine. Per la sicura riuscita del gioco,
coprirà gli espedienti escogitati, con motivi apparentemente ragionevoli
e come acquisizioni di progresso. Tenuto ciò presente, non farà
meraviglia se si opina — specie dopo la grande turlupinatura della
Stampa, della quale ci siamo già resi conto — come, anche l'istituzione
del «Parlamentarismo», nato in Inghilterra, ed il formarsi dei vari
:partiti politici non sia per essere tutta opera della stessa mano
giudaica, che si serve all'uopo, della potenza del suo oro, dell'abile
propaganda e della servilità della setta massonica. Ora, essendo
pacifico come la natura stessa crei la diversità delle idee, il
giudaismo, volendole controllare, le organizza secondo le più importanti
correnti che qualifica con adeguato nome: poscia, per diretto o
indiretto, vi si immischia, e v'influisce così, da incanalarle tutte al
suo scopo e insieme per alterare la concordia. Se così, dunque, stanno i
fatti, chiaro risulta, quanto non sia da prestare fede ai programmi di
qualsivoglia partito, perché vi si cela la frode, e noi — aderendo ad
essi — si resta lavati nel cervello e minorati cerebrali. Io non so, se
ai tempi del Re Sole, di Filippo II, di Enrico VIII, in cui il
«parlamentarismo» non esisteva e neppure vi erano le lotte dei partiti,
ma solo un sovrano, assistito da un «Consiglio della Corona» i popoli
godessero meno pace di oggi. Quando in una famiglia si litiga, non c'è
da aspettarsi alcun progresso ma la rovina. Ad ovviare il fatto che un
sovrano assoluto, potrebbe, col tempo, mutarsi in tiranno, penso,
sarebbe un modo sano che il Capo dello Stato venisse eletto,
periodicamente, non da altri che da quei cittadini, i quali abbiano
dimostrato coi fatti, di essere i più benemeriti della Nazione e, in
conseguenza, i più maturi per discernimento (Grandi Elettori). Costoro
nominerebbero contemporaneamente un «senatoconsulto», il quale avrebbe
il compito di proporre le leggi al Presidente e di consigliarlo nelle
sue decisioni; ma chi delibera è lui, in quanto godrcbbe il diritto di
approvarle o respingerle, di fare e disfare. Il suo governo, nondimeno,
dovrebb'essere fondato su l'applicazione della giustizia e, in uno, sul
rispetto della libertà e il mantenimento della disciplina. Qualora, poi,
per abuso di autorità o per altri giustificati motivi, egli più non
rispondesse ai requisiti voluti, i Grandi Elettori potrebbero, in ogni
momento, sostituirlo. Tale forma di governo venne, peraltro, già messa
ad effetto dalla Repubblica di Venezia, la quale durò — gloriosa e
trionfante — per dieci secoli ed è, ancora oggi in vigore, presso la
Chiesa Cattolica, per l'elezione del Sommo Pontefice, nominato da un
Collegio di Cardinali. Ritornando in argomento, mentre, dunque, i
partiti si presentano a noi con programmi nettamente distinti, le
Direzioni che vi presiedono, o sono influenzate o sono dominate da
elementi massonici, che, recitando una perfetta commedia, non seguono
altro che la direttrice della setta, e noi bene sappiamo a chi è in mano
ed a che cosa miri. E il buon elettore, che di tutto ciò non sa nulla,
montato dai resoconti dei giornali, discute con serietà a casa, nei
ritrovi, nelle officine, i programmi, segue con passione le lotte
parlamentari, crede che tutti i suoi rappresentanti stiano lì a
vituperarsi e ad accapigliarsi per lui; crede che i ministeri cadano per
il miglioramento della sua sorte, e si lascia, così, menare candidamente
per il naso dal suo giornale, che è ispirato da un deputato, il quale
segue il suo capo gruppo, che tratta col ministro e questi obbedisce al
finanziere!
E non è forse, ancora, il giudaismo fuorviato il principale diffusore
del capitalismo mammonico . fra i non ebrei, che avvince, coloro che ne
sono presi, con tale passione di ammassare danaro, da renderli incapaci
di attendere ad altro che a questo, senza badare che il denaro così
ammassato, finirà certamente in tasche giudaiche? I Giudei sanno
escogitare anche mille altre diavolerie, come, ad esempio, i
«totocalcio», i «lascia o raddoppia», il dar risalto — a mezzo della
Stampa — a fattacci di cronaca, a processi, a fantasticherie, ecc., che,
assorbendo fortemente l'attenzione di chi n'è conquiso, producono
l'impossibilità di pensare a quello che invece sarebbe doveroso pensare.
Un arguissimo scrittore francese, Francis Delaisi, in un suo libro
(sparito dalla circolazione e quindi appena reperibile in qualche
biblioteca...) dal titolo: «La démocratie et les financiers», ci
presenta tali induzioni che dovrebbero seriamente far riflettere, in
quanto, penso, potrebbero avere una grande rispondenza con la realtà.
Egli arriva a dire, che la repubblica è uno specchietto per le allodole
e la democrazia una trappola: siamo ingannati! Delaisi scopre il trucco;
mostra con quali procedimenti ingegnosi il giudaismo sia riuscito a fare
della democrazia il più meraviglioso, il più agile, il più potente
strumento di sfruttamento delle folle, un facsimile d'una pompa
aspirante e premente. Il suo libro si potrebbe chiamare «Manuale di
politica sperimentale per illuminare i gonzi». «Dove vanno a finire,
egli si domanda, i miliardi delle imposte che i cittadini pagano allo
Stato? Forse vanno a seppellirsi nei tesori delle banche di Stato? No
certo; essi non fanno che passare dalle tasche dei contribuenti in altre
tasche: quali?». Questo viaggio è assai interessante a seguire, e chi
vuole seguirlo non ha che a consultare la fonte indicata. L'autore, dopo
avere descritto quanto viene assorbito dalla barca della pubblica
amministrazione, conclude col dire, che i tre quarti delle imposte
pagate dai contribuenti, costituiscono il tributo pagato dai cittadini
ai pescicani del passato e del presente, con i quali abbiamo già avuto
il piacere di fare la conoscenza. Perfino le beneficenze che, in
occasioni di disastri, i cittadini offrono allo Stato, finiscono, quasi
tutte, ad impinguare i Giudei e i rispettivi complici. Chi, dunque,
difenderà i cittadini da questa immane, perpetua truffa democratica,
ordita dall'alta finanza ebraica, che ha in mano tutte le banche, tutti
i governi parlamentari e quasi tutti i giornali del mondo? Nessuno! Chi
illumina il popolo sulla realtà che si cela dietro il sipario
parlamentare? Nessuno! Per rompere questa cerchia d'interessi, da cui le
nazioni si trovano serrate ed oppresse, non ci sarebbe che la coscienza
popolare, la cosiddetta opinione pubblica; ma questa è creata dalla
Stampa, e la Stampa è in mano... ai Giudei. Stiamo perciò molto cauti a
non farci ulteriormente ingannare dall'allettante espressione
«democrazia» perché vi si cela la più autentica e grandiosa truffa. Il
giudaismo riesce a crearle speculando sul patriottismo dei «goim».
attraverso cosiddette «costituzioni», col fascino di parole sonore, come
libertà, indipendenza, unità nazionale, progresso, ecc... In effetti,
tali democrazie equivalgono a «Stati ebraici-massonici», sui quali si
vede spesso brillare la stella a cinque punte, vale a dire il pentalfa
massonico.
(1) V. Sepher Qore
La-doroth, cap. 8 e Polemik ecc., p. 62, ediz. Paderton, 1883.
(2) Cfr. Panonzi, op. cit., pp. 44-45.
X
Il governo del mondo e le crisi economiche
Nel modo stesso che il burattinaio muove dall'alto i burattini di
cartapesta, gli Ebrei muovono i popoli del mondo, abusando della nostra
credulità e dell'indiscutibile loro superiorità, che si concretizza
nella potenza dell'oro che hanno, in una maggiore malizia e nella
propria compattezza.
Mentre, dunque, le nazioni sono arciconvinte di agire — alias di
scannarsi e di morire — per un ideale di giustizia e per salvaguardare
il proprio interesse, non s'accorgono, invece, che fanno soltanto il
proprio danno, facendo in realtà il gioco dell'ebraismo. Il che avviene,
in quanto non arrivano ad elevarsi ad una sfera più alta d'intelligenza,
essendo da esso inconsapevolmente manovrate. Oh, con quanta
chiaroveggenza parlò Beniamino Franklin agli Americani alla Convenzione
Costituzionale di Boston del 1789! «Se gli Ebrei — egli disse — non sono
esclusi dagli Stati Uniti per costituzione, fra meno di cento anni essi
ci governeranno e ci distruggeranno, e muteranno la nostra forma di
governo per la quale noi Americani abbiamo sparso il sangue e
sacrificato la nostra vita. Io vi avverto, signori: se voi non eliminate
gli Ebrei per sempre, i vostri figli e i figli dei vostri figli vi
malediranno nelle vostre tombe. Le idee degli Ebrei non sono quelle
degli Americani quand'anche essi abbiano vissuto fra noi per dieci
generazioni». Perché dunque il Popolo americano non comincia finalmente
a riflettere, ma con molta ponderazione, al significato racchiuso in
così gravi e profetiche parole, pronunziate da uno dei più grandi loro
concittadini, che, dopo aver strappato al cielo le folgori e lo scettro
ai tiranni, vuole, ancora al presente, giovarli, col fare balenare di
nuovo, davanti ai loro sguardi, un monito, del quale non fu tenuto il
debito conto, ma che ora si sta pienamente avverando? Badino gli
Americani che — immediatamente appresso alla Russia — la nazione più
fortemente predominata dai Giudei è oggi precisamente l'America! Basterà
fare un'indagine in proposito, cominciando dall'ex Generalissimo degli
Stati Uniti, David Eisenhower, divenuto in seguito Presidente della
Federazione1; il Commissario per la bomba atomica, Bernardo Baruch; il
Delegato presso l'O.N.U., Beniamino Cohen; il Ministro per la Difesa,
Marshall; il Segretario alla Guerra, Pace; il Capo di Stato Maggiore
Generale delle Forze Armate americane, gcn. Nathan Twining, ecc.
Pertanto, se le cose stanno in tali termini, i figli d'America già
dovrebbero cominciare a sentirne il peso, senza contare il fosco
avvenire che gli Ebrei stanno loro preparando. (V. Corea, Cuba. Vietnam,
ecc...). Ha dell'incredibile il pensare, come gli Stati Uniti siano
sorti sotto l'egida della Massoneria. Il suo stemma l'attesta: l'aquila
che vi campeggia è l'aquila degli stendardi delle tribù di Israele: Le
13 stelle e i rami d'olivo nei suoi artigli sono simboli d'Israele.
Washington e de Lafayette erano degli illustri massoni, cioè: strumenti
ciechi dei Giudei. Le due prime nazioni che hanno riconosciuto lo Stato
d'Israele sono state Russia e Stati Uniti. Giacché, dunque, l'esito
degli avvenimenti ci mostra, fino all'evidenza, la veridicità di ciò che
si afferma, sarà forza convenire quanto esatte erano le parole del già
citato Lord Disraeli, allorché ci avvertiva che il mondo moderno è
governato da personaggi, ben diversi che non si figurino coloro, i quali
non vedono ciò che accade nel retroscena. Quindi, altro che Stalin,
Churchill e Roosevelt! Quelli che dirigono le nazioni sono ben altri!
Questi personaggi, pure agendo in buona, fede, sono strumenti
perfettamente manovrati dalla scaltrezza ebraica. Esiste, senza dubbio,
in qualche luogo del mondo, un governo centrale ebraico, ben costituito
e ben determinato, che ogni cosa muove e tutto al suo fine dirige. Gli
Ebrei chiamano il proprio governo centrale col nome di «Kahal», mentre i
governi regionali o locali delle comunità israelitiche — i quali dal
suddetto dipendono — sono, dagli stessi Giudei, nominati «Kehillah». La
Repubblica Universale, voluta da costoro, ossia il Comunismo in tutto il
mondo sotto la loro direzione, sarà cosa ben matura per la sua
realizzazione, solamente quando i popoli avranno raggiunto l'ultimo
stadio della disperazione e della fame. Poiché, è un fatto ben chiaro
che, qualora i popoli stessero bene, a tale obiettivo essi non
potrebbero giammai pervenire. Pertanto, è supremo interesse
dell'ebraismo creare nel mondo il massimo disagio possibile. Ecco,
infatti, quanto si legge nei già citati «Protocolli dei Savi Anziani di
Sion», Prot. III:
«Noi creeremo una crisi economica universale con tutti i mezzi possibili
(occhio alla Massoneria!), e con l'aiuto dell'oro che è nelle nostre
mani. All'ora stabilita noi scateneremo la rivoluzione che, distruggendo
tutte le classi della cristianità, asservirà definitivamente i popoli
cristiani». Parole, queste, che andrebbero attaccate in un manifesto per
tutte le città del mondo. Dopo di che, con intrepida faccia di bronzo,
fanno attribuire il disagio che ci assilla, proprio a quelle persone che
maggiormente si adoprano per arginarlo, e la moltitudine dei grulli,
abituata a bere le scemenze quanto più sono incredibili, immediatamente
crede a simili balordaggini; per cui nascono altre battaglie, altre
discordie e di conseguenza, sempre maggiori disagi. Fermi, pertanto, in
questo bel programma, conquistato il mondo tra gli imperi abbattuti,
riprenderanno la Terra Santa, trionfatori, carichi delle ricchezze prese
ai vinti infedeli. (1) Considero ebreo questo personaggio, in Quanto la
stampa democratica americana, nell'ultima competizione elettorale, per
tale l'ha qualificato. Altre fonti lo confermano. Egli è stato
battezzato il 1° febbraio 1953, appena eletto Presidente, come
riferiscono il giornale «II Messaggero)! di Roma, in data 2 febbraio
1953 (1a p., 9a c.) ed altri quotidiani della stessa data.
XI
Responsabilità totale del giudaismo
Pare di sognare!
Intanto noi, di tutto questo non abbiamo la benché minima coscienza e
non ci badiamo affatto; ci sollazziamo con chiacchiere e partiti, ci
scanniamo, moriamo di fame, corriamo di qua e di là come tanti pupazzi,
senza riuscire a comprendere quello che si dovrebbe comprendere. Abbiamo
gli occhi e non vediamo; non vediamo come la potenza ebraica vada ormai
stringendoci dentro una ferrea morsa per stritolarci. Ecco l'America —
scrivevo nel 1944 — dominata largamente dagli Ebrei per mezzo della
Massoneria ivi imperante, alla quale possiamo aggiungere ancora l'Impero
Inglese, il cui governo è, da gran tempo e nella sua totalità, alla
dipendenza diretta del dispotismo massonico, che marciano, dietro ordine
ebraico, con possenti eserciti che si potrebbero chiamare israeliti,
dall'occidente. Ecco dall'oriente la Russia bolscevica, egualmente
comandata dai Giudei che, con spaventevoli forze e con colpi ancor più
formidabili, sta per soffocarci, poiché si trova alle porte di Vienna e
di Berlino. Un altro po' di tempo e la morsa sarà bell'e chiusa; tutto
il mondo cadrà prostrato in ginocchio davanti alla dominazione giudaica.
A tanto siamo giunti, perché gli Ebrei trovano inammissibile, che una
sola nazione — intendo dire la Germania — abbia potuto arrivare a
comprendere — data la sua maturità culturale — l'entità del pericolo
ebraico ed ardisca, non solo contestare il passo al loro dispotismo ma
giunga perfino ad apertamente combatterli. Trovano inammissibile, che
un'altra nazione — il Giappone — non si periti di proclamare il
principio «L'Asia agli asiatici» e non soggiaccia anche questa
all'influenza dei Giudei. Alla scaltrezza ebraica non mancherà di
trovare i motivi e la forza per scatenare contro questi Stati tutto il
mondo già asservito alla sua infernale potenza, sino al conseguimento
dell'intera loro sottomissione, senza badare, anzi rallegrandosi se, per
tal fine, dovranno morire 46 milioni di uomini. Poca gloria, miei
signori, mille che non capiscono contro uno che capisce! Pertanto,
intera cade sopra i Giudei la responsabilità della presente universale
tragedia, sopra questo popolo di dura cervice, adoratori, più che del
vero Dio, del vitello d'oro, cui Mosè già ruppe in testa le tavole della
Legge. Essi, infatti, uccisero i Profeti — che li tacciavano di
deviazione — e il Cristo, il Quale, però, così li bollò:
«Figli dell'inferno... sepolcri imbiancati... serpenti, razza di
vipere... (Matt. XXIII, 15, 27, 33). Voi avete per padre il diavolo...
che fu omicida fin da principio e padre della menzogna... (Giovanni VIII,
44) ...pieni di rapina e d'iniquità (Luca XI, 39)». Queste parole,
sebbene rivolte direttamente ai dirigenti d'Israele, riguardano anche i
successori di tale genìa, e, nessuno vorrà sostenere che costoro, ai
tempi d'oggi, abbiano cessato di esistere. Bene, dunque, le parole di
Cristo dovrebbero servirci di ammonimento e norma circa la nostra linea
di condotta. Se la regola di vincere il male con il bene è assolutamente
doverosa verso chiunque, nei confronti dei Giudei sembra subisca
piuttosto eccezione, dal momento che il Divino Maestro usò verso di loro
parole così forti. Egli che con tutti aveva parole di bontà e di
perdono. Aggiungerò l'altro imperativo di Cristo «...non buttate le
vostre perle davanti ai porci, che non le pestino co' loro piedi e si
rivoltino a sbranarvi» (Matt. VIII, 6), che rivela l'amarezza del Suo
Cuore nel vedere contraccambiati con la più nera ingratitudine i Suoi
benefici. Riguardo alla suddetta responsabilità sarà doveroso
distinguere i Giudei in due nette classi: da una parte gli alti loro
dirigenti, che, quali tramatori ed organizzatori di efferate
scelleratezze, hanno piena coscienza di quanto viene da sé stessi
operato; dall'altra, tutta la classe del loro popolo. Questo, sebbene
sia più o meno all'oscuro delle losche manovre ordite dai loro
maggiorenti, tuttavia ad essi obbedisce, perché sa, molto bene, quanto
s'adoperino per la maggior gloria d'Israele. Ma, anche volendo ammettere
che, questa seconda classe, non conosca, in modo assoluto, nulla di
nulla del fosco operare su vasta scala dei suoi capi, ciò nondimeno,
riesce ugualmente, per i poveri «goim», di esiziale nocumento. Infatti,
le comunità giudaiche, fra noi conviventi, ci sono, senza dubbio,
sorgente e causa di un infinito numero di guai, perché, sia per la loro
straordinaria abilità, sia per il poco o nessuno scrupolo nella
trattazione degli affari, sia per l'aiuto reciproco che fra loro si
danno, il fatto è — ed i fatti sono quelli che, soprattutto, hanno
eloquenza — che si vedono, a poco a poco, emergere sopra le altre genti,
fino al totale assorbimento di quelle nazioni e popoli, che avevano
creduto cosa di poco momento offrire ad essi una generosa ospitalità e
cittadinanza. Si noti, che già ventisei secoli addietro, Geremia
profeta, parlando degli Ebrei, poteva affermare: «Dal più piccolo fino
al più grande tutti sono dati all'avarizia, e dal profeta fino al
sacerdote, tutti commettono frodi» (Ger., 6,13; 8,10). Badiamo, quindi,
di non ingannarci col pensare erratamente che oggi costoro siano per
essere qualche cosa di meglio dei loro antenati. A questa generale
condanna fa, naturalmente, eccezione qualche raro e vero Israelita in
cui non c'è frode, timorato di Dio, che non sacrifica la sua coscienza
al vitello d'oro. Con molta esattezza, dunque, «il serpente simbolico
degli Ebrei» (cioè l'astuzia), che deve divorare le nazioni attraverso
le quali s'infiltra, prefigura: nella sua testa i maggiori esponenti
dell'ebraismo, e nel suo corpo l'intera massa del suo popolo. E pensare
che tale popolo — dotato di facoltà sì eccezionali — se abbracciasse il
cristianesimo, potrebbe davvero essere la guida del mondo! Se l'ingegno
che pone per la causa del male l'impiegasse per quella del bene, quale
immenso benessere potrebbe produrre all'umanità! Ma oggi sono guide
cieche di altri ciechi e cadranno insieme nella fossa.
XII
Gravi documenti
Quanto urga la necessità di stare in guardia dalla perfidia ebraica,
bene ce lo comprova il seguente delittuoso documento, che non si peritò
di pubblicare la rivista israelita «Revue des études Juives».
E' la lettera programmatica di risposta, scritta, il 21 Novembre 1489,
dal Principe degli Ebrei, residente a Costantinopoli, al rabbino di
Arles, allorché costui gli chiedeva istruzioni sul da farsi, in merito
alla espulsione degli Ebrei dalla Provenza, decretata da Luigi XII.
L'autenticità del presente documento è dimostrata dall'abate Chaubauty,
nella sua opera «Les Juifs nos maîtres», con argomenti così potenti da
fare crollare ogni specie di dubbio o sofisma che, in proposito, si
possa mettere in campo. E' del seguente tenore: «A quel che voi dite, il
Re di Francia vi obbligherebbe a farvi cristiani: fatelo; ma che la
Legge di Mosè sia conservata nei vostri cuori. «L'assimilazione non fa
paura, scriveva il «Bauembündler», un ebreo, pur battezzato, non cessa
mai dall'essere Ebreo.
La Francia è già nelle nostre mani, ora è la volta dell’Austria. «A quel
che voi dite, vi si vorrebbe spogliare dei vostri beni: fate i vostri
figli mercanti, acciocché a poco a poco, essi spoglino i cristiani dei
loro. «A quel che voi dite, si attenterebbe alle vostre vite: fate i
vostri figli medici e farmacisti, acciò ch'essi tolgano ai cristiani le
loro vite. «A quel che voi dite, essi distruggerebbero le vostre
Sinagoghe: fate i vostri figli canonici e chierici, acciò che essi
distruggano le loro chiese. «A quel che voi dite, vi farebbero
molt'altre vessazioni: fate in modo che i vostri figli siano avvocati,
notai, e che essi sempre si immischino negli affari di Stato, acciocché,
mettendo i cristiani sotto il vostro giogo, voi dominiate il mondo e
possiate vendicarvi di loro. «Non vi scostate da quest'ordine che vi
diamo, perché vedrete con l'esperienza, che di abbassati che siete voi,
arriverete al fastigio della potenza».
Il 21 Kisleu 1489
V.S.S.V.F.F.
Si legge in un libro di A. Romanini, che sviscera a fondo la questione
ebraica, il seguente testo:
«Non è esagerata l'affermazione di Joe Chamberlain e di altri, che
Ebrei, sedicenti convertiti, riescano a raggiungere alte cariche
nell'Anglicanesimo, nel Protestantesimo, nell'Ortodossia e perfino (?)
nelle alte cariche ecclesiastiche Cattoliche. E' accertato che i più
grandi inquisitori di Spagna furono di origine ebraica». In merito alle
conversioni giudaiche sarà bene non dimenticare, che la circospezione
non è mai troppa. Tanto più che nel Talmud espressamente si comanda:
«Fingetevi al bisogno anche cristiani per meglio trappolarli»1 e lo
storico ebreo Cecil Roth, nella sua opera «Storia del Popolo Ebraico»
(p. 229) non esita ad affermare: «Naturalmente, nella maggior parte dei
casi, le conversioni erano finte». (Se tali furono, perché tuttora non
sono?). Quanto, poi, i surriferiti ordini — specie quello di togliere la
vita ai Cristiani servendosi della medicina — siano stati prontamente
eseguiti, facilmente si argomenta dai seguenti fatti: Secondo narra l'Echio,
al Capo 13 del suo libro «Contro gli ebrei», l'ebreo Giovanni
Pfeffercorn di Colonia, condannato a morte per i suoi orrendi delitti,
sul punto di morire — in Hall di Sassonia nel 1514 — confessò
spontaneamente che «sotto il titolo di medicina, esercitando quell'arte,
egli stesso aveva uccisi col veleno otto cristiani». Dagli Atti della
Vita del B. Bernardino da Feltre (N. 266 degli Atti, presso i
Bollandisti), il quale in tutta la sua esistenza predicò contro il
pericolo giudaico, si rileva come, predicando egli in Siena nel 1489,
narrò dal pulpito che: Un Senese gli aveva narrato che un medico ebreo,
morendo in Avignone, gli aveva detto di morire contento perché,
ordinando false medicine, aveva ucciso molte migliaia di cristiani: «Praescriptis
dolosis pharmacis occidit multa milia christianorum». Vi furono molti
che volevano morire piuttosto che pigliare da lui medicina. E guarirono
per grazia di Dio. Del succitato documento desidero inoltre
sottolineare, con quale incredibile disinvoltura gli stessi Giudei ci
confessano, come, fino dall'anno 1489, la Francia fosse già caduta nelle
loro mani e, intorno a quell'epoca, si stessero divorando l'Austria.
Siccome la cosa, in effetti, si è più che verificata, credo doveroso
richiamare l'attenzione come, in prosieguo di tempo ed esattamente nella
seconda metà del 1700, ancora l'Inghilterra, la Germania ed altre
nazioni d'Europa caddero, con l'ausilio della setta massonica e di altre
sette segrete, fra gli artigli di quei signori. La stessa sorte ebbe a
subire l'Italia, ma solo al tempo del Risorgimento. L'ultima delle
grandi potenze europee costretta ad inginocchiarsi davanti al prepotere
giudaico fu la Russia degli Zar nel 1917. E adesso, per essere in ogni
punto prevenuti, ritengo doveroso riportare il testo integrale di un
discorso-programma, d'eccezionale importanza, tenuto a Praga, nel 1880,
dal rabbino Reichhorn, nel grande raduno dei rabbini che essi chiamano
il «Kaleb», e che solennizzano ogni cento anni. Ci mostrerà la grande
analogia esistente tra il suo contenuto ed i «Protocolli dei Savi
Anziani di Sion», che, come avanti fu detto, i Giudei tentarono in ogni
modo di rinnegare. A Sir John Radcliff, che lo pubblicò sul «Le
Contemporain», il 1° luglio 1886. per avere fatto ciò, ebbe a costargli
la vita. Tale discorso fu ripetuto nella sinagoga di Simscrol da un
rabbino, che per questo ebbe un processo: esso inoltre perfettamente
concorda con quello tenuto a Lemberg, in occasione del congresso della
gioventù ebraica, pubblicato dal giornale «Bauernbündler» di Vienna (n.
133, del 1° Nov. 1912). Eccolo: Sono diciotto secoli che i nostri
sapienti lottano coraggiosamente, con una perseveranza che nulla può
frangere, contro la Croce, che ci ha rapito la potenza promessa ad
Abramo. Diciotto secoli appartennero ai nostri nemici; il secolo
presente e i secoli da venire debbono essere nostri. E' questa la decima
volta che, lungo mille anni di lotta atroce ed incessante coi nostri
nemici, si riuniscono in questo cimitero e presso la tomba del nostro
gran maestro, santo rabbino Simeon Ben Jhuda, gli eletti di ogni
generazione del popolo di Israele, per concertarsi sui mezzi di trar
vantaggio, per la causa nostra, dai grandi sbagli e dai grandi falli che
non cessano di commettere i nostri nemici, i cristiani. Ogni volta il
nuovo Sinedrio ha proclamato e predicato la lotta senza tregua contro
questi nemici. Allorché saremo resi unici possessori di tutto l'oro
della Terra, la vera potenza passerà nelle mani nostre, ed allora si
compiranno le promesse fatte ad Abramo. L'agricoltura sarà sempre la
ricchezza di ogni paese. Il possesso delle grandi proprietà terriere
apporterà sempre in ogni epoca grandi onori e grande influenza ai loro
titolari. Conviene quindi predisporre le cose in modo che i nostri
fratelli in Israele possano fare importanti acquisti terrieri. E’
pertanto essenziale privare l’aristocrazia delle sue terre, a qualunque
costo. L'aristocrazia, in quanto proprietario di terreni, costituisce
sempre un pericolo per noi, poiché le sue rendite le assicurano
l'indipendenza. Per raggiungere lo scopo, il modo migliore è quello di
far aumentare le tasse e le imposte, provocare crisi di sovrapproduzione
e tutti quegli altri mezzi che servono a mandare i prezzi dei terreni al
livello più basso possibile. Gli aristocratici dei gentili («goim»), i
quali, date le loro abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi
di poco, andranno presto in rovina2. La Chiesa Cristiana, essendo uno
dei nostri più pericolosi nemici, noi dobbiamo lavorare con perseveranza
a diminuire l'influenza sua. Conviene, dunque, imprimere
nell'intelligenza di coloro che professano la religione cristiana le
idee di libero pensiero, di scetticismo, di scisma e provocare dispute
religiose cosi naturalmente feconde, di divisioni e di sette nel
Cristianesimo.
Logicamente, conviene cominciare col disprezzare i ministri di quella
religione, dichiarando loro guerra aperta, provocando sospetti sulla
loro devozione, sulla loro condotta privata; col ridicolo e con la
satira si distruggerà quel rispetto che va congiunto con lo stato e
l'abito loro. Ogni guerra, ogni rivoluzione, ogni scotimento
politico-religioso avvicina il momento in cui raggiungeremo lo scopo al
quale tendiamo. Tutti gli impieghi pubblici devono essere accessibili
agli Israeliti, ed una volta che noi siamo diventati i titolari, noi
sapremo, con l'ossequiosità e con la perspicacia che sono nostre doti,
penetrare fino alle prime sorgenti della vera influenza e del vero
potere. Ben inteso che qui solo si tratta di quegli impieghi ai quali
vanno congiunti onori, potenza e privilegi; giacché, quanto a quelli che
esigono sapere, fatiche e pene, possono e debbono esser lasciati ai
Cristiani. La magistratura è per noi un'istituzione di primaria
importanza. La carriera dei tribunali e quella che meglio svolge la
civiltà e ci mette a parte più facilmente degli affari dei nostri nemici
naturali, ed è per mezzo di essa che noi possiamo ridurli in nostro
potere. Il popolo d'Israele deve dirigere la sua ambizione verso quell'alto
grado di sapere, dal quale sgorgano le considerazioni e gli onori, e uno
dei mezzi più sicuri per giungervi è quello di avere in pugno tutte le
operazioni industriali, finanziarie e commerciali. Nella scelta di
queste speculazioni si userà grande prudenza e tatto, cose queste che
sono la proprietà della nostra attitudine atavica negli affari. Tutti i
rami della scienza, dell'arte, delle belle lettere, ecc... dovranno
essere un vasto campo in cui i successi mostreranno la nostra
attitudine. Quanto alle scienze, medicina e filosofia, debbono far parte
ugualmente del nostro dominio intellettuale. Un medico è iniziato ai più
intimi segreti della famiglia ed ha, come tale, fra le mani la salute e
la vita dei nostri mortali nemici, i Cristiani. Noi dobbiamo
incoraggiare le unioni matrimoniali fra Israeliti e Cristiani che
possiedono ascendenza e potere. Per tal modo otterremo influenza sopra
quanto ci circonda e ci renderemo arbitri dei loro destini. Se l'oro è
la prima potenza di questo mondo, la seconda è senza dubbio la stampa.
Ma che cosa può la seconda senza la prima? Siccome noi non possiamo
ottenere quanto dicemmo di sopra, senza il soccorso della stampa,
conviene che i nostri presiedano alla direzione di tutti i giornali
quotidiani in tutti i paesi.
Il possedere l’oro e i giornali ci renderanno gli arbitri dell'opinione
pubblica e ci daranno l’impero delle masse. Così, camminando grado a
grado in questa via, con la perseveranza che è la nostra grande virtù,
noi respingeremo i cristiani e renderemo nulla la loro influenza. Noi
detteremo al mondo ciò che deve credere, ciò che deve onorare e ciò che
deve maledire. Forse alcune individualità si leveranno contro di noi, ma
le masse, docili ed ignoranti ascolteranno noi e prenderanno le nostre
parti. Una volta che saremo padroni assoluti della Stampa, noi potremo
mutare le idee che corrono circa l’onore, la virtù, la rettitudine del
carattere, portando il primo colpo a quella istituzione tenuta fin qui
sacrosanta: la famiglia, e ne compiremo la distruzione. Noi potremo
estirpare le credenze e la fede per tutto ciò che i nemici nostri, i
Cristiani hanno fino a questo momento venerato; facendoci un'arma della
forza delle passioni, noi dichiareremo guerra aperta a quanto quelli
rispettano e venerano. Che tutto ciò sia ben compreso, notato, e che
tutti i figlioli d'Israele, ben si compenetrino di questi veri princìpi.
Allora la potenza nostra crescerà come un albero gigantesco, i cui rami
porteranno quei frutti che si chiamano godimento, ricchezza, potere, in
compenso di quella inferiore condizione che, per secoli, fu l'eredità
del popolo d'Israele.
Il nostro interesse richiede che noi almeno simuliamo zelo per le
questioni sociali che corrono,
quelle soprattutto che riguardano il miglioramento della sorte dei
lavoratori! ma in realtà gli sforzi nostri debbono tendere a renderci
padroni di quel movimento dell'opinione pubblica e a dirigerlo. La
cecità delle masse, la disposizione loro a darsi in balìa
dell’eloquenza, tanto vuota quanto sonora, che risuona nei trivii, ne
fanno una preda facile ed è per noi un doppio istrumento di popolarità e
di credito. Noi troveremo senza difficoltà fra i nostri, l'espressione
dei sentimenti fittizi e tanta eloquenza quanta ne trovano i Cristiani
sinceri nel loro entusiasmo. Conviene, per quanto è possibile, occuparci
del proletariato e sottometterlo a quelli che maneggiano il danaro. Con
questo mezzo noi solleveremo le masse a nostro piacere. Noi le
spingeremo agli sconvolgimenti, alle rivoluzioni, ed ognuna di queste
catastrofi farà avanzare di un gran passo i nostri scopi e ci
ravvicinerà all'unico nostro fine, quello cioè di regnare sulla terra,
come ci era stato promesso dal nostro padre Abramo». Roba — come si vede
— degna d'associazione a delinquere; altro che «nostro padre Abramo»!
Non per nulla San Giovanni Crisostomo, nel suo «Sermone contro gli
Ebrei», afferma, esplicitamente: «La Sinagoga è un luogo di convegno per
dei criminali».
(1) Jore dea, 2 Hagah.
(2) Chi ha acume d'intelletto già intravede i veri fini che nascondono
certe leggi di riforma agraria. Non si mira al palliativo della sorte
dei contadini, bensì all'annientamento di chi possiede le terre.
(3) Dopo tale fiore di dottrina, mi sembrerebbe doveroso fare un po' di
statistica, per renderci conto a quanti mmontino gli Ebrei che, ai dì
nostri, esercitano l'arte medica, specie negli ospedali, cominciando dal
Presidente degli Ospedali Riuniti di Roma, il medico giudeo D. Tedeschi.
Forse ne potrebbe venire fuori una sorpresa.
XIII
Sotto il giogo d'Israele
Abbiamo avuto uno scrittore giudeo, G. Dalma, il quale ha avuto
l'impudenza di stampare in un suo libro, dal titolo «La verità sugli
Ebrei», che i Giudei sarebbero alla direzione dei movimenti operai, con
lo scopo umanitario di emanciparli dalla condizione disagiata in cui si
trovano, quasi paragonandosi all'opera di Redenzione operata da Gesù
Cristo. Ma se sono saturi di odio contro tutti coloro che non sono della
loro stirpe, come trabocca dagli nsegnamenti del «Talmud»! Ci dica
questo signore, come concilia la sua affermazione con i seguenti
insegnamenti talmudici: «Se un ebreo vede un goi presso a morire, lo
uccida. Se un goi si trova presso un pozzo, gittavelo dentro» 1.
«Ordiniamo che ogni giudeo maledica tre volte al giorno il popolo
cristiano». «Non facciano né bene né male ai pagani, ma procurino, con
ogni mezzo, di togliere dal mondo i cristiani»2. Ci fanno inoltre sapere
in che modo abbiamo da essere tolti da mondo, con le parole: «cristiani
hanno da essere scannati come le bestie»3. Per salvarci dalle mani dei
Giudei non basta essere persona innocua, dabbene, benefica; perché l'Abhoda-Zarah
dichiara che «il migliore fra i "goim" merita la morte»4. Si legge, in
un volume del Dr. Rohling, «Exposé du Talmud», questo grave tratto
talmudico: « Il Messia renderà ai Giudei l’autorità suprema. Tutti i
popoli li serviranno, e tutti i regni saranno a loro soggetti. Allora
ogni giudeo avrà 2.800 schiavi. Tutti i popoli accetteranno la fede
giudaica. I soli cristiani non avranno parte a questa grazia; ma saranno
tutti sterminati». Il nominato autore, nel riportare il passo citato, si
esibisce di pagare una grossa somma a chiunque potesse provare, che una
sola parola del testo surriferito non corrisponda a quello originale.
Udite cosa afferma il Buxtorf (senior) ch'è il più grande studioso del
rabbinismo — nel suo lavoro «Synagoga Judaica» (Basilea, 1603, p. 24):
«Abbattere la religione Cristiana è l'unico fine dì tutte le azioni e di
tutte le preghiere d'Israele». Sino dal tempo del Rinascimento, il
Vescovo Simone Maiolo, nel suo famoso libro «De perfidia Judaeorum»
definiva i Giudei: «Traditori, ribaldaglia la più scellerata del genere
umano, esercito di arpie, gente da forca (furciferi), flagello dei
galantuomini, indegna di essere tollerata».
San Girolamo, un competente in materia ebraica, nel primo libro sopra
Amos scrive: «I Giudei, conservando l'antico furore e l'antica ira,
anche ora nelle loro Sinagoghe bestemmiano il nome cristiano sotto il
nome di Nazarei; e purché riescano ad ammazzarci sono contenti di essere
anche bruciati vivi». E ancora (nel libro secondo sopra Isaia)
ribadisce: «E' loro consuetudine maledire, per tre volte al giorno i
cristiani, lanciando contro di essi delle imprecazioni nelle Sinagoghe».
Siccome tale sentenza è ultra confermata dall'esito degli avvenimenti,
ne risulta quanto sia anacronistico il fatto, che popoli cristiani si
scelgano per loro dirigenti persone di stirpe israelita. Il che ben ci
attesta quanto grande sia la nostra incoscienza su gli obiettivi
dell'ebraismo, o altrimenti, fino a quale grado siamo succubi di
diabolico inganno. In certi casi gli Ebrei, per meglio celare l'odio che
nutrono contro i Cristiani o per ottenere dei vantaggi, arrivano a farci
anche delle beneficenze, fraternizzano con noi, partecipano alle nostre
feste. E ciò in esecuzione delle seguenti prescrizioni talmudichc:
«essere lecito far del bene anche ai cristiani, però quando può questo
giovare alla sua tranquillità e a meglio celare l'inimicizia verso i
cristiani»5. «In questo caso può il giudeo eziandio partecipare alle
feste dei cristiani; ma solo nell’intento di nascondere meglio l'odio
suo verso di essi, a mo' degli ipocriti (sic)6. Conosciute simili
prescrizioni, oh quanto appaiono ingenui tutti coloro che si lasciano
persuadere dalle calcolate beneficenze giudaiche! E’ stata, più avanti,
menzionata l'altra espressione: «Se i non ebrei conoscessero quello che
noi insegniamo a loro riguardo, ci avrebbero senz'altro sterminato». Se
essi insegnassero l'umanitarismo, perché mai dovrebbero temere lo
sterminio? Dalla loro opera umanitaria e di redenzione, abbiamo avuto
un'eloquente testimonianza in quei paesi, in cui riuscirono a prendere
il sopravvento e ad imporsi, quali la Russia, dove — come si legge in
una statistica pubblicata dal «Russkaja Mysl», giornale russo stampato
in Francia, nel numero 30 del Novembre 1947 e da altre fonti — ben si
vede «di che lagrime grondi e di che sangue» la rivoluzione comunista:
— Per le guerre combattute dal 1917 al 1945, (vittime umane) ………………………….
18.358.000
— Per la fame causata dal regime nel 1921-22 e 1930-31…………………………….…..
13.000.000
Fucilati:
— Arcivescovi.……………………………………………………………………………………... 50
— Preti.…………………………………………………………………………………………. 4.860
— Maestri e Professori…………………………………………………………………………. 7.824
— Medici ………………………………………………………………………………………. 8.920
— Ufficiali di Polizia………………………………………………………………………….. 65.000
— Ufficiali dell'Esercito……………………………………………………………………….. 75.490
— Funzionari…………………………………………………………………………………. 120.800
— Soldati………………………………………………………………………………………360.000
— Intellettuali………………………………………………………………………………… 420.000
— Guardie municipali e Gendarmi…………………………………………………………... 480.000
— Operai …………………………………………………………………………………….. 692.000
— Aggiungendovi l'enorme numero dei contadini fucilati per la loro
resistenza al regime.. 8.707.056
——————
si ha un totale di vittime……………………………………………………………... 42.300.000
Il Dipartimento di Stato di Washington ha pubblicato (Sett. 1952) un
opuscolo in cui, sulla scorta di varie testimonianze raccolte dalla
Commissione speciale dell'O.N.U. (sessione di Ginevra), si afferma, che
è lecito fare ascendere fino a 20 milioni il numero di individui tenuti
prigionieri nei campi di lavoro coatto dell'Unione Sovietica. Questa la
realtà cruda, che balza agli occhi, del paradiso rosso di Lenin. Orrori
della stessa natura, ed in certi casi più gravi, si ripeterono nella
Spagna marxista, al tempo del feroce massacratore di Cristiani, l'ebreo
Negrin, sotto il cui governo — servendosi di masse popolari, dal
giudaismo avvelenate e inferocite — ventimila religiosi, tra preti,
frati e suore, furono trucidati, bruciati; trentamila, tra chiese e
conventi, incendiati; centinaia di migliaia di Cristiani uccisi. Sulla
piazza Catalogna a Barcellona, 900 nazionalisti vennero fucilati dai
rossi davanti alle loro mogli ed alle loro madri. Dal periodico «La
Divina Parola» del 25 aprile 1920 si rileva, come in Ungheria, durante
la reazione antibolscevica contro l'israelita Bela Kuhn — che con altri
30 correligionari costituivano quel governo, su 35 membri di cui era
composto — sono stati trovati cadaveri di frati e di monache ammucchiati
alla rinfusa nei sotterranei. I diplomatici esteri, chiamati dal popolo
a constatare «de visu», hanno attestato di aver veduto coi propri occhi
non pochi cadaveri di religiosi e di religiose col Crocifisso, solito a
portarsi da loro sul petto, piantato nel cuore e con i grani delle
corone conficcati a colpi di martello intorno al capo ed alle tempia. La
rivista settimanale «Time», nel numero del 6 marzo 1956, afferma, come,
in Cina, in cinque anni di dominazione comunista, siano state uccise 20
milioni di persone e, per di più, 23 milioni siano trattenute nei campi
di lavoro forzato 7. Sorvolando di ricordare le atrocità inaudite
avvenute nel Messico rosso, al tempo del massone Calles, ed in cui pur
vedemmo piombare l'immancabile Leone Trotzky, che però vi rimise la
vita, per non tediarci oltremodo in una disgustosa disamina, basterà
affermare, come in tutti i paesi ove è riuscito a trionfare il regime
comunista, si manifestino gli stessi fenomeni di grave oppressione per i
«goim», con effettiva direzione ebraica: fucilazioni, impiccagioni e gli
orrori dei campi di lavoro coatto. A proposito dell'uccisione di Trotzky,
bisogna osservare come il gioco giudaico, sebbene in sostanza riesca,
non è sempre scevro di pericoli, in quanto può, in alcuni casi, venire
in urto con influenti «goim», che riescono talora a scoprire certi
trucchi troppo spinti, e non vogliono digerire certe teorie troppo
stridenti. In questi casi — quali martiri dell'idea ebraica — essi
possono andare incontro alla prigione ed alla stessa morte. Gioverà pure
non dimenticare, che gli Ebrei non hanno patria. La patria degli Ebrei
sono i quattrini. L'ebreo Russo e l'ebreo Americano sono fratelli, e
così sono, fra di loro, gli Ebrei sparsi per tutto il mondo. Chiaro, è
quindi, che si debbano considerare stranieri, tanto più che oggi è stato
costituito lo «Stato d'Israele» e, nei paesi che li ospitano, essi non
si assimilano giammai coi cittadini del luogo, come sarà in pieno
mostrato nel capitolo successivo.
(1) Tal. Bab. Trat. Abosda Zara f. 26, c. 1.
(2) Cfr. Dr. Martinez nella sua opera «Le Juif, voilà l'ennemi», p. 139.
(3) V. Zohar II, 119 a).
(4) Abhoda-Zarah 26, b, Tosephoth.
(5) V. Maimonides in Hilkhtoh Akum X, 6.
(6) V. Iore dea 148, 12 Hagah.
(7) Cfr. giornale «L'Osservatore Romano» 19 aprile 1956, p. 3.
XIV
Testimonianza autorevole
Bene chiarisce la realtà di quanto affermasi, la testimonianza che ci
offre l'ebreo Daniele Pergola, il quale non fu un ebreo qualsiasi bensì
un rabbino della Sinagoga di Torino nonché professore di Università.
Egli — essendosi convertito al cristianesimo — illustra, con assoluta
competenza, il pensiero e l'azione dei Giudei, in un opuscolo dal titolo
«Gli ebrei popolo reietto e maledetto da Dio» (Torino 1886). Ecco quanto
vi si legge: «L'ebreo si considera straniero nel paese dove nacque.
Dunque dal punto di vista legale gli ebrei non possono godere i diritti
civili e politici, non possono considerarsi cittadini dello Stato in cui
nacquero. E' questa la ragione per cui a Pietroburgo, come a Bucarest si
negano loro tali diritti. Chi fa voti per tornare a stabilirsi in un
paese che mai conobbe, prova con ciò di non amare quello in cui nacque,
ed è assurdo ed ingiusto conferire diritti di cittadinanza a chi tiene a
vile la cittadinanza stessa. Uno straniero educato che riceve ospitalità
in casa altrui, si uniforma agli usi della famiglia che lo ricetta, non
deride (ingrato!), non bestemmia (crudele!) chi gli fa del bene. Anziché
tradire l'ospitalità che ricevono dovrebbero provare gratitudine verso i
loro benefattori. Per contrario, essi sprezzano i popoli, presso i quali
trovano generosa ospitalità e non di rado trovan modo di arricchirsi
senza durare gran fatica. Li bestemmiano continuamente: deridono la loro
religione; tradiscono insomma nel più scellerato modo la ospitalità che
ricevono. Che il cattolicismo proibisca la vendetta ed obblighi ad amare
incondizionatamente gli amici come i nemici, secondo gl'insegnamenti del
Vangelo, è cosa fuori dubbio che ognuno conosce, tranne gli ebrei che
respingono il Vangelo stesso, cui debbono la loro salute. Ma che i
governi detti civili abbiano a tollerare tanta barbarie e permettere,
anzi, premiare, uno scandalo siffatto, conferendo loro pubbliche
onorificenze, elevando alle più alte cariche dello Stato i nemici della
Patria e dell'umanità (tutte le posizioni più elevate sono occupate da
israeliti), questo è scandalo che potrebbe durare soltanto, se il mondo
dovesse continuare a camminare sempre, come da lungo tempo cammina,
colla testa per terra e le gambe per aria. Ma giova sperare che i
governi comprenderanno alfine che questo stato di cose non può durare.
Il giudaismo è delitto e non religione. Il giudaismo non è una
religione, ma scuola di delitti e d'empietà. I fedeli della Sinagoga
pregano tre volte al giorno e domandano sempre a Dio le stesse cose,
cioè: 1°) Vendetta contro i «goim» (o nazioni del mondo). 2°) Pronta
venuta di un Messia politico per ricondurre a Gerusalemme gli esuli d'Israello.
Diamo la formula di confessione che recitano due volte al giorno: «O Dio
nostro e Dio dei padri nostri, giunga a Te la nostra orazione e non Ti
nascondere per non ascoltare la nostra prece: perocché noi non siamo
mica sfacciati ed ostinati al punto da vantarci giusti, immuni da colpa;
anzi peccammo noi e li padri nostri; noi siamo colpevoli, traditori,
ladri, spudorati, ingiusti, empi, arroganti, bugiardi, buffoni, ribelli,
spergiuri, perversi, trasgressori, ostinati, corrotti e corruttori». E
se un Ministro di Grazia e Giustizia, prendesse a studiare la questione
e giudicasse l'ebreo inabile al giuramento, giuridicamente incapace di
testimoniare dinnanzi al magistrato, indegno di coprire un impiego
pubblico, indegno anzi di vivere in mezzo a popoli civili; che ci
sarebbe a ridire se ciò accadesse? Non sarebbe questa una misura
pienamente giustificata dall'indole criminosa del culto ebraico?
Confrontando l'antica legge mosaica col Vangelo, vediamo che questo mira
all'affratellamento di tutti i popoli, considerando Iddio un padre
amoroso di tutta l'umana famiglia, ed ognun sa che un buon padre
desidera la pace tra i suoi figli; quella, invece, fa di una ciurmaglia
numerosa di predoni il popolo prediletto di un Dio furente, geloso e
vendicativo, il quale impone ai suoi devoti lo sterminio di tutti i
popoli pagani».
XV
Il crimine, norma del giudaismo
Dopo aver inteso le direttive trasmesse dal Principe degli Ebrei, il
quale li consiglia di servirsi della medicina per togliere la vita ai
Cristiani: resoci, soprattutto, conto dell'odio spietato che nutrono
contro l'umana società e della capacità che hanno di operare su vasta
scala, penso, non voglia essere troppo azzardato se si dubita, che la
stessa «Classe Medica» non sia, per avventura, anch'essa influenzata
dalla setta massonica, o, altrimenti, dai dolosi insegnamenti impartiti
da professori giudaici. In tale caso — obbedendo questa
(inconsapevolmente) agli ordini del Sinedrio — chissà che i medicamenti
che ci apprestano, anziché tornarci di giovamento non ci siano deleteri?
o, per lo meno, verso quanti agli Ebrei sono invisi? Siamo proprio
sicuri che la morte di Stalin, di Gottwald e dei Generali sovietici,
siano state morti naturali, o non piuttosto provocate ad opera di
delittuosi retroscena? Finché Stalin pensava a fare soltanto
l'entusiasta del Comunismo (come da chi comandava dietro le quinte era
voluto) ogni cosa filava a gonfie vele; tutto l'onore, la gloria era la
sua, egli era il padre dei popoli. Ma il giorno che costui ha voluto
vedere le cose troppo in profondità, e s'è accorto che l'U.R.S.S. è
piena di traditori e di spie, e che medici ebrei avevano ucciso i
comandanti dell'Armata Rossa — fedeli creature di Stalin — le cose hanno
mutato d'aspetto.
In conseguenza di ciò, essendosi scatenata, nei paesi sovietici una
persecuzione antisemitica molto seria, gli Ebrei hanno detto: a che
gioco giochiamo? I padroni dell'U.R.S.S. siamo noi. Tu, Stalin, dovevi
soltanto essere una persona figurativa da noi manovrata, ed ora fai sul
serio. Il fatto è che Stalin è morto... perché ha avuto l’emorragia
cerebrale. A breve distanza è morto anche Gottwald, Presidente della
Ceco-Slovacchia, il quale aveva fatto impiccare, in quei giorni, non
pochi Ebrei sulle forche di Praga... perché ha avuto la polmonite. Ma ci
rendiamo conto che il giudaismo, con in mano la stampa mondiale, ci fa
credere tutto quello che vuole? Ha facoltà di occultare o travisare
qualsivoglia delitto a beneplacito? Di innalzare o di atterrare le
persone che vuole? Spesso — a mezzo della stampa, propaganda ed intrighi
— si creano artificiosamente falsi idoli massonici, cui si erigono
monumenti, con l'unico fine di mantenere nell'inganno la gente del tutto
ignara. A persuaderci maggiormente degli effetti malefici della Stampa —
in mano ai nemici della Croce e della Società — torna opportuno citare
l'autorità del Sommo Pontefice Pio XI che, nella Sua enciclica «Divini
Rcdemptoris» (c. 18), così si esprime: «Un terzo potente aiuto al
diffondersi del Comunismo è una congiura del silenzio in una grande
parte della stampa mondiale non cattolica. Diciamo congiura, perché non
si può altrimenti spiegare che una stampa così avida di mettere in
rilievo anche i più piccoli incidenti quotidiani, abbia potuto per tanto
tempo tacere degli orrori commessi in Russia, nel Messico e anche in
gran parte della Spagna, e parli relativamente così poco d'una sì vasta
organizzazione mondiale quale e il Comunismo di Mosca. Questo silenzio è
dovuto in parte a ragioni dì una politica meno previdente, ed è favorito
da varie forze occulte le quali da tempo cercano di distruggere l'ordine
sociale cristiano». Oggi sull'U.R.S.S. regna Malenkow. Chi è costui?
Salvo che non sia un ebreo — il che è molto probabile — logicamente,
altro non potrebb'essere che un tribuno della plebe, un fanatico del
comunismo, un povero zimbello in mani ebraiche. Tanto è vero che ha
immediatamente riabilitato i medici ebrei sotto processo — già rei
confessi — dichiarato che, contro la stirpe giudaica non v'è nulla
d'eccepire, e riallacciato le relazioni diplomatiche con lo Stato
d'Israele. Per ultimo è stato eliminato anche il georgiano Beria. In
merito, però, a tali avvenimenti, sarà bene non dimenticare come, fin
dal 1937, Stalin aveva avuto la sensazione del tradimento giudaico,
facendo condannare alla fucilazione ben 16 dei maggiori esponenti
dell'ebraismo, che avevano avuto «magna pars» allo scoppio della
rivoluzione, quali un Trotzky, un Zinovieff, un Kameneff, un Rosenfeld,
un Kerensky, ecc. Aveva scoperto che costoro, mentre da una parte
gridavano «popolo, popolo» dall'altra stavano in continua relazione coi
grandi capitalisti ebrei degli Stati Uniti. Udimmo, nello svolgimento di
quel Processo, il Procuratore di Stato, Viscinski. (morto a New York di
morte improvvisa, a breve distanza dalla fine di Bcria), scagliarsi con
veemenza contro i sunnominati, bollandoli con le parole: «Nemici del
proletariato, falsi comunisti, criminali, mistificatori, pazzi, cani
idrofobi, schiuma della malavita, venduti, predatori». Come poi su
l'U.R.S.S. si sia fatto profondo silenzio verso gli Ebrei si può
spiegare col fatto: o che Stalin aveva creduto di avere totalmente
estirpato ogni pericolo giudaico, per cui si riteneva di potere ormai
star tranquillo, ovvero, per la grande prudenza, usata in seguito, nel
loro comportamento. Dopo avere scritto i suaccennati apprezzamenti circa
il successore di Stalin, e che lascio come sono, giunge notizia della
sua sostituzione con Bulganin. Come si spiega? Certo, non è facile
vedere chiaro nelle manovre del giudaismo, maestro per confondere le
idee. Comunque, si potrebbero fare due supposizioni: Potrebbe darsi che
l'avvento di Malenkow abbia solo servito a porre termine — come si è
detto — alle persecuzioni antisemitiche e alla riabilitazione dei medici
ebrei; mentre l'assunzione di Bulganin potrebbe significare, tanto una
riscossa vittoriosa della corrente staliniana nell'esercito, o
altrimenti una disposizione prudenziale perché non dia troppo all'occhio
l'invadenza giudaica, mettendo alla direzione un camuffato agente degli
Ebrei. In tal caso sarebbe come dire: se non è pane è pancotto. Ciò
considerato, nulla appare di più logico come adesso, a Mosca, s'inveisca
contro l'opera di Stalin e si rimettano sul candelabro i giudei, già da
questi epurati, quali i Trotzky e compagni, i Bela Kuhn, i Slansky, le
Anna Pauker, ecc.... Abbiamo visto, nei capitoli precedenti, come a Sir
John Radcliff, la pubblicazione sul «Le Contemporain» del discorso
tenuto a Praga dal rabbino Reichhorn in occasione del «Kaleb», ebbe a
costargli la vita. Ora, non sarà ozioso aggiungere, come il giurista
sassone Eckert, dopo la pubblicazione della sua opera «La massoneria nel
suo vero significato», fu ucciso per mano di un misterioso assassino1.
Di morte non molto diversa (cioè per veleno) perì pure Gougenot des
Mousseaux, autore di «Les Juifs, le Judaisme et la Judaisation des
peuples chrétiens»2. «Il fatto di parlare di questioni, riferentesi ad
Ebrei e massoni — scrive A. Netchovolodow nel suo libro «L'empereur
Nicolas II et les Juijs3» — mette immediatamente ogni investigatore in
faccia al mistero di questo silenzio voluto e della falsificazione della
verità; e se riesce a germinare l'opera sua, superata la difficoltà di
trovare l'editore che la pubblichi e la divulghi, deve affrontare il
pericolo di soccombere o per veleno, o per un colpo di rivoltella, o per
accidenti provocati da mano misteriosa». Si potrebbe qui documentare,
con una sequela di nomi e cognomi come, non di rado, si scorga, fra
persone di stirpe giudaica, gl'ispiratori o gli esecutori di attentati,
coloro che esercitano lo spionaggio e il tradimento, e, quasi sempre, i
direttori dei moti rivoluzionari 4. Recentissimo caso: negli
sconvolgimenti in Argentina, del Giugno 1955, quel Ministro
dell'Interno, il giudeo Borlenghi, dopo aver ordinato a suoi funzionari
di Polizia (in seguito arrestati) di incendiare una bandiera nazionale,
ne attribuisce la colpa ad elementi cattolici, col risultato che sono
bruciate 70 Chiese e viene scatenata la rivoluzione. Vedendo, poi,
sventati i suoi disegni — che purtroppo si sono attuati — abbandona
precipitosamente Buenos Aires per Montevideo il 2 Luglio5. In merito
agli attentati, si consideri, ad esempio, l'allentato di Serajevo,
perpetrato il 28 Giugno 1914 dallo studente ebreo Gabriele Princip, il
quale uccise a revolverate l'arciduca Francesco Ferdinando e la
consorte. Quell'assassinio fu talmente premeditato da fare scoppiare la
«conflagrazione europea», con conseguente sparizione d'una sequela di
Imperi e di Regni. Che se poi si volesse considerare più a fondo, si
dovrebbe convenire come anche la «guerra mondiale» — Danzica insegni —
fu uno strascico di quegli atomici colpi di rivoltella. Ma non basta: se
il mondo intero è ancora oggi in orgasmo causa il pericolo comunista —
la fonte d'origine si dovrebbe sempre ricercare in quanto avvenne a
Serajevo. Chi vuole rendersi maggiormente conto del folle modo di
operare dei Giudei, è invitato a leggere un interessante studio, dal
titolo «La morale giudaica», pubblicato nella rivista «La Civiltà
Cattolica» nel 1893, serie XV, vol. V, p. 145. Si apprenderanno cose di
tale gravità e provate con tale documentazione da far trasecolare. Anzi
ritengo necessario, che qualcuno assuma l'iniziativa di farlo
interamente ristampare, perché, mai come oggi, il conoscere quanto vi è
scritto rivistì carattere di maggiore attualità ed urgenza.
(1) Cfr. «Die
Freiermauer von Leipzig» del 17 Dicembre 1864.
(2) Cfr. Albert Muniot, «Le crime rituel chez les Juifs» Parigi 1924,
pp. 120-321.
(3) I. Vol. Etienne Chiron, edit. Paris, p. 67.
(4) Il noto scrittore Leo Taxil, nella sua opera «Les assassinats
maçonique», tesse un lungo catalogo di personaggi assassinati, ad opera
della setta massonica. E chissà, che ancora l'assassinio di Kennedy, non
sia stato predisposto da una oscura congiura ebraica e massonica?
(5) Dal giornale «L'Osservatore Romano» del 10 Luglio 1955.
XIV
Il fosco avvenire
Esaminata, così, la questione, in senso generale, sarà ora di estremo
interesse fissare un po' lo sguardo, sulla condizione terribile nella
quale, al presente, tutti ci troviamo per opera dei Giudei. Visto che
ormai costoro, tengono saldamente in pugno i fili, tanto da parte della
Russia (in modo diretto), come anche da parte degli Stati Uniti (in modo
indiretto, attraverso la Massoneria) essi potrebbero, quando il momento
sarà maturo, scatenare ancora una terza conflagrazione mondiale, tra gli
Stati cosiddetti capitalisti contro quelli già asserviti al comunismo.
Ed eccoci giunti alla tremenda conclusione, che, purtroppo, per la
maggior parte dell'umanità, è impensata ed incredibile: Il Comunismo,
confidando, oltre che nel numero e nella potenza, più ancora nell'azione
di quinte colonne, ma, soprattutto, avvalendosi dell'ausilio della setta
massonica che, ciecamente e sempre, obbedirà agli ordini e alle
direttive venute dall'alto, sarà vittorioso!... Qui, il comunista ed il
capitalista sorrideranno entrambi: il primo perché, qualunque sia il
mezzo, vedrà confermata la sua fede nel trionfo finale della sua
dottrina, alla quale ciecamente crede: il secondo sorriderà di
scetticismo, non volendo credere alla mia asserzione che sconvolge tutti
i suoi giudizi su uomini ed avvenimenti, su previsioni e realtà.
Purtroppo — devo ancora ripeterlo — noi non crediamo che una sola mano
dirige ad un solo scopo la stampa, la magistratura e le influenze
politiche, e tutti siamo pienamente convinti di combattere ciascuno per
i propri interessi e i propri ideali. Ma guai agli Americani, guai a
tutti, che crediamo ad occhi chiusi alle promesse provenienti da
personalità giudaiche, senza riflettere che costoro, da autentici
farisei, mentre mostrano di essere nemici spietati del regime comunista,
in realtà mirano e lavorano perché si affermi nel mondo intero la
«Repubblica Universale Comunista» sotto la loro direzione, come
precisamente dall'ebraismo è stato deliberato: mentre strepitano per
l'avvento della pace organizzano la guerra: mentre ostentano eli
difenderti ti vogliono uccidere. C'è da tremare al pensiero, come
l'obbedienza massonica è tale, che se un generale massone riceverà dalla
setta l'ordine preciso, in una data battaglia, di indietreggiare, egli,
obbedendo a questo ordine, immediatamente indietreggerà!!!
In tal modo si spiegano tanti inesplicabili rovesci militari. Si fanno
perdere o vincere le guerre secondo precisi disegni prestabiliti. Si
legge su una rivista massonica1 la seguente asserzione: «Le leggi stesse
della guerra piegano sotto la potenza massonica. Ciò che non possono né
i Re, né i Capitani, un solo segnale massonico lo può fare». Su tale
proposito valgano, a classico esempio — «et ab uno disce omnes» — le
gesta di Napoleone Bonaparte, che, figlio della Rivoluzione nonché capo
della Massoneria francese, altro non fu che un fedele esecutore degli
ordini della setta. E che voleva la setta? a che mirava l'ebraismo?
L'ebraismo volle fortificare Napoleone onde servirsene — mediante la
creazione di una grande armata — per abbattere l'assolutismo zarista,
che ostacolava in Russia la dominazione massonico-ebraica, già in atto
nella restante Europa. Infatti, le guerre napoleoniche si risolsero in
altrettante vittorie, non perché il Bonaparte fosse un genio di guerra
come tutto il mondo crede, ma per il semplice fatto, che i Generali
europei, contro i quali Napoleone combatteva, avevano l'ordine massonico
di abbassare le armi alla di lui avanzata. In realtà, nel 1806, si
videro in Prussia (in cui la massoneria era dominante), le fortezze
meglio difese, forti di 15-20 mila uomini, cedute in balia di un pugno
di nemici, alla prima intimazione, senza neppure scaricare un fucile2. E
poi ci si parla di grande gloria! Ah! Se si conoscessero i retroscena!
Non essendo il Bonaparte riuscito allo scopo, quale limone spremuto,
venne gettato nell'isola di S. Elena. Col Congresso di Vienna del 1815,
tutto ritornò allo stato preesistente. (Purtroppo, anche la Russia —
ultima fra le grandi Potenze — cascò fra le grinfie del giudaismo nel
1917). Resoci conto di ciò, c'è da domandarsi: Chi dunque, in effetti,
comandano gli eserciti in tempo di guerra? I Re o i Gran Maestri? E'
ammissibile che tanti figli di madre (convinti di combattere pel proprio
paese) debbano essere adoprati come massa di manovra, ovverosia carne da
macello, per servire gl'interessi di gente diabolica nascosta
nell'ombra? Non sarebbe più logico scolpire su le lapidi dei caduti la
frase: «Vittime d'oscuro potere» anziché «Morti per la Patria»? Chiusa
la necessaria parentesi, badino, però, i massoni — i quali oggi fanno a
gara per meglio servire la massoneria perché più si arrotondano la
pancia — che domani, nel trionfo del comunismo, cioè dell'ebraismo, essi
saranno i primi ad essere eliminati senza pietà, come si verificò in
Russia, dove 420 mila intellettuali subirono la fucilazione. Gli Ebrei,
per la condotta del loro gioco, una volta raggiunto il potere col
comunismo, non vorranno più intorno a sé gente che può dare fastidio, ma
solo delle masse amorfe ed abbrutite. Si osservi, intanto, come il
meccanismo ebraico, giovandosi della serva massoneria, ha funzionato
finora in maniera perfetta, e tutto ha disposto meravigliosamente per
raggiungere lo scopo finale. Avete mai fatto caso come gli ex-Presidenti
degli Stati Uniti, Roosvelt, Truman, così anche Churchill, Eden e altre
personalità politiche e militari siano tutti massoni, sotto l'influenza
ebraica? Avete notato che, pur essendo costoro, più o meno sinceramente
anticomunisti, in realtà, obbedendo alla direttiva della setta, la loro
azione non si risolve ad altro che a facilitare il trionfo di Israele
nel mondo? Guardate in qual modo i Giudei, attraverso la massoneria
inglese, hanno lavorato in Inghilterra! Finché si trattava di debellare
la Germania, la quale impediva l'espansione dell'ebraismo, hanno fatto
agire il partito Conservatore. Ora, che abbattuto l'ostacolo si tratta
d'imporre il bolscevismo nel mondo, fanno agire il partito Laburista.
Tale fatto già implica statizzazione di banche e d'altri importanti
organismi, onde potere manovrare a beneplacito i capitali altrui, in
attesa di potersene totalmente impadronire, mentre l'iniziativa privata
sparisce e lo Stato totalitario avanza. E' vero che, per un periodo, è
tornato in auge — per pochi voti — il partito Conservatore, ma intanto
l'efficienza difensiva dell'Impero è stata indebolita e le sue posizioni
sono state controllate.
(1) «Globe Franc-maçon» del 1842, anno 3°, voi. III, p. 446.
(2) Cfr. riv. «Ln Civiltà Cattolica» anno 1884, serie XII, vol. VI, p.
756.
XVII
L'attuale situazione militare
E qual'è oggi la situazione militare? E' spiegata in poche parole: Da
una parte immensi eserciti, armati fino ai denti, dall'altra popoli
affatto disarmati. Difatti al di là della cortina di ferro, la Russia,
che ha mantenuto integre le sue truppe, tiene su piede di guerra milioni
e milioni di soldati. Lo stesso dicasi dei paesi satelliti, della
Jugoslavia e della Cina comunista. Al di qua vediamo, invece, la Francia
e l'Italia con eserciti ridotti a poche divisioni, l'Inghilterra ha
smobilitato il suo Impero, gli Stati Uniti hanno mandato a casa i propri
soldati. Per di più, le nazioni europee occidentali, sono divise tra
loro da vecchi antagonismi e diversità di vedute, la Germania sezionata
in due tronconi, l'America latina assente, le colonie in rivolta....
Presentemente il potere giudaico concentra i suoi sforzi a sommovere i
Popoli arabi e ad imbrogliare l'India. In merito agli Arabi, si noti la
tattica usata con essi per trarli in inganno. La giudaica Russia,
constatata la refrattarietà degli Islamici alle idee comuniste, ma,
soprattutto, visto il pericolo di distruzione incombente su lo Stato
d'Israele ad opera dei popoli confinanti, che fa? Simulando inimicizia a
Israele e tenerezza agli Islamici, invia a quest'ultimi donativi d'armi
e munizioni. Risultato? 1) Ha ottenuto la simpatia di questi popoli e,
in conseguenza, penetrazione fra loro dei principi sovietici. 2) Le
armi, già inviate all'Egitto e ammassate nel Sinai, sono, in realtà,
andate a terminare, intatte — in seguito alla triplice aggressione
subita dagli Egiziani — nello Stato di Israele, accrescendone oltremodo
la potenza. 3) Detto Stato si sentirà, d'ora in poi, più sicuro in
quanto, coloro che ne volevano 'annientamento ci dovranno adesso pensare
due volte prima d'attuarne il proposito, sapendolo formidabilmente
armato. Dalle ultime notizie giornalistiche, sembra, si stia ora
profilando un intervento economico americano nei paesi del Medio
Oriente. Ciò, secondo me, è un gioco di bussolotti, un rinforzo
dall'altra sponda. Chissà che, fra gli altri fini, non si nasconda anche
quello di spingere i Popoli islamici a lottare fra loro, lasciando, per
tal modo, in pace lo Stato di Israele? Abbiamo testé assistito, alla
guerra scatenatasi fra Israele e i Popoli arabi, con la fulminea
vittoria di Israele. Ma ciò era logico avvenisse, in quanto gli Arabi
non sono consapevoli che, dietro ad Israele, sta nascosta tutta la
potenza degli Stati Uniti e della Russia, la quale ultima, mentre
ostenta di aiutare gli Arabi, in effetti, li imbroglia e favorisce
Israele. E poi, chissà che non ci sia stato il tradimento anche da parte
di dirigenti arabi? E' tattica antica degli ebrei di tenere il piede su
due staffe, come, in seguito, avremo modo di constatare. Esaurita la
opportuna digressione e tornando a quanto già si diceva, se, dunque, la
situazione militare del mondo si presenta come quella che si è avanti
prospettata, chi può negare che gli Stati comunisti, uniti sotto una
ferrea dittatura, potrebbero, in qualunque momento lo vogliono,
marciare, senza trovare ostacolo notevole, verso occidente o verso il
sud; arrivando in quattro giorni a Parigi, o a Teheran, o ad Hanoi,
accolti trionfalmente dai comunisti locali? (Tanto, scrivevo nel 1944).
Essi ci vanno semplicemente saggiando ed esautorando, con la guerra
fredda in Europa o con la calda in Asia, per decidere dove e quando
convenga meglio lanciare il colpo più forte, salvaguardando le spalle.
Si tenga presente, che, per la conquista dell'Asia, di fianco al
maresciallo Mao Tse si trovava, nel '28-'31, il giudeo lettone Michael
Borodin-Grusenberg, e le grandi potenze non fecero nulla d'efficace per
salvare la Cina dalla invasione comunista. Si può, anzi, fondatamente
pensare che le armi, già inviate dall'ebraica America a Ciang Kai Shek,
con l'apparente fine di aiutarlo, abbiano, invece, avuto lo scopo
preciso di farle passare — come sono infatti passate — ai comunisti per
agevolarne il trionfo. E l'odierno intervento americano in Corea, che ha
imposto ai nazionalisti cinesi di non muoversi da Formosa, non potrebbe
forse significare una manovra, per spingere la Cina ad un armamento
sempre più efficiente ed aggressivo, che poi sarà rivolto anche a
fomentare guerre e guerriglie contro popoli confinanti? E le armi, che
oggi l'America spedisce a Tito, non potrebbero, pur esse, nascondere un
bel gioco, appunto per fortificare sempre più la potenza militare del
comunismo?1 La politica degli Stati Uniti — cioè della sua classe
dirigente — è, secondo me, il nemico numero uno: non fa che giovare alle
mire d'Israele ed a favorire la diffusione del comunismo nel mondo. Il
Kremlino non ha sede a Mosca bensì nella città di New York, dove pure si
trova la «B' nai B' rith», la quale manovra la «Massoneria Universale»,
nonché vi si vede ergere quella «torre di Babilonia» chiamala
l’«O.N.U.», che pur rappresenta la più grande manifestazione del ghetto
ebraico, come appresso, con prova schiacciante, sarà appieno mostrato.
Ci convince di quanto detto sulla Cina, il fatto gravissimo, che ogni
qualvolta Ciang Kai Shek poneva in fuga i comunisti, così che avrebbe
potuto riconquistare l'intero territorio al nazionalismo, ecco
verificarsi il nefasto intervento del gen. Giorgio Marshall — inviato di
Truman — il quale gli imponeva di concludere tosto coi rossi un
armistizio, pena l'embargo delle armi e munizioni e il congelamento dei
prestiti. Sì badi, che in tre diverse circostanze tale nefasto
intervento si è ripetuto: il 27 Nov. 1945, il 7 Giugno 1946 e l'8 Nov.
1946. Tirando la somma: altri 450 milioni di Asiatici passati al
servizio dell'ideologia marxista2. Che se poi, a quanto sopra, si
volesse aggiungere, come anche mezza Europa fu regalata a Stalin, per
merito dell'ex Presidente degli S. U. — il massone d'origine ebrea
Delano Roosevelt — nel malaugurato Convegno di Yalta, allora ben netta
si palesa l'amara realtà del doppio gioco americano. Ma siccome vale la
pena ragionare un altro po' su la fine dell'Impero Cinese, onde renderci
conto con quali satanici imbrogli un così grande paese fu costretto a
piegarsi sotto il gioco del regime comunista, penso, desterà maraviglia
l'apprendere che: a) lo stesso Ciang Kai Shek è un agente degli Ebrei,
vale a dire un autentico massone. Nell'Enciclopedia Massonica del
Lcnnhoff-Posner del 1932, pag. 1600, c'è la seguente notizia: «Ciang Kai
Shek, vittorioso generalissimo del Kuomintang, seguace di Sun Yat Sen, è
fratello nella Gran Loggia "Pagoda Lodge" del Massachussets»; b) il suo
primo consigliere, col rango di Generale di Brigata, è l'ebreo-massone
Moris-Abraham Cohen, oriundo del Sud Africa, chiamato dai Cinesi Me-She;
c) sua moglie, Mei Ling, ha pur essa, quale suo consigliere particolare,
l'ebreo Donald, oriundo australiano. Qui, è bene notare come il nominato
Moris-Abraham Cohen fu già — giusto quanto venne segnalato dal giornale
ebraico «Jewish World» del 25 Agosto 1927 — il collaboratore intimo del
Dr. Sun Yat Sen. Quest'ultimo fu appunto colui che — dopo aver creato un
movimento settario, a netto carattere massonico, il quale prese il nome
di Tung-Men-hui — abbattè, nel 1911-12, l'ultimo Imperatore della Cina e
costituì la Repubblica Cinese, che, da quel momento, non ebbe più pace.
Ho ritenuto cosa di sommo interesse specificare quanto sopra, perché,
penso, che nulla può essere più probabile come, la stessa tattica
verificatasi in Cina — cioè a dire col sistema di tenere il piede su due
staffe — possa ripetersi in Europa, allorché scoppierà la guerra fra
Oriente e Occidente. Truman — il quale oltre ad essere grado 33° della
massoneria americana è figlio di madre ebrea — a volere ben guardare,
non è che il megafono del Sinedrio e l'esecutore più valente delle sue
direttive. Direttive tali, che altri effetti non producono, se non un
crescendo di calamità sempre più gravi, ed insieme il più funesto
sconvolgimento di idee. Come non vedere nel cosiddetto «scandalo White»
— anche costui giudeo — già trapelare la verità di quanto affermo? come
Truman, fatto consapevole dell'attività spionistica del White, ciò
nonostante lo conservò in posti di responsabilità? e come, in seguito,
Eisenhower cercava di soffocare lo scandalo? L'avere permessa negli
Stati Uniti — Nazione, come s'è visto, in pugno ai Giudei — l'esecuzione
sulla sedia elettrica dei traditori ebrei, i coniugi Rosenberg, non
potrebbe occultare il doppio scopo, primo: di sconvolgere le idee a
quanti pensavano essere l'America un impero ebraico? E, secondo: per
accentuare, sempre più, verso i Giudei la simpatia dei comunisti, i
quali ammireranno fino a che punto essi si sacrifichino per la causa del
marxismo? Dello stesso genere è stata, ncll'U.R.S.S., la retrocessione
degli ebrei Kaganovic e Malenkow: si è voluto dare ai Popoli di oltre
cortina la sensazione, come colà i Giudei, non solo non hanno alcuna
voce in capitolo ma vi sono anzi perseguitati. A confermarci
maggiormente, come la politica americana giovi alle mire di Israele e
alla diffusione del comunismo, sarà opportuno ricordare quanto segue:
Allorché in Ungheria cadde Bela Kuhn, gli Stati Uniti imposero (ahi
tragica commedia!) come capo della Polizia ungherese l'ebreo Nathan
Horowitz, il quale, a sua volta, incaricò l'ebreo David Fleckenstein
dell'inchiesta sulle atrocità commesse da Bela Kuhn3. Perché mai
l'America non intervenne a difesa dell'Ungheria — come fece in Corea, in
Grecia, nel Vietnam — allorché, tale eroica nazione, dopo essere
riuscita a distruggervi il comunismo, si vedeva minacciata
dall'irrompere di cinquemila carri armati russi e gridava soccorso al
mondo intero? Nessuno si mosse. Evidentemente simile intervento non
rientrava nei piani del giudaismo. Ciò detto, oggi assistiamo all'ultima
novità: il Patto Nord-Atlantico. Cos'è? E' un'invenzione ebraica,
efficacissima agli obiettivi di Israele, portata a termine per mezzo
della serva Massoneria e con lo strepito della asservita stampa, una
delle tante truffe continuate, ammantate di solennità e di suasive
ragioni (come la Società delle Nazioni, l'O.N.U., l'Unione Europea,
ecc...). Tali truffe, nascondendo scopi del tutto opposti a quelli pur
magnifici enunciati, servono in realtà, per meglio imbrogliare e
controllare il complesso degli Stati aderenti, sia per ragioni belliche
come per quelle economiche. A suscitare il «casus belli», basterà che
l'ebraismo dia ordine alla massoneria d'una data nazione di sostenere un
determinato punto di vista, in opposizione a quello che verrà comandato
di sostenere un'altra. Le relative «stampe» soffieranno sul fuoco, ed
ecco i popoli muoversi ed il sangue correre. Quale artificiosità! E così
si fa la storia. Il «Patto», inoltre, giova a rafforzare le quinte
colonne comuniste, perché i partiti estremi avranno la possibilità e
l'occasione di farvi leva, per suscitare una psicosi di guerra e farci
su una grandiosa speculazione a proprio favore. Infatti, proclamandosi
essi i genuini difensori della pace, tenteranno di indurre, ove fosse
possibile, dalla loro parte tutte le oneste persone che giustamente sono
stufe di guerra e ne hanno orrore. Ne risulterà ancora un dannoso
azzuffamento fra i vari partiti politici, che porterà, di necessità, ad
un indebolimento generale, di cui non ci rendiamo alcun conto. Riguardo,
poi, ai solenni convegni cosiddetti dei tre, dei quattro, ecc..., non è
da porvi alcuna fede. Trattasi solo di comandate adunanze massoniche,
miranti a non altro che a farci cadere nell'inganno ed a confonderci le
idee. Ne abbiamo viste abbastanza di queste trappole, prima dello
scoppio dell'ultima guerra. E si badi che quanto è stato detto, sebbene
a prima vista possa sembrare arbitrario, è invece molto ragionevolmente
fondato sulla «forma mentis» ebraica, come avremo modo di convincercene
appieno, se considereremo, con seria attenzione, l'ultimo capitolo del
presente studio. Lì, toccheremo con mano, come gli Ebrei chiamano «loro
genio», il sapersi far servire dall'umanità per il conseguimento del
loro scopo, dopo averla contemporaneamente persuasa ed insieme truffata.
E' un fatto sintomatico il constatare come dalla Russia sia partito per
l'America, quale suo rappresentante all’O.N.U., l'ebreo-russo Jacob
Malik, mentre dall'America già partì, per manovrare nell'Europa
occidentale, presso i rispettivi Stati Maggiori, un altro
ebreo-americano portante lo stesso nome di Jacobs. Bisogna dunque essere
ben ciechi, per non vedere più che chiaro, come, tanto dall'America che
dalla Russia, sia sempre lo stesso Giacobbe (che significa Israele), il
quale dirige, nei posti di essenziale importanza, il complesso
orchestrale. Non sarà inutile qui aggiungere come, in prosieguo di
tempo, abbiamo potuto assistere alla venuta in Europa, in forma
ufficiale, di due altri personaggi ebraici degli Stati Uniti, con lo
scopo specifico di rendersi conto degli apprestamenti difensivi
dell'Europa anti-Stalin: l'ex Generalissimo Eisenhower e il Ministro
della difesa, Pace. Predisposto così il terreno come volevano, forse
allora vedremo la valanga sovietica marciare, a bandiere spiegate, alla
conquista della misera Europa. Dopo di che, vuol dire, verranno gli
Americani per liberarci. In che modo? Forse con la bomba atomica, di cui
è commissario per gli Stati Uniti l'ebreo Baruch? Ovvero per mezzo
dell'«O.N.U.», in cui vi spadroneggia, in modo sfacciato e assoluto, la
massoneria internazionale, e di cui è segretario generale, l'ebreo
Beniamino Cohen? e non sappiamo, forse come anche l'atomica russa sia in
mani ebraiche? Cari, amici, qui si profila lo sterminio dell'umanità
proprio a mezzo dell'atomica, che si dice creata essenzialmente da
Giudei: i Fermi (?), gli Einstein, i Samuel Allison, i Segre, i
Castelnuovo, i Fuchs, i Pontecorvo, i Rosenberg; è noto che gli ultimi
tre passarono alla Russia o fecero spionaggio a vantaggio della
Russia... Attenzione quindi a noi stessi, perché la vendetta ebraica —
già in funzionamento con ritmo accelerato — potrebbe ora colpirci, nella
maniera più impensata ed atroce, con una orribile pioggia di bombe
atomiche ed una contemporanea invasione, oltre che dell'Europa, come s'è
detto, ancora dell'Asia e, forse, anche dell'America attraverso
l'Alaska. Quando, poi, la guerra sarà scoppiata, chissà quanto i Giudei
rideranno dietro le persiane nel vederci scannare fra noi! Come
crederanno di offrire a Dio un sacrificio accetto, nel sapere come,
questo volta, anziché 46, saranno 400 i milioni di «goim» trucidati per
loro merito! Chissà che posto altissimo si aspetteranno in paradiso per
così insigne benemerenza! Alcuno dirà: — Ma moriranno anche i Giudei. —
Nossignore. Le comunità israelite si salveranno, perché saranno state
tempestivamente avvisate — della caduta delle bombe — dal proprio
governo centrale («Kahal»), ch'è il motore generatore di così orrendi
misfatti. In merito a ciò, mi si ascolti almeno nel seguente progetto
che — a nostra salvezza — vorrei chiedere venisse vagliato. Appena sarà
scoppiata la guerra, sia inibita ai Giudei l'uscita dalla località dove
normalmente risiedono. Siano anzi asserragliati nel quartiere più
centrale della città, con buoni reticolati. Serviranno da parafulmine,
in quanto c'è da prevedere che, finché staranno lì, l'atomica non ci
colpirà. Con lo stesso criterio, se ne trasferiscano alcuni nelle città
secondarie e paesi dove non hanno stabile dimora. Udite cosa ardiva
scrivere l'ebreo Samuel Roth, nel 1925, nel suo libro «Now and for ever»:
«L'Occidente: svanisce davanti all'Oriente. L'Europa sta per scomparire.
L'Oriente per rifiorire. Questa la meta. Vale la pena che noi ebrei
rivolgiamo a questo le nostre preghiere augurali. «Dopo lungo tempo il
mondo sarà totalmente cambiato. L'America così vecchia come oggi
l'Inghilterra. L'Europa sarà in polvere. L'America scaccerà gli ebrei.
Allora l'America avrà la razza gialla di fronte e nella schiena. «La
maggioranza degli ebrei sarà in India, Persia, Cina per portare avanti
là il vessillo dell'umanità. «E allora arriverà un uomo, l’uomo della
vendetta. Egli coprirà l'Europa con una nube gialla. Moriranno i popoli.
Nella Russia saranno risparmiati solo i lattanti e gli analfabeti. La
Polonia, l’Ucraina dovranno diventare deserto». Queste, badiamo, non
sono visioni di un pazzo, ma, purtroppo, della crude realtà,
possibilissime ad essere attuate da simili indiavolati. Indiavolati a
tal punto, che potrebbero ancora avere in programma — come sembra da
vari contesti — lo sterminio totale della Società, per restare essi soli
— popolo eletto, fratellanza universale — padroni unici del globo
terraqueo. Ma via, in nome di Dio, prima di arrivare a tanto scempio
(dovremmo proprio morire disintegrati per dare gusto agli Ebrei?...),
rendiamoci conto, una buona volta, del mistero dell'iniquità,
salviamoci, ifendiamoci! Smettiamo di essere pupazzi di cartapesta in
mano a così feroci burattinai, a questi artisti del doppio gioco, che ci
fanno spargere tanto sangue per il loro odio ed interesse; mettiamoli in
condizione di non poterci più nuocere, facendo piazza pulita, una volta
per sempre, di tutta la razza dei Giudei, vale a dire, col segregarli
definitivamente dai popoli ariani, come appresso si dirà. Vedremo, così,
i loro satelliti, massoneria, comunismo e stampa ebraica, non avendo più
quelli che li sostenevano con l'energia e col denaro, svanire come la
nebbia al sole, sfasciarsi necessariamente da sé. In seguito a ciò
spariranno, per riflesso, altresì le guerre, le rivoluzioni, il
parlamentarismo, i partiti e le partite, il disagio economico,
l'indifferenza religiosa e un'infinità d'altri malanni. L'umanità sarà,
invero, liberata da coloro che, volontariamente o involontariamente, ne
alteravano la pace e ne impedivano il benessere. Che non sia mai vero
abbia ad avverarsi quanto scrive uno scrittore francese, che fa il
seguente terribile quadro della società d'oggi: «Il rapido corre con
velocità spaventosa... tutti i passeggeri sono ubriachi. Ubriachi pure
il macchinista ed il fochista, lottano fra di loro ed uno getta a terra
l'altro. La locomotiva, rimasta senza conduttore, corre avanti a
precipizio. I passeggeri non s'accorgono di nulla: ridono, bevono e
schiamazzano... e il treno corre pazzamente... attraverso ponti,
viadotti, gallerie.., senza fermarsi alle stazioni... avanti nella notte
oscura. Ma fino a quando? come finirà?».
(1) In merito a Tito, riporta il sett.le «La Domenica del Corriere», in
data 13-12-1953, la seguente notizia: «Come mai Tito, cresciuto tra
incolti operai o. contadini, suona il pianoforte così bene da poter
offrire agli ospiti esecuzioni di Bach, Beethoven e Mozart? Il mistero
si spiegherebbe, secondo alcuni, nel modo più semplice: Tito non sarebbe
il meccanico Josip Broz. L'operaio croato di questo nome sarebbe morto
molti anni fa, combattendo nella guerra di Spagna. Il generale Lister,
comandante la brigata internazionale, ne avrebbe consegnato i documenti
personali a un altro misterioso personaggio: il rivoluzionario Weiss, un
ebreo inglese, e costui sarebbe appunto l'attuale Tito». (2) Cfr. F.
Bortone «La Repubblica fiorita», ed. Signorelli, Roma 1952, pp. 28, 30,
31. (3) Cfr.. «Vieille France» n.. 144, p. 10.
XVIII
Un cenno sulla Rivoluzione Francese
Mio lettore! E' dall'epoca della Rivoluzione Francese che ha avuto
inizio lo scatenamento dell'aggressività giudaica. Siccome tale
rivolgimento fu opera delle sue macchinazioni ed incise sul futuro del
mondo, non sarà disdicevole fare qualche cenno in proposito. Intanto
appare subito agli occhi il fatto, che mentre gli Ebrei fino al 1789
avevano avuto in Europa le mani legate da una serie di disposizioni
limitative, dettate dall'esperienza dei secoli — come l'andare vestiti
in modo diverso, il dovere abitare nel ghetto, il non potere occupare
certi uffici, ecc. — dopo quel tempo le ebbero sciolte, ottenendo così,
via libera alla loro aggressività ed invadenza, onde oggi, purtroppo, ne
stiamo pagando il fio e ne vedremo delle belle. La dichiarazione dei
«Diritti dell'Uomo», a volere ben guardare, non volle significare altro
che i «Diritti degli Ebrei». Gl'immortali principi, i giacobini, gli
illuministi, gli enciclopedisti altro non furono che manifestazioni
giudaiche, superfetazioni massoniche1. Marat (Mara), il ghigliottinatore
della nobiltà e del clero, era un discendente degli Ebrei espulsi dalla
Spagna nel 1492. L'ebreo Mosè Hess proclama, che, con la Rivoluzione
Francese «si è iniziata l'epoca messianica, una nuova era per il
giudaismo». E un più recente scrittore ebraico afferma addirittura: «Il
Messia è venuto per noi il 28 febbraio 1789, con i "Diritti dell'Uomo"».
Il 19 Marzo 1848 il massone Lamartine, in una riunione massonica, non si
peritava di dire: «E' dal fondo delle nostre Logge che furono emanati
prima nell'ombra, poi nella penombra e, infine, nella, piena luce, i
sentimenti che finirono per produrre la sublime esplosione di cui fummo
testimoni nel 1789». Al convegno massonico del 1904 il massone Bonnet,
esaltando la gloriosa progenie degli enciclopedisti, precisava: «I
nostri illustri fratelli D'Alembert, Diderot, Helvetius, D'Holbach,
Voltaire, Condorcet, hanno compiuto l'evoluzione degli spiriti,
preparato i nuovi tempi. E quando la Bastiglia è crollata, la
Framassoneria ha avuto il supremo onore di dare all'umanità la carta che
aveva elaborato con amore. « E' il nostro fratello de Lafayette che,
primo, all'Assemblea Costituente, ha presentato il progetto di una
dichiarazione dei diritti naturali dell'uomo e del cittadino, vivente in
società, per formare il primo capitolo della Costituzione. «Il 26 Agosto
1789. la Costituente, di cui più di 300 membri erano massoni, ha
definitivamente adottato, quasi parola per parola, tale quale era stato
studiato in loggia, il testo dell'immortale "Dichiarazione dei Diritti
dell'Uomo"». (Se nel 1789 un'Assemblea Legislativa contava più di 300
membri massoni, si può immaginare cosa saranno oggi i nostri Parlamenti.
Io opino, che molti discorsi, prima di venire pronunziati alle Camere,
debbano essere stati approvati dalla Massoneria)2. Celebrandosi, nel
1889, il primo centenario della Rivoluzione Francese, si tenne, al
grande Oriente massonico di Parigi, un Congresso di rappresentanti le
logge dei due emisferi, così che poté dirsi mondiale. Gli atti di questo
conciliabolo sono venuti a luce sufficiente, coi discorsi ed i brindisi
che vi si fecero udire. Quale fu il punto sul quale più si premette e
odiale l'augurio, o meglio la profezia più acclamata, che gli oratori vi
fecero risonare? ecco: che il mondo cristiano, cent'anni dopo i
rivolgimenti del 1789, era all'agonia; e per l'anno duemila sarebbe
finito: che la distruzione delle Monarchie e delle religioni, nei paesi
immuni ancora dai benefici delle gioie del 1789, era vicina: che
finalmente sorgerebbe quella Repubblica Universale, al cui avvenimento
si propinò con furibondo entusiasmo.3 Il Cav. De Malet ripeteva, che
«gli autori della Rivoluzione formano una nazione speciale che nacque e
crebbe nelle tenebre, in mezzo alle nazioni civili, con lo scopo di
sottometterle tutte al proprio domino». L'ebreo Teodoro Reinach, nel
riferire, il 25 Gennaio 1890, all'assemblea generale della «Société des
Etudes Juives», rivendicava fieramente al giudaismo la paternità degli
immortali principi di «Liberté - Egalité - Fraternité». In un curioso
libretto, edito a Parigi nel 1886 dall'ebreo Alessandro Weil (Paris
Dentu), col titolo «La France catholique et athée», si legge a pag. 35
(parlando della Rivoluzione Francese): «Questa rivoluzione deista e
mosaica fu come una freccia vittoriosa che fende il cristianesimo e
finirà col farlo totalmente sparire dal mondo». A conferma fino a qual
punto il giudaismo si senta ormai sicuro del suo trionfo sui «goim»,
riportiamo — da un foglio volante, edito dalla Loggia russo-ebraica «I
Savi di Sion» — il seguente brano: . «Lo scopo principale, che è il
dominio mondiale ebraico, non è ancora raggiunto. Esso sarà però
raggiunto e ci sta già vicino più di quel che le masse dei cosidetti
Stati cristiani se lo immaginino... (Come spiegare tanta certezza di
vincerla se non fosse basata su qualche cosa di reale e positivo?). «Lo
zarismo russo, l'impero tedesco e il militarismo sono abbattuti, tutti i
popoli sono spinti verso la rovina. Questo è il momento in cui si inizia
il vero dominio dell’ebraismo»4. L'avere concesso agli Ebrei, come ha
fatto la Rivoluzione, l'uguaglianza civile, è equivalso ad avere, per
sentimento di umanità, aperto le gabbie ad un serraglio di bestie
feroci. (1) Di manifestazioni e superfetazioni del genere ne abbiamo
visto e vediamo un vasto assortimento, confacenti a tutti i gusti e
tendenze, ma sempre miranti a farci allontanare dal vero, a corrompere i
costumi e a giovare ai fini d'Israele. Tali, nel passato, furono «La
Carboneria», «L'Alta Vendita», «La Giovane Italia», «I Circoli», «I
Giovani Turchi» i quali, guidati dal giudeo Enver Pascià (Annar Pascià),
atterrarono l'ultimo Sultano di Turchia. Oggi vediamo «La Yoga» in
India, «I Martinisti» in Francia, «Il Rotary Club», «I Cavalieri di...»
(portano varie denominazioni», «Le Onorate Società», «La Psicanalisi»,
«La Dante Alighieri», la «Corda Frates», e poi, associazioni teosofiche,
ginniche, scautistiche ed un'infinità di altri raggruppamenti, per i
quali si confrontino le opere di René Guénon. Da ciò si deduca, quale
lavoro di penetrazione compia il giudaismo nel mondo intero. Non senza
ragione il fondatore de «L'Alleanza Israelita Universale» poteva
affermare nel suo proclama: «La rete che Israele getta sul globo
terrestre si allarga e si estende ogni giorno di più». (2) Alla distanza
di cento anni da simili dichiarazioni, la rivista. «La Civiltà
Cattolica» del 5 Agosto 1890 (p. 409) ne conferma la veridicità con le
seguenti asserzioni: «Assaettasi la Massoneria per mantenere in sella
Francesco Crispi (Ven. 33.) mercé i suoi trecento deputati che
l'addestrano al freno».
(3) Cfr. «L'Univers» di Parigi del 5 Agosto 1890.
(4) Citaz. in Meister, «Judas Schuldbuch», 5a ed., p. 171.
XIX
I rimedi
Di fronte ad una situazione di così splendida attrattiva, cosa è a noi
praticamente possibile fare per salvarci? Ecco quello che proporrei:
Premesso che, com'è da prevedersi, la setta massonica, quale polipo dai
mille tentacoli, obbedendo supinamente agli ordini venuti dall'alto,
immediatamente tenterà, con tutti i mezzi, di soffocare ed impedire ogni
movimento popolare antisemita: 1) Innanzi tutto, i popoli dovrebbero,
indipendentemente dai governi e dalla stampa, essere svegliati dal sonno
e resi coscienti con ogni forma di intensa propaganda, fatta da appositi
Comitati, sorti ovunque e formati da persone intelligenti, affinché
tutti possano balzare in piedi alla difesa, appena conosciuta l'orribile
situazione ed il pericolo in cui ci troviamo per opera dell'ebraismo. 2)
Sostituire, in ogni nazione, i relativi governi massonici con governi di
uomini non asserviti alla setta. 3) Abolire, ovunque esista, la stampa
vincolata alla Massoneria. 4) Sciogliere dappertutto le Logge
massoniche, e considerare grave delitto l'appartenere a simili
misteriose congreghe d'interessi.
5) Togliere agli Israeliti, non per vendetta, ma per legittima cristiana
difesa, le loro grandi ricchezze, restituendo il mal tolto ai rispettivi
proprietari, o devolvendole in favore delle famiglie vittime della
gruerra e per la ricostruzione dei beni materiali dalla stessa
distrutti. 6) Segregare gli Ebrei dalle popolazioni ariane, per mezzo di
leggi speciali. Seguendo il suggerimento di autorevoli politici e
scrittori, sarebbe anzi necessario confinarli in qualche regione o isola
della Terra (molti indicano l'isola del Madagascar...), in cui possano
vivere uniti e tranquilli, ma da cui non possano più uscire, almeno fino
a che non abbiano mutato il loro pravo pensiero. A nessuno, poi,
dovrebbe essere lecito recarvisi. La proposta d'inviarli nel Madagascar
è giustificata dal fatto, che gli altri rimedi, escogitati
dall'antichità fino ad oggi, si sono dimostrati inefficaci. 7) Sarebbe,
poi, desiderabile, per non dire ragionevole, che iniziatori del
movimento antisemita di difesa sociale, fossero proprio gli Stati Uniti
d'America, da cui dovrebbe uscire la scintilla che, simile a benefica
bomba atomica, dovrebbe divampare sul mondo e salvarlo. In omaggio al
consiglio, già riportato, di Beniamino Franklin, l'America dovrebbe
espellere tutti gli Ebrei ivi esistenti, anche per sdebitarsi verso gli
altri popoli. Infatti, se oggi, la Russia è diventata uno Stato
ebraico-comunista, pericoloso a tutto il mondo, lo si deve all'aiuto
concessole dall'America, attraverso il finanziamento dei grandi
capitalisti ebreo-americani. Furono essi, massoni o no, che diedero alla
Russia grandi aiuti di armi, munizioni e viveri; furono essi che vollero
la distruzione della Germania e del Giappone, le sole grandi nazioni che
potevano efficacemente fronteggiare la potenza della Russia bolscevica
8) Riguardo, infine, a quei popoli, che ormai si trovano legati mani e
piedi sotto il diretto assolutismo ebraico, due maniere sarebbero da
adoperarsi affine di liberarli: a) Insistere, per un determinato tempo,
con la più fantastica propaganda, a mezzo radio e a mezzo, di manifesti,
gettati senza economia da gran numero di aerei su tutte le loro città e
paesi, perché intendano come siano stati giocati dai capitalisti ebrei,
li afferrino quanti sono per il collo mettendoli in condizione, di non
più nuocere, ma non li uccidano, essendo che solo Dio ha il diritto di
togliere la vita. b) Ma, se per forza maggiore, l'espediente accennato,
dovesse riuscire vano, allora, altro non resterebbe che organizzare una
crociata mondiale — cui tutte le nazioni, grandi e piccole, dovrebbero
dare il massimo contributo — per assalirli da ogni parte, e, quindi, con
la forza farli arrendere.
XX
La salvezza dipende da noi
Pertanto, se tutto quello che fin qui ho avuto l'ardire di esporre,
verrà dall'umanità chiaramente compreso e messo in esecuzione, allora
sì, che il mondo potrà respirare a pieni polmoni, e si godrà, alla
perfine, la tanta sospirata pace, perché, cessata la causa, cesserà
l'effetto; tolto all'ammalato il
cancro che aveva nello stomaco e lo divorava, egli resterà perfettamente
guarito. Al contrario, se si lasciano andare le cose come sono andate
sinora, vuol dire, che, secondo me, l'umano intelletto — nei confronti,
almeno, del problema ebraico — è, oggidì, del tutto refrattario;
significa, che gli occhi degli uomini non sono soltanto chiusi ma
cuciti, e che, proprio «non licet» parlare di musica ai sordi. Bene,
dunque, avrebbe avuto ragione il già nominato ebreo Marcus Eli Ravage,
quando aggiungeva, nel citato «Century Magazìne»: «E’ con sollievo che
noi riconosciamo che il ''goi " non saprà mai scoprire la vera gravità
della nostra colpa». In questo caso è giocoforza dedurre, come
decisamente i Giudei siano diventati qualcosa di simile a demoni
incarnati, per essere il flagello del mondo, forse la personificazione
dell’anticristo, gli emuli in terra della ribellione satanica ne' cieli.
L'azione atroce che essi compiono, la compiono ognora, coprendola con un
diluvio di parole ingannatrici e con la sirena delle più fallaci
promesse. Applicano il loro proncipio: «Facciamo tutto noi; ma in modo
che sembriamo non avere fatto niente». Ma poveri noi, che confondiamo i
nostri pensieri sulle foglie dell'albero, sui fiori e sui frutti, e non
badiamo alle radici! Che, mentre il fuoco divampa travolgente e
distruttore, attendiamo solo a cose contingenti ed accessorie, anziché
pensare a salvarci! Se il «primum vivere, deindc philosophari» dei
Romani, è ancora oggi verità incontestata, perché mai più non si agisce
in conseguenza? Perché mai — se pure, a volte, cerchiamo difenderci — ce
la prendiamo con gli effetti piuttosto che con le cause, comportandoci,
un po', a somiglianza del cane, il quale, allorché viene colpito da un
sasso, sfoga la sua ira nel mordere il sasso, in luogo di mordere la
mano di colui che glie lo scaglia? Quando il fiume, rotto l'argine,
straripa, è inutile togliere l'acqua che inonda la cantina; bisogna
adoprarsi per otturare la falla. Ma è dunque possibile che dobbiamo
essere tutti menati pel naso, così indegnamente, e diventare — senza che
alcuno se ne avveda — le vittime di sì colossale truffa, ordita contro
di noi da un popolo di dementati, il quale ci ricompensa dell'ospitalità
accordatagli, col calpestarci e sbranarci? Non basta ancora l'immenso
cumulo di danni che questi ministri di Satana, fin qui, ci hanno
arrecato? o dovremmo aspettarne degli altri, lasciandoci completamente
polverizzare, come tanti mammalucchi uno meglio dell'altro? Perché
dunque più non si reagisce, quando il leone — imbaldanzito per avere
distrutti gli ostacoli e addormentata la gente — mai con più furia di
adesso c'è saltato addosso e, in modo orrendo, ci sta tutti con ferocia
sbranando? Si badi a non accorgerci della nostra stupidità — che chissà
quanto ci farà compatire dai posteri — quando non sia per avventura
troppo tardi, vale a dire, quando saremo diventati inebetiti, senza più
forza di reazione, governati con una verga di ferro. Temo però assai,
che il pretendere l'accortezza e la reazione ai nostri giorni, sia cosa
affatto impossibile, essendo già forse, realmente, non più in tempo. E
ciò, a causa della degradazione morale a cui siamo arrivati, che ha
fatto precipitare il livello dell'umano intelletto, a tale grado di
bassezza che ci ha disteso a terra, da essere ben maturi e più che
meritevoli di cadere sotto il giogo della più terribile schiavitù. Da sì
fatta tenebra come uscirne? Altro non resterebbe che alzare di nuovo il
livello della moralità e dell'intelligenza, ma, da simile cosa, ahi
quanto ci troviamo ancora distanti! Quante difficoltà ad esse si
frappongono! Dio ci aiuti! Se Lui non ci mette la Sua mano, il mondo
moderno, con tutte le sue istituzioni senza alcuna eccettuarne, cadrà
sotto il giogo del prepotere giudaico. Ricordiamoci, che 40 secoli di
storia, pressoché universale, stanno lì, con la loro condotta
antisemita, a rendere solenne testimonianza, fino a che punto sia
ragionevole e fondato, quanto in questo scritto mi sono sforzato di
esporre per il bene dell'umanità. Si badi, che a migliaia si contano gli
scrittori d'ogni paese, che hanno segnalato la realtà della minaccia
ebraica1. Come si vede, sto in buona compagnia. Possibile che costoro
abbiano tutti sbagliato? o non può darsi che invece siamo noi che,
inghiottendo di continuo inganni e falsità, o, altrimenti, assorbiti in
ciocchezze e impegnati in litigi, siamo restati sì lavati al cervello,
da non essere più idonei ad udire cose serie, bensì solo minchionerie?
In tale caso, ahimè, ci sarebbe proprio da disperare. Solo una forza
sovrumana ci potrebbe ancora aprire gli occhi. A coloro, poi, che — a
prescindere dal mio dire — già in precedenza conoscevano la questione di
cui trattasi, e, tuttavia, mantengono in merito un silenzio sepolcrale,
vorrei dire: Perché tacete? Non vedete in che modo le forze occulte si
avanzano? Non vedete a quali estremi siamo giunti? O noi gridiamo oggi a
gran voce, o la nostra bocca resterà chiusa per sempre. Ma, se,
contrariamente alla tesi illustrata, fosse volontà o permissione Divina
che, veramente, Israele — popolo eletto, misterioso e deicida — sia
destinato a dominare la Terra, tutto quanto fin qui si è detto cadrebbe
di colpo, perché, oltre che la volontà Divina va sempre rispettata,
contro di lei nulla si può fare. E che il dominio dei Giudei, sia
effettivamente volontà Divina, pure è cosa che realmente potrebbe
essere, di fronte al fatto della persistente loro vittoria attraverso
tanti secoli. In questo caso si avrebbe: da una parte la Sinagoga, ossia
un regno materiale, universale o anti-Cristo, e dall'altra la Cattolica
Chiesa, vale a dire il regno dello spirito o di Gesù Cristo, che, pur
subendo dalla Sinagoga le persecuzioni più spieiate, avrà alla perfine
il trionfo finale. Trattasi, però in effetti, non di altro che del
figlio morto e del figlio vivo del Salomonico giudizio; dell'urto fra
due opposte concezioni messianiche: quella della Sinagoga, fondata sul «tibi
dabo» di Satana (regno materiale: beni di questo mondo - Matt. 4, 9) e
quella della Chiesa, fondata sul «tibi dabo» di Cristo (regno
spirituale: beni celesti - Matt. 16, 19). A tale punto, però, giudico
doveroso porre in evidenza un'ipotesi, la quale — se consistente —
potrebbe avere una importanza decisiva nella valutazione del problema in
esame. Ma, non si potrebbe legittimamente opinare, che i Giudei —
interpretando erratamente i testi biblici — ritengano in buona fede,
come opera di religione, e conseguentemente quale uno divino mandato,
d'impadronirsi dei beni del mondo nonché di soggiogarlo, di «amare il
prossimo ed odiare il nemico» (cioè volersi bene fra loro ed odiare i
non giudei), di praticare la vendetta, secondo la parola «occhio per
occhio, dente per dente»? Ipotesi questa maggiormente avvalorata se si
vorrà un po' riflettere su l'essenza del «credo» giudaico. «Credo»,
peraltro, bene chiarito dal noto scrittore Werner Sombart, nella sua
opera «Les juifs et la vie cconomique»: «La principale caratteristica —
così scrive — della religione ebrea è quella di essere una religione che
nulla ha a che vedere con l’al di là; una religione, tanto per spiegarsi
bene, unica nel suo genere ed essenzialmente terrestre. L'uomo non può
sperimentare il bene o il male che in questo mondo. Se Dio vuole
castigarlo non può farlo che nel corso della sua vita. Quindi è quaggiù,
sulla terra, che il giusto deve prosperare e l'empio soffrire». Sic
stantibus rebus, la prassi ebraica equivarrebbe a un'osservanza
religiosa, che ben si potrebbe definire: ebraismo imbastardito. Ma Dio
ci liberi dagli uomini che praticano un tale genere di religione! Qui
siamo davanti ad una corruzione della vera religione giudaica. Ecco
perché Mosè, preso da sdegno, infranse le Tavole della Legge, e i
Profeti e il Cristo li condannarono. Specie oggidì, l'insegnamento
talmudico dei Rabbi e Dottori ha affogato completamente la Legge e i
Profeti dell'Antico Testamento. Sisto da Siena, giudeo convertito nel
XVI secolo, nella sua opera «Bibliotheca sancta»2, ci attesta come,
nell'edizione del «Talmud» di cui egli si serviva, si leggeva, fra gli
altri, il seguente precetto: «Dio ha ordinato ai Giudei di appropriarsi
i beni dei Cristiani, sempre che il potranno, sia con la frode, sia con
la violenza; ovvero con la usura o col furto». E' mai possibile pensare,
che Dio abbia potuto ordinare ai Giudei di essere dei ladri e degli
assassini? E' mai possibile un accecamento spinto a tal punto? Da ciò
argomenti il lettore, quanto sia irragionevole mantenere fra noi gente
che opera con siffatti principi, e quanto appaiano ignoranti o in
malafede, coloro i quali — tacciando di razzismo chi cerca solo
difendersi — si vogliono erigere ad avvocati d'ufficio della Sinagoga di
Satana, che è quanto dire: dei nemici più spietati di Cristo e
dell'umanità.
(1) Cfr. «Bibliografia ebraica e giudaica» di C. Barduzzi, Roma 1938.
(2) Cfr. Rohrbacher, nella sua «Storia Universale», v. 8, p. 696, Torino
1865.
XXI
L'antisemitismo
Mentre mi accingo a dare alle stampe il presente volumetto (così
scrivevo in una precedente edizione), si verifica, in più nazioni, un
ennesimo inganno della malizia giudaica, la quale, peraltro, credo bene
smascherare, anche per comprovare con quanta facilità siamo tutti
turlupinati.
Siccome, avanti di fare una guerra, conviene rendersi conto dell'entità
delle forze nemiche, e contemporaneamente, fare un controllo della
propria efficienza, ecco, nel Gennaio 1960, assistere alle grandi
manovre del giudaismo. Avendo essa fondati motivi di temere, come,
durante il prossimo conflitto possa esplodere una mondiale sollevazione
antisemita, vuole adesso tastare il polso per conoscere, in quali
nazioni, tale evenienza riscuota maggiore seguito, onde correre ai
ripari. A questo fine — servendosi di un'intensa propaganda di stampa e
dell'ausilio di agenti massoni — si vedono ora, gli stessi Giudei,
scatenare ovunque un'artificiosa campagna di antisemitismo. Con tale
campagna si prefiggono: 1° Di conoscere — come si è detto — le località
ove gli antiebrei sono più numerosi. 2° Di schierare, nello stesso
tempo, in campo il predisposto meccanismo difensivo, consistente in
giornali, in partiti e nelle infinite associazioni di ogni genere, tutte
create e dirette da agenti ebraici, i quali sommoveranno, nel momento
opportuno — mediante manifestazioni ed atti inconsulti — gli ingenui
gregari della base, che, in realtà, nulla sanno dei veri scopi
perseguiti dai loro infidi dirigenti. 3° Di fare promulgare, in
conseguenza delle agitazioni accennate, delle nuove leggi («reati di
genocidio»), per le quali, chiunque criticherà i Giudei si renderà reo
di un delitto superiore a quello «di lesa maestà». 4° Di intimorire a
tal punto gli autentici antisemiti da costringerli a non potere più
fiatare, non solo in considerazione dell'apparato delle forze contrarie,
ma anche per la constatazione del fatto, di vedere gli stessi governi,
la magistratura, ed oggi, le leggi di genocidio erigersi a difesa dei
Giudei, colpendo, senza pietà, quanti ardissero combattere il giudaismo.
Dopo di che vorrei così replicare: Vogliamo, dunque, eliminare
l'antisemitismo? Ebbene, l’autore del presente volumetto avanza una
formale proposta, perché — tenuto conto dell'insegnamento della storia,
di quanto migliaia di scrittori d'ogni paese hanno segnalato circa la
realtà della perfidia giudaica e di quanto, in questo studio, si è
venuto esponendo — venga costituito un Tribunale Internazionale,
composto di uomini autorevoli, di provata rettitudine ed imparzialità
(naturalmente non massoni), i quali vogliano istruire uno storico
processo all'ebraismo. Vagliate in profondità tutte le accuse che si
imputano ai Giudei, e, sentito quanto costoro possono opporre a difesa,
emetta, un tale Tribunale, una motivata sentenza che tranquillizzi il
genere umano, ed alla quale saremo tutti obbligati a sottostare. Se
risulteranno innocenti, gli antisemiti saranno i primi a gridare:
«Abbiamo sbagliato. Viva gli Ebrei!».
Qualora, invece, risultassero colpevoli, i governanti dei popoli
deliberino quelle misure difensive che l’esperienza dei secoli e la
situazione attuale potranno suggerire. Per tal modo, in forma legale e
senza usare violenza, si sarà fatto quanto era un preciso obbligo fare
e, necessariamente, avrà fine ogni ragione di essere per qualsivoglia
movimento antiebraico. Ma per carità, si smetta una buona volta di
emanare leggi e pronunziare condanne contro coloro che alzano la voce
per segnalare il pericolo del giudaismo, senza avere prima conosciuto,
in modo specifico, se i motivi che a ciò li inducono, fossero per
avventura giustificati o altrimenti inconsistenti. Soltanto, dopo le
risultanze del processo suaccennato, sarà lecito agli Stati, deliberare
o meno su l'opportunità di certe leggi o condanne. Prescindendo da ciò,
si potrebbe peccare di superficialità e di ingiustizia. Il che non
farebbe onore all'intelligenza di questo secolo. Credere — come molti
credono — che l’anti-giudaismo sia determinato da semplici motivi di
religione o di razza, è cadere in un errore di valutazione, in un grosso
equivoco. Della razza e della religione ebraica — si tenga per fermo —
agli antisemiti interessa esattamente un bel niente. Chi combattesse gli
Ebrei, mosso da ragioni del genere, dimostrerebbe coi fatti di essere
persona barbara e incivile. Invero, ben altre sono le cause che spingono
gli antisemiti ad agire come agiscono: trattasi di dolo, non d'altro che
di dolo. Essi ravvisano nei Giudei della gente che si comporta — nei
confronti dei non-ebrei — con una morale esecranda, che li autorizza ad
essere con loro menzogneri, spergiuri, a derubarli, ad ucciderli.
Scorgono, in costoro, della gente che non fa altro che cospirare ed
ordire ai danni del genere umano. Che crea — mediante una rete di
intrighi — la discordia nell'interno delle nazioni, fa scoppiare le
rivoluzioni nonché le guerre fra popolo e popolo, ed anela allo
sterminio totale della società in uno con la distruzione del
cristianesimo. Lo scrittore Osman Bey, in una sua pubblicazione dal
titolo «Gli Ebrei alla conquista del mondo» (Venezia 1883, p. 51), così
ribadisce:
«In ogni paese si è costituita una associazione compatta e onnipossente,
composta di uomini intelligenti, attivi e senza scrupoli (sezioni
dell'Alleanza Israelitica Universale»), i quali si sono arrogati una
specie di diritto d'immischiarsi in tutti gli affari, di sfruttare la
credulità umana, e di
educare perfino la gioventù secondo le loro idee. (Governo ombra?). «Una
simile associazione costituisce evidentemente da sé sola una potenza
formidabile, più forte della Chiesa, una potenza dinanzi alla quale noi
non siamo, or più altro, che schiavi». Ciò premesso, non sembra cosa
onesta, che chiunque obiettivamente ragioni per mettere in guardia il
proprio simile contro la peste giudaica, mosso dalla retta intenzione di
giovare alla collettività, possa essere trattato alla stregua di un
volgare malfattore e tanto meno essere oggetto di sanzioni penali. Gli
scrittori che squarciano davanti agli occhi del pubblico, il velo che
asconde gli atroci e cupi disegni della giudaica perfidia, sono
benemeriti nonché della Patria, dell'umanità tutta. Il riconoscere
questa verità e giustizia, il proclamarla sarà il più bello e ben
meritato premio di quei valorosi. Il principio dei «Diritti dell'Uomo» è
un assioma che nessuno contesta, in quanto presuppone nell'uomo il senso
della rettitudine. Ma tale principio non può essere esteso né
interpretato nel senso, di «un diritto pei delinquenti di fare tutto il
male che vogliono». Stiano perciò molto cauti, quanti vogliono assumere
la difesa dei Giudei, affinché non sia per succedere che — mossi da un
sentimento di pietà — non abbiano eventualmente a parteggiare — sebbene
inconsciamente — per delle belve umane, per dei mostri infernali.
XXII
Statistiche
Da un volume pubblicato a Londra, nel 1958, dal titolo «The World
conquerors. The real war criminals» cioè «I conquistatori del mondo. I
veri criminali di guerra» (Autore: Louis Mnrschalko. Editore: Joseph
Sueli Publications, 81 Fulham Park Gardens, London S.W. 6), è importante
riportare (p. 246) alcuni dati statistici, i quali serviranno, più
d'ogni altro, a dimostrare le reali dimensioni dell'invadenza giudaica e
quanto grande sia la corbellatura di cui l'intera umanità è succube. Da
tali statistiche emerge subito come, l'organizzazione che noi chiamiamo
le «Nazioni Unite» ossia l'«O.N.U.» sia divenuta la più potente
manifestazione del ghetto ebraico. Siamo davanti ad un super-governo
mondiale, costituito, nei posti-chiave di ogni Sezione, da elementi
totalmente di stirpe giudaica. Gli stessi due colori di cui si fregia la
bandiera dell'«O.N.U.» — bianco e celeste — sono i medesimi due colori
coi quali è composta la bandiera dello Stato d'Israele, con la
differenza, che sulla prima vi campeggia il globo, e sulla seconda la
stella di David. Le statistiche, qui riportate, sono aggiornate al 1951
ed i nomi che vi si citano sono tutti esclusivamente di nazionalità
giudaica. (Oggi dei nomi saranno mutati ma le posizioni acquisite non
mutano). Coloro, peraltro, ai quali il leggere lunghe liste produce un
senso di stanchezza, o perché della verità di ciò che si afferma, sono
già persuasi e non abbisognano di altri argomenti, passino senz'altro
agli ultimi periodi del capitolo.
Il Segretariato delle Nazioni Unite Dr. H. S. Bloc, è il capo della
Sezione Armamenti.
Antoine Goldet, è il Direttore Principale della Sezione Affari
Economici.
Ansgar Rosenberg, è il consigliere speciale della Sezione Affari
Economici.
David Weintraub, è il direttore per la Stabilità e Sviluppo Economico.
Karl Lachman, è il capo della Sezione Fiscale.
Dr. Leon Steinig, è il direttore della Divisione Narcotici.
Henry Langier, è il deputato-capo della Sezione Benessere-Sociale.
Dr. E. Schwelb, è il deputato-capo della Sezione Diritto Umano.
H. A. Wieschoff, è membro della Sezione Amministrativa per i territori
Non-Autonomi.
Benjamin Cohen, è l'Assistente Segretario-Generale della Sezione
Informazioni Pubbliche.
Dr. Ivan Kerno, è il Deputato Segretario-Generale della Sezione Legale.
Abraham H. Feller, è il dirigente e il capo consigliere della Sezione
Legale.
J. Benoit-Levy, è il direttore dell'Ufficio Divisione Film e
Informazioni Visive.
Mare Schreiber, ne è il consigliere legale.
G. Sandberg, è il consigliere legale alla Sezione della Codificazione
della Legge Internazionale.
David Zablodowsky, è il capo della Sezione Stamperia.
George Rabinovich, è il capo della Sezione degli Interpreti.
Max Abramovitz, è il deputato-capo dell'Ufficio Pianificazione.
P. C. J. Kien, è il capo della Sezione Contabilità.
Mercedes Bergmann, è l'ufficiale della Sezione Personale.
Dr. A. Signer, è il capo della Clinica Sanitaria.
Paul Rodzianko, è il segretario del Consiglio dei Ricorsi.
Ufficio Informazioni N. U.
Jerzy Shapiro, è il capo dell'Ufficio Centrale d'Informazioni delle N.
U. in Ginevra.
B. Leitgeber, è il capo dell'Ufficio Centrale d'Informazioni delle N. U.
in New Delhi.
Henri Fast, è il capo dell'Ufficio Centrale d'Informazione delle N. U.
in Shanghai.
Dr. Julius Stawinski, è il capo dell'Ufficio Centrale d'Informazione
delle N. U. in Varsavia.
Ufficio Internazionale del Lavoro
David A. Morse (Mocovitch), è il capo della Sezione dell'U.I.L.,
Ginevra.
Tre dei quattro capi dell'U.I.L. sono giudei. Essi sono:
Altman (Polonia), David Zellerbach (U.S.A.), Finet (Belgio).
V. Gabriel-Garces, è il corrispondente e il delegato Ecuadoriano.
Jan Rosner, è il corrispondente e il delegato Polacco.
Organizzazione Alimentazione e Agricoltura
Andre Mayer, è il primo Vice-Presidente.
A. J. Jacobsen, è il delegato Danese.
M. M. Libman, è il capo della Sezione Fertilizzanti Chimici.
E. de Vries, è il delegato Germanico.
Gerda Kardos, è il capo della Sezione Fibre.
M. Ezekiel, è il capo del Ramo Analisi Economiche,
B. Kardos, è il capo della Sezione Beni Diversi.
M. A. Hubermann, è il capo della Sezione Tecnica Forestale.
J. P. Kagan, è l'ufficiale tecnico della Sezione Alloggi ed
Equipaggiamenti.
J. Mayer, è il capo dell'Ufficio Alimentazione.
F. Weisel, è il capo della Sezione Amministrativa.
Organizzazione (U.N.E.S.C.O.)
Educativa, Scientifica e Culturale
Fuori di quattro membri del Comitato Esecutivo, Alfred Sommerfelt e Paul
Cameiro sono
giudei.
J. Eisenhardt, è il presidente del Comitato Rieducativo.
Miss Lauffman, è il capo della Sezione della Comprensione ed Educazione
Internazionale.
Dr. O. Klineberg, è il capo sezionale.
H. Kaplan, è il capo dell'Ufficio Informazioni Pubbliche.
C. H. Weitz, è il capo della Sezione Amministrativa.
B. Abramsky, è il capo della Sezione Alloggi e Viaggi.
S. Samuel Selsky, è il capo dell'Ufficio Personale.
B. Wermiel, è il capo dell'Impiego Amministrativo.
Dr. A. Welsky, è il capo dell'Ufficio della Cooperazione Scientifica.
Banca Internazionale
della Ricostruzione e Sviluppo
M. M. Mendels, è il segretario.
Leonhard B. Rist, è il direttore per l'economia.
Leopold Chmela, è il presidente e il direttore dell'Amministrazione.
E. Polask, è membro dei Governatori dell'Amministrazione Cecoslovacca.
P. Mendès France, è membro dei Governatori dell'Amministrazione di
Francia.
A. M. de Jong, è membro dei Governatori dell'Amministrazione
dell'Olanda.
D. Abramovich, è membro dei Governatori dell'Amministrazione della
Jugoslavia.
Fondo Monetario Internazionale
Josef Goldmann, è membro dei Governatori dell'Amministrazione
Cecoslovacca.
Louis Rasminsky, è il direttore amministrativo per il Canada.
W. Kaster, è il deputato-direttore per la Germania.
Louis Altman, è il deputato-direttore amministrativo.
E. M. Bernstein. è il capo della Sezione e delle Ricerche.
Joseph Gold, è il consulente capo.
Leo Levanthal, è un altro consulente capo.
Organizzazione Internazionale Rifugiati
Mayer Cohen, è il capo della Sezione della Salute e Benessere dell'O.I.R.
Pierre Jacobsen, è il direttore della Sezione Rimpatri.
R. J. Youdin, è il direttore della Divisione Rimpatri.
Organizzazione per la Salute del Mondo
Z. Deutschmann, è il capo della Sezione Tecnica.
G. Mayer, è il capo della Sezione delle Traduzioni.
M. Siegel, è il capo della Sezione Finanziaria.
A. Zarb, è il direttore della Sezione Legale.
Dr. N. Goodman, è il direttore amministrativo della Sezione
Cooperazione.
Organizzazione Commercio Internazionale
Max Suetens, è il presidente dell'organizzazione.
Unione Internazionale delle Telecomunicazioni
F. C. de Wolfe, è il delegato degli S. U. nel Consiglio Amministrativo.
Gerry Gross, è il deputato direttore amministrativo dell’U.I.T.
H. B. Rantzen, è il presidente del Comitato Internazionale delle
Telecomunicazioni.
Organizzazione dell'Aviazione Civile
A. G. Berg, è il capo dell'organizzazione.
Compiti Speciali
Col. A. C. Katzin, è il rappresentante dell'O.N.U. in Korea.
George Novshon, è l'ufficiale dell'O.N.U. per le Informazioni in Korea.
Ernest A. Gross, è il secondo delegato degli Stati Uniti all’O.N.U.,
Isadqr Lubin, è il capo del Comitato Economia ed Impiego.
Julius Katz-Sochy, è il delegato permanente della Polonia.
Dr. Ales Bebler, è il delegato permanente della Jugoslavia.
Dopo una simile documentazione non è più possibile dubitare
dell'influenza determinante, esercitata dagli Ebrei su l'organizzazione
dell'O.N.U., che pur rappresenta il vertice del governo del mondo. Su
1.800 alti funzionari dell'O.N.U., ben 1.200 sono giudei. In tal fatto,
peraltro, conviene rilevare, con quale disinvoltura ed astuzia quei
signori siano riusciti allo scopo. Ciò considerato, desta non poca
amarezza il constatare, come, di un gioco sì subdolo, l'umanità tutta
quanta non se ne renda il benché minimo conto. Ora, se il giudaismo è
stato capace di portare a termine un'operazione di sì vasta portata,
senza tuttavia dare all'occhio ad alcuno, ciò ci conferma quanto sarà
stato ad esso più agevole stabilire la sua influenza — magari con
l'aiuto di agenti massoni — nei parlamenti, nei governi, nella stampa,
nei partiti e nei posti-chiave d'ogni singolo Stato. Se riuscissimo ad
avere una piena contezza di sì solari verità, oh come allora ci
spiegheremmo le attuali sollevazioni africane (come ad es. nel Congo,
dove i Belgi, per volontà dcll'O.N.U., vanno via ed i comunisti vi
sottentrano) e le infiltrazioni comuniste in America! Oh come allora i
problemi
dell'ora presente ne riceverebbero una luce insospettata! Ma non basta.
Quanto sia reale l'esistenza di una mente direttiva che manovra in
sordina, su scala mondiale e con scopi precisi, apparirà evidentissimo
se si vorrà porre mente alla impressionante analogia che si riscontra in
merito ai seguenti avvenimenti: Nessuno potrà oggi negare come i nuovi
Stati afro-asiatici, sorti in seguito a rivolta contro gli Imperi
coloniali, non siano stati predisposti (previe infiltrazioni massoniche)
e protetti dalle Nazioni Unite, che è quanto dire: voluti dall'ebraismo.
Ebbene, la identica tattica ebbe già a ripetersi — in tempi più lontani
— allorché gli Stati Uniti e gli altri Popoli del Sud-America,
ribellandosi ai loro dominatori, si costituirono in Repubbliche
indipendenti. E chi non sa come tutti i leaders che diressero quei moti
rivoluzionari, altri non furono che degli illustri massoni (strumenti
inconsci dell'occhiuto ebraismo), quali un Washington e un Lafayette nel
Nord-America? un Bolivar, un Juârez, un San Martin, un Belgrano, un
Santander, ecc.... nell'America meridionale? Sotto l'apparenza di
magnifici scopi, cioè sotto un manto tempestato di brillanti c'era
nascosto un mostro e la frode.
XXIII
Da dove viene la vera luce
Giacché ormai volge al fine la trattazione dell'argomento in esame, mi
si conceda di dire una libera parola in merito al tormentoso problema
sociale, sul quale gli Ebrei hanno fatto fondamento di speculazione e
per la cui soluzione vorrei permettermi suggerire quell'unico rimedio,
che è certamente il più giusto e di sicura efficacia. Uno dei principali
motivi di successo del comunismo, va ricercato nel fatto, che le masse
operaie si gettano in questo partito, con l'errata convinzione, che, il
trionfo di tale dottrina, risolverà definitivamente per essi la penosa
situazione economica, nella quale attualmente si dibattono. I
lavoratori, infatti — e bisogna pur convenirne — non sono affatto
trattati secondo principi di cristiana giustizia, non essendo affatto
onesto che, mentre il datore di lavoro viene a percepire un guadagno di
cento, all'operaio che produce il lavoro sia dato soltanto due. Vengano,
pertanto, elevate le paghe operaie, magari in forma legislativa, che
stabilisca un «minimum», in modo tale, che il lavoratore abbia il
diritto, non soltanto alla vita, ma anche ad un certo benessere,
facendolo allo stesso tempo compartecipe ad un ragionevole godimento
degli utili che il datore di lavoro percepisce. Le vertenze economiche,
poi, siano decise non con gli scioperi, ma da un tribunale misto,
composto dai rappresentanti degli operai, dei datori di lavoro e del
governo. Però, ricchi e poveri, finché il mondo sarà mondo, sempre ci
saranno, perché la disuguaglianza e la varietà sono insite nella stessa
natura, e pazzo veramente sarebbe colui che pretendesse andare contro le
leggi fissate dal Creatore. Resta, però, al ricco il dovere sacrosanto
di considerare, nel povero un proprio fratello, cui è assolutamente
obbligato di dare quanto di beni possiede in soprappiù. Si obbedirà,
così, al categorico comando di Cristo Signore, senza del Quale nulla si
può fare, e che — si voglia o non si voglia — è l'unico Maestro e la
luce del mondo. Dalla quale Luce, se noi ci allontaniamo, ripiombiamo,
dritti dritti, nelle tenebre della notte e nello stato di barbarie, da
cui una volta, per virtù di Cristo, siamo stati liberati. L'umanità, in
questo caso, altro non potrà diventare che uno scannatoio ed un
postribolo, senza dire che, in simile condizione, si verifica il fatto
ben strano, che ciò che è brutto diventa bello e ciò che è bello diventa
brutto, la verità apparisce menzogna e la menzogna verità. Considerato,
poi, come l'azione giudaica agisca, in definitiva, in conseguenza di
un'errata concezione del Messia — frutto d'inganno diabolico — è
ragionevole fare un po' di confronto con l'essenza del vero Messia.
Militare sotto la bandiera di Cristo equivale a: verità, libertà,
fratellanza, tranquillità dell'ordine e, per soprappiù, pane e
companatico. Viceversa, se ci lasciamo affascinare dalla bandiera della
Sinagoga, non avremo altro che inganno e delusione, schiavitù,
degradazione morale e disperazione. Se la Sinagoga vuole essere
espressione dell’odio, dell'egoismo e del materialismo, il Cristianesimo
è il trionfo dello spirito sulla materia, il trionfo dell'amore. A
ribadire la cosa ancor meglio aggiungerò: che quanto più profondamente
si aderisce a Cristo — il Quale, oltre ad essere Luce è la Verità per
essenza — tanto più la nostra mente viene indotta ad essere elevata e
sublimata; ed è questa l’unica via per riuscire a tenere a bada i
Giudei. Il contrario, quanti pongono la propria fede in Carlo Marx — e
noi abbiamo toccato con mano, come costui nasconda una menzogna di
proporzioni colossali — sono colpiti da tale offuscamento intellettuale
— che ben si deve chiamare «lavaggio del cervello» — da passare
istantaneamente dallo stato di uomini allo stato di bestie, vorrei dire
venti punti al di sotto dei selvaggi. Ed è penoso il pensare, fino a
quale grado, in questi poveri caduti, si accentui una falsa luce, che li
fa erompere in una diabolica energia. Muovendosi, ormai, dentro una
sfera di tenebre, si rendono sempre più incapaci di intendere e di
ragionare; cangiano, a poco a poco, anche l'aspetto fisico, e, in sì
triste condizione, possono giungere fino a commettere i più atroci
eccessi. Chi non la vede secondo il loro punto di vista ha perduto ogni
diritto alla vita. Bene, quindi, giudicarono: Martin Lutero e il
Procuratore di Stato dell'U.R.S.S. Viscinski. allorché — come avanti si
è detto — qualificarono gli ebrei «cani idrofobi». E in realtà, quanti
sono morsi da costoro, col prestar fede ai loro inganni, sono colpiti
dalla stessa idrofobia. Se vogliamo, dunque, risolvere, con
intelligenza, la questione sociale, non c'è altra alternativa che
l'affermazione del Vangelo. Che la Luce di Cristo compenetri di nuovo in
tutte le menti. Facciamo sì, che i Cristiani di nome diventino veramente
Cristiani di fatto. Bene allora gli occhi saranno aperti, e luce
meravigliosa splenderà ai nostri sguardi; ne seguirà, che il modo di
operare degli uomini sarà affatto diverso da quello che attualmente
dobbiamo purtroppo constatare, perché ci sentiremo tutti fratelli. Si
consideri posatamente che, per il subdolo lavorio della Sinagoga i
popoli sono stati scristianizzati. Che meraviglia, quindi, se oggi
assistiamo allo scatenarsi dell'egoismo più sfrenato, con conseguente
oppressione dei deboli? Credere che si possa imporre la giustizia
sociale per mezzo della violenza e della forza, è pensiero assolutamente
errato. Oltre che peggiorare la situazione, sarebbe come invocare, o
prima o dopo, dei movimenti inevitabili di controreazione, o,
altrimenti, volere volontariamente piegare il collo sotto il giogo della
più avvilente tirannide o della più abbominevole schiavitù. Nessuno,
pertanto, sia più così sciocco, da farsi più oltre ottenebrare la mente
dalle mirabolanti promesse di certi sedicenti maestri, divulgatori di
false dottrine; essi, in verità, non sono altro che stregoni e perfetti
ciarlatani, che preparano al popolo, soltanto delusioni, delusioni,
delusioni, una più grande dell'altra. Somiglia il loro agire a quello di
coloro che, offrendo agl'indiani dei miseri specchietti, ne ricevevano
in contraccambio puro oro zecchino. I lavoratori di tutto il mondo non
dovrebbero quindi dimenticare, che il comunismo è una colossale truffa,
ordita da una cricca di supercapitalisti ebrei, i quali si servono del
proletariato — che con ogni mezzo hanno affamato ed abbrutito — come uno
sgabello pei propri interessi, vale a dire: per soggiogare il mondo ed
impadronirsi dei suoi beni, per distruggere il cristianesimo, e per
portarci, quanti siamo, allo stato degli schiavi. E' il regno della
menzogna, il paradiso dei cretini. Si aprano dunque gli occhi, di quanti
sono caduti nella fatale illusione di preferire Barabba a Gesù. Da
Barabba — ladro e assassino — non c'è proprio da aspettarsi alcun bene,
ma unicamente dei danni, di sempre più malefici effetti.
Tengasi presente il monito di Dante Alighieri, che riassume in breve la
questione sociale:
«Siate Cristiani a muovervi più gravi;
Non siate come penna ad ogni vento E non crediate ch’ogni acqua vi lavi.
Avete ‘l vecchio e 'l nuovo testamento, E 'l Pastor della Chiesa che vi
guida:
Questo vi basti al vostro salvamento.
Se mala cupidigia altro vi grida Uomini siate e non pecore matte,
Si che 'l Giudeo tra voi di voi non rida».
(Dante, Par., V)
E non ci lasciamo dire dal Poeta:
« ...Oh creature sciocche,
Quanta ignoranza è quella che v'offende!»
(Dante, Inf., VII.)
Considerato, pertanto, quanto sopra siamo venuti esponendo, io mi
domando: ma non sarebbe un tassativo dovere, un obbligo sacrosanto da
parte delle autorità costituite, quello di indagare sul serio ed
accertare, quanto, in effetti, ci sia di concreto e positivo nelle
induzioni e deduzioni che, in questo studio, mi sono permesso delineare?
(S'affonderà, senza dubbio, in un terreno di fertilità sorprendente). Di
spezzare, con impeto, la congiura mondiale ordita dal giudaismo contro
la Cristianità e la Civiltà? Il non volere operare in proposito,
potrebbe essere riprova di connivenza con l'iniquità, per non dire di
manifesta insipienza. Francamente, non riesco a capire cos'altro si
aspetta per deciderci a risolvere un problema — per sommi capi appena
accennato — da cui dipende tanto il presente come l'avvenire di tutti e
di ciascuno. Davanti all'evidenza d'un'incombente catastrofe, le persone
di retto sentire non possono rimanere impassibili. Tale indifferenza
equivarrebbe ad una grandissima colpa, se pure non voglia attestare uno
stato di assoluta incoscienza, o, addirittura, di vigliaccheria la più
atroce e inconcepibile. Se si deve soccombere, ebbene soccomberemo ma
combattendo da valorosi, e non alzando le mani per riconosciuta
impotenza, come «gente a cui si fa notte innanzi sera», o, come lo
struzzo che s'illude salvarsi cacciando la testa nella sabbia. «Noi non
lasceremo la pace al mondo» hanno scritto recentemente i Giudei sopra un
loro grave giornale, come, alla fine del capitolo, si documenterà.
Intanto, come non accorgerci del progressivo aggravarsi della
situazione? Nei tempi passati le guerre si combattevano fra nazione e
nazione, poi abbiamo visto le coalizioni contro Napoleone, in seguito la
guerra europea, e per ultimo la guerra mondiale. Oggi siamo alla vigilia
dell'urto fra Oriente ed Occidente, che deciderà delle sorti
dell’umanità. Non vedete come, nell'interno delle stesse nazioni,
divampino le lotte dei partiti? Come, anche dentro ai medesimi partiti,
si verifichino contrasti, dissensi, scissioni? Avviene tutto ciò, di
moto spontaneo e naturale? A nessuno sorge il dubbio che tale agitarsi
sia invece frutto d'una precisa intelligenza che opera? d'una precisa
volontà che così vuole? Da tali risultante è lecito dedurre, come i
comandi del mondo siano ormai caduti — a forza di doppio gioco e con
l'accortezza di un gioco di scacchi — nelle mani della più vasta camorra
che abbia mai visto la Terra, vale a dire d'una masnada di criminali e
di complici — più o meno responsabili — di cui urge renderci conto e
sbarazzarci, se non vogliamo perire da perfetti babbei. Ma, contro
l'aberrazione che il genere umano debba essere organizzato così, mi si
conceda di elevare la più vibrata protesta. Oh, come bene Dante colpiva
nel segno, allorché ci ammoniva:
«Che dove l'argomento
della mente
S’aggiunge al malvolere ed alla possa
Nessun riparo vi può far la gente» !
(Dante, Inf. XXXI)
E adesso — «e questo fia suggel che ogni uomo sganni» — vorrei così
epilogare: Della realtà tragica della questione considerata, resteremo
tutti pienamente persuasi, se rifletteremo alquanto al significato
racchiuso nelle seguenti parole, scritte il 3 marzo 1939, sul giornale
ebraico «Jewish Chronicle» che si pubblica in Inghilterra: «Il problema
ebraico avrà sviluppi che faranno fremere tutti i dirigenti politici
sensati. Il problema ebraico si alzerà dinanzi ad essi con una forma ed
una realtà così pressante e così acuta, come mai nel corso della storia.
«I dirigenti politici delle varie nazioni potranno fare ciò che
vorranno, ma non si sbarazzeranno del problema ebraico. Questo apparirà,
come la testa della famosa idra, in tutti gli ambienti diplomatici e
sbarrerà il passo ad ogni tentativo di distensione internazionale. Il
problema è tale che noi ebrei non lasceremo la pace al mondo, per quanto
zelo possano impiegare gli uomini di stato e gli angeli della pace per
conseguirla...».
XXIV
Una prova schiacciante
A meglio illustrare l'atteggiamento degli Ebrei in Russia, già posto in
rilievo da numerose testimonianze, è interessante riportare un grave
documento, emanato dal Comitato Centrale della Sezione di Pietrogrado
della Lega Internazionale Israelita nel 1919. (In realtà dovette essere
distribuito nel termine del '18). Scritto originariamente in lingua
ebraica, fu tradotto e pubblicato il 31 gennaio 1919 dai giornali «Postimees»
di Tartu (Estonia) e «Teetaja» di Revel, ristampato a Berlino dal
giornale russo «Prizyf» (l'Appello), molto diffuso, il 6 febbraio 1920,
dal quotidiano parigino «L'Action Française» nonché da molti altri. (Vogliasi,
per curiosità, fare attenzione quante volte l'imperativo «siate
prudenti», che è come dire «badiamo ad operare senza farcene accorgere»,
vi è ripetuto). La notte del 9 dicembre 1918, durante lo scontro con le
forze bolsceviche al confine di Estonia, fu trovato, nel portafogli
dell'ucciso comandante di battaglione del II reggimento dei tiratori,
l'ebreo Zunder, la seguente circolare confidenziale, descrivente
l'attività degli Ebrei e la loro segreta organizzazione in Russia. La
riportiamo senza alcuna alterazione e commento: "Confidenziale. Ai
rappresentanti delle Sezioni dell'Unione Internazionale Israelita.
Figli d'Israele! L'ora della nostra vittoria finale è vicina. Noi siamo
alla vigilia della nostra egemonia universale. Quello che ci sembrava un
sogno ora si trasforma in realtà. Deboli ed abbandonati ancora poco
tempo fa, ora noi, grazie alla generale catastrofe mondiale, alziamo con
fierezza il capo. Però noi dobbiamo essere prudenti perché si può
prevedere con certezza che, dopo aver calpestato gli altari e i troni
distrutti, noi dovremmo proseguire nella direzione stabilita. Noi
abbiamo sottoposto, coi mezzi dell'abile propaganda e delle rivelazioni
compromettenti, ad una critica spietata ed alla derisione, l'autorità e
le credenze della religione a noi estranea. Noi abbiamo rovesciati i
santuari degli altri popoli, abbiamo scosso la loro civiltà e le loro
tradizioni. Noi abbiamo fatto tutto per sottomettere il popolo russo
alla potenza nostra e per costringerlo finalmente, ad inginocchiarsi
davanti a noi. Noi abbiamo conseguito quasi tutto; però... noi dobbiamo
essere prudenti perché la Russia asservita è il nostro nemico secolare.
La vittoria su di essa ottenuta col nostro genio potrebbe, nelle
generazioni future, essere rivolta contro di noi. La Russia è atterrata,
è sotto il nostro dominio; ma non dimenticate neanche per un minuto che
dobbiamo essere prudenti e cauti. La sacra lotta per la nostra sicurezza
non ammette né compassione né pietà.
Finalmente noi abbiamo visto la miseria e le lagrime del popolo russo.
Dopo avergli tolto il suo patrimonio e l'oro noi abbiamo trasformato
questo popolo in una razza di miserabili schiavi. Siate prudenti e
parchi di parole. Noi dobbiamo essere spietati verso il nemico; bisogna
estirpare da esso i migliori elementi affinché la Russia asservita non
possa avere un condottiero. Con tale metodo noi elimineremo qualsiasi
possibilità di ribellione al nostro dominio. Bisogna svegliare l'odio di
parte e le lotte intestine fra gli operai e i contadini. La guerra e la
lotta di classe distruggeranno i tesori culturali creati dai popoli
cristiani. Ma siate cauti, figli d'Israele. La nostra vittoria è vicina
perché la nostra potenza economica e politica e la nostra influenza
sulle masse popolari aumentano. Noi accaparriamo i prestiti statali e
l’oro e per questo dominiamo le borse del mondo. La forza è nelle nostre
mani, ma siate prudenti! Non abbiate fiducia nelle forze oscure e
illusorie. «Bronstein» (alias Trotzky), «Apfelbaum» (Zinovieff), «Rosenfeld»
(Kameneff), «Steinberg» sono tutti, come pure molti altri, fedeli figli
d'Israele. La nostra potenza in Russia è illimitata. Nelle città, nei
commissariati, nelle commissioni d'approvvigionamento, nei comitati
casalinghi, ecc. i rappresentati del nostro popolo sono ai posti di
comando. Non inebriatevi della vittoria, siate prudenti, perché nessuno
potrà difendervi eccetto voi stessi. Ricordatevi che non si può contare
sull'armata rossa perché essa potrebbe rivolgere subitamente le armi
contro di noi1. Figli d'Israele! E' vicina l'ora in cui noi otteniamo la
tanto agognata vittoria sulla Russia! Serrate le file! Diffondete la
politica nazionale nel nostro popolo, lottate per i nostri ideali
eterni»". Questo documento — a noi che ancora non siamo Russia —
dovrebbe dare da pensare non poco, perché ci fa istruiti come sia
possibile, da parte di persone superiori che manovrano con diabolica
astuzia e senza scrupoli, fare di un popolo un branco di miserabili
schiavi, dopo averlo derubato del patrimonio e dell'oro che possedeva,
nel tempo stesso che l’ha persuaso di avere agito per il meglio, senza
che minimamente sia riuscito ad avvedersi ch'è stato invece
superlativamente truffato. Assume, il citato scritto confidenziale, tale
enorme importanza, che basterebbe la sua autenticità per convincere
anche l’uomo più ottuso della terra, sul grado di colpevolezza degli
Ebrei, e la suprema perfidia, cui possono giungere questa razza di
uomini scellerati e vipere, che chiamano «opera di genio» l'assassinio
del genere umano per il proprio interesse. All'erta, dunque, perché
quanto avvenuto in Russia non abbia a ripetersi sul resto del mondo. Vi
sono fondati motivi per ritenere come tale evenienza sia tutt'altro che
cervellotica. Se noi — previa doverosa indagine — potessimo avere
conferma come Krushev ed Eisenhower siano effettivamente di stirpe
giudaica, tale fatto, invero, costituirebbe il colmo
dell'improntitudine, nonché una netta riprova, come, al dì d'oggi, sia
l'Oriente che l'Occidente sarebbero, in pieno, manovrati da Giudei. E
allora — dopo quello che siamo venuti chiarendo — risponda il lettore,
se sia cosa intelligente, riporre cieca fiducia in personaggi come
quelli testé nominati. Stando in tal modo i fatti, ben si vede quanto
urga badare a non lasciarci convincere e al tempo tesso gabbare dal
martellante «cancan» della stampa e della radio asservite all'ebraismo,
le quali, per vero, sono del tutto impegnate a confonderci le idee ed a
farci apparire bianco ciò che è nero.
* * *
Ora che la luce è fatta ed il segreto è manifesto, è tempo di aprire gli
occhi alla grandezza del pericolo e di riunire le forze del
cristianesimo alla comune difesa. E' questione di vita o di morte. E'
tempo di porre fine all'indegno spettacolo, di vedere un pugno di
stregoni riuscire a menare dove vogliono la totalità degli uomini, quasi
fossero bestie da pascolo, ma, soprattutto, di fare basta all'ebraica
perfidia di creare degli Stati nell'interno di Stati. Finché esisterà
una simile camorra non vi sarà né pace né quiete in nessuna parte,
giacché ciò equivarrebbe a tollerare una rivoluzione permanente, un
vulcano sotto i piedi. Si scuotano, dunque — da sonno letargico — gli
oratori e la stampa non legati al massonismo ebraico, e parlino chiaro e
tondo per illuminare chi non vede, su la macchinazione denunciata. Si
facciano recensioni reclamistiche su ogni possibile giornale e rivista,
perché l'attuale pubblicazione possa venire letta dal maggiore numero di
persone. Ciò non vuole affatto significare volontà di offendere o venire
meno alla carità. E' legittima difesa non solo pei corpi ma più per le
anime. E' seguire l'esempio di Cristo, il Quale ha avuto parole di fuoco
contro i dirigenti d'Israele. Mancanza di carità, penso, sarebbe invece
mantenere un glaciale silenzio su l'azione satanica dei nemici di Cristo
e della Società, perché, chi non vede come, un siffatto silenzio, si
risolverebbe, in pratica, ad incoraggiare il male e ad impedire il bene?
Non vale poi il dire che siccome Gesù fu di stirpe ebraica, per questo
dobbiamo onorare gli Ebrei. Sarebbe come dire, che siccome i demoni
furono di stirpe angelica, per questo siamo tenuti a venerarli. Poiché
un tale pensare evidentemente non regge, noi ci dobbiamo guardare, tanto
dai demoni, che furono angeli ribelli, in odio a Dio Padre, quanto — se
passa il paragone — dagli ostinati Giudei, popolo riprovato, in odio a
Dio Figlio e Spirito Santo. Sgombrato il terreno d'altresì
quest'ostacolo, il restarcene freddi, oziosi od esitanti, al cospetto
d'un avvenire oltremodo pauroso, sarebbe lo stesso che tradire la nostra
fede cristiana, la famiglia, la patria, la società tutta quanta; tanto
varrebbe ad aprire le prigioni ed a dare mano libera ai malfattori.
Desidero, però, sottolineare che, malgrado la veemenza del mio dire per
smascherare il mistero dell'iniquità, siamo tutti obbligati in coscienza
a non nutrire alcun odio verso gli Ebrei, ma invocare, anzi, che il
Cielo li benedica e li converta. (Si deve odiare il peccato non il
peccatore). D'altra parte, tenuto conto della loro abitualità a
delinquere e della necessità che abbiamo di difenderci; «visto — per
avvalerci ancora del citato editto di Serse — come una sola nazione,
ribelle a tutto il genere umano, che segue massime perverse, altera la
concordia e la pace di tutte le genti», noi non ripeteremo coi pagani:
Morte al Giudeo! ma diremo: Fuori il Giudeo! Viva pure, ma lontano da
noi. Provvedimento, questo, tanto più ragionevole in quanto, dalla
Stessa Verità Infallibile è stato implorato su detta gente il perdono
«perché non sanno quel che si fanno». Ora, siccome verso chi opera il
male senza sapere quello che si fa, anche la Società non pronunzia
sentenza di condanna ma lo segrega in manicomi criminali, noi — non
essendo possibile applicare tale mezzo — ci limiteremo ad isolarli —
come già si è proposto — nella grande isola del Madagascar, purché anche
di là non riescano a crearci nuovi guai con qualche inattesa diavoleria.
Onde la necessità che vi sia stabilito un permanente servizio di
controllo, atto a renderci sicuri da qualunque eventuale sorpresa.
Amici! Dopo esserci sincerati della fondatezza delle accuse, ed avere
ponderato fino a che punto quello ch'è in gioco ci potrebb'essere
fatale, logica vuole, sicurezza esige, che l'umanità si decida, di
tentare senza indugio, l'esperimento da me sopra indicato. A estremi
mali estremi rimedi. Facciamo tuttavia attenzione, che tale esperimento
non potrà mai aver luogo, se prima le masse popolari non saranno state
illuminate sulla realtà che si cela dietro il sipario degli avvenimenti.
Ma come faremo per ottenere questo intento? Sulla cooperazione dei
giornali e degli uomini politici di oggidì, non c'è da fare alcun conto,
in quanto — è facile intuirlo — essi non possono che esserci avversi. Se
Hitler, consapevole delle infamie dei Giudei, anziché scagliarsi — in
modo anticristiano — per sterminarli, si fosse valso dei grandi mezzi in
suo potere per scatenare una campagna di stampa nell'interno delle
principali potenze, così da ottenere che l'opinione pubblica mondiale
restasse alfine convinta della realtà della congiura ebraica contro la
Società, penso, avrebbe operato con efficacia assai più potente, e gli
avvenimenti susseguiti si sarebbero svolti in tutt'altra direzione. Non
essendosi tale cosa verificata, i Popoli sono continuati a restare nella
più crassa ignoranza sul retroscena giudaico, per cui l'antisemitismo di
Hitler apparve come assurdo ed inconcepibile ed egli fu giudicato quale
un criminale di guerra. Risultando dunque ovvio, come la soluzione del
problema ebraico verta esclusivamente a che la gente conosca quello che
ora completamente ignora, e che le autorità costituite — venendo meno ad
un preciso dovere — non vogliono in alcun modo intervenire per debellare
il pericolo denunciato, cerchiamo almeno noi di fare qualche cosa ad
estrema difesa. Ecco, pertanto, quanto all'uopo vorrei permettermi
suggerire e che ritengo di sicuro successo: Ogni lettore, che esaminato
comunque il presente studio n'è rimasto persuaso, non resti in una
colpevole indifferenza, ma senta imperioso il dovere di difendersi con
l'unghia e coi denti. Si adoperi, con ogni forza, fra la cerchia dei
suoi amici, perché la questione trattata sia anche da loro conosciuta e
seriamente sentita. Faccia girare la pubblicazione. Ne diventi un
crociato di diffusione impegnandosi che venga acquistata da almeno una
persona. Se ciascuno vorrà mettere in atto il suggerito espediente — il
quale vuole essere come un'onda che si allarga — in breve volgere di
tempo, tutti avremo conoscenza della situazione. Solo allora, la Società
potrà dirsi matura ad ottenere quelle leggi, atte a difenderla da
un'oppressione divenuta sì grave, che invero era lì per soffocare tutto
il genere umano. Se il ben dell'intelletto non è dunque ancor perduto,
insorgiamo tutti come un sol uomo a estrema difesa e, al grido disperato
"fuori i Giudei!", sia posto alfine un argine alla criminale pazzia
dell'ebraismo. Che se poi realmente, il secolo odierno — per incoscienza
ed inerzia — non si trova più in grado di svincolarsi dalla rete che
Israele ha gettato sul globo terrestre, in questo caso, purtroppo, non
resta altro che dire: Tal sia di noi! Avrò parlato ai posteri!
«Non odi consiglio?
Soccorso non vuoi?
E' giusto se poi
Non trovi pietà.
Chi vede il periglio
Né cerca salvarsi,
Ragion di lagnarsi
Del fato non ha».
(1) In relazione a tale paura, potrebbe stare la spiegazione della morte
dei generali sovietici, provocata ad opera di medici ebrei, e della
estromissione del Maresciallo Zhukov, ad opera del Segretario del
P.C.U.S. Krushev, il quale, in un ricevimento alla Ambasciata iraniana a
Mosca, ebbe a qualificarsi per un piccolo ebreo. (Cfr. giornale «Il
Tempo» di Roma del 29 Ott. 1957). Inoltre, da altra fonte, risulterebbe
come il vero nome di Krushev sia: Nicola Salomon Pearl
Mutter.
APPENDICE
Era giusto e doveroso il pensare che la Santa Madre Chiesa —
nell'occasione del Concilio Ecumenico Vaticano II — rendendosi conto
dell'immenso pericolo incombente ormai su la Società tutta quanta, ad
opera dell'ebraismo manovrante nell'ombra, avesse, in proposito, fatta
udire la Sua voce possente, così da aprire gli occhi, al numero infinito
di quelli che, purtroppo, li hanno ancora socchiusi. Ma cosa è invece
avvenuto? Modificando la prassi dalla stessa Chiesa adottata, per tanti
secoli, nei confronti dei Giudei, sembra avere adesso voluto dare a
costoro una sorta di patente di libera circolazione, asserendo che, dove
si verifica il dolo, spetta al potere politico intervenire e non già
alla Chiesa. E' però difficile intendere come mai si possa restare
indifferenti di fronte alla strage di anime che l'ebraismo, in vari
modi, fomenta fra il Popolo cristiano. E non è forse chiaro che qui si
tocca l'altare? Come è possibile mantenere un sepolcrale silenzio su
l'azione giudaica, allorché si consideri che essa è la causa prima delle
guerre, delle rivoluzioni, della bomba atomica, nonché dell'affermarsi
del comunismo, del dilagare dell'immoralità e dell'ateismo? Tacere in
merito, equivarrebbe ad incoraggiare il male e ad impedire il bene.
Sembra che il Concilio abbia adesso approvata l'idea, che gli odierni
Ebrei non debbano più essere ritenuti colpevoli del delitto di deicidio.
Ma a ciò si potrebbe obiettare, che, a condannare Gesù, non fu una
singola persona, bensì il Gran Sinedrio, presieduto dal Sommo Sacerdote
Caifa, che è quanto dire: la Sinagoga in forma ufficiale e quindi:
peccato nazionale. E poi, siamo noi bene certi che i successori di
quella genia, abbiano, ai giorni nostri, cessato di esistere? Esistono,
purtroppo, e — sempre ostinati nel loro accecamento — sono pieni di un
«odio satanico» contro Cristo e i Cristiani. Da tale livore — è
necessario rilevare — non è esente l'intero popolo ebraico, il quale
segue docilmente la linea di condotta che gli viene fissata dai propri
maggiorenti. Le persecuzioni scatenatesi ovunque e in ogni epoca contro
i Giudei — si tenga per fermo — non avvennero giammai per motivi
religiosi, ma esclusivamente per la loro aggressività, invadenza e
prepotenza verso i Paesi, che generosamente li avevano ospitati nei loro
confini. Che ciò sia bene inteso e tenuto a mente. Dunque, ci si dice
che, per la soluzione di un tale problema, debba intervenire il potere
politico. Ma il potere politico — è cosa assolutamente certa — non
interverrà né punto né poco, per il semplice fatto, che esso è
dappertutto influenzato — sia per diretto che per indiretto — dalla
strapotenza giudaica, fondata sulla finanza. E allora, a chi spetterà
dire una parola che illumini, se non alla Chiesa depositaria della
verità, la quale segue il Divino Maestro, che non faceva politica ma
andava contro-corrente e non aveva riguardo a persone? Se si tace — è
evidente — vi saranno buoni motivi. Quali? Mi sia permesso formulare
quattro ipotesi:
1) Che sia, per la paura
del peggio?
2) Che sia, perché anche nel Luogo Santo siano riusciti ad infiltrarsi
dei falsi fratelli con lo scopo di distruggere il cristianesimo?
3) Che sia, perché si vuole colpire il peccato e non il peccatore? Ma,
un tale criterio, pei Giudei, sembra non sia applicabile, dal momento
che, dalla stessa Sapienza Infinita, furono qualificati con parole così
gravi, quali non vennero adoprate con nessun altro, e, per di più, fu
comandato: «Non
buttate le vostre perle davanti ai porci, che non le pestino coi loro
piedi e si rivoltino a sbranarvi» (Matt. VII, 6). L'avere, poi, voluto
l'apertura del dialogo con gli Ebrei e il riconoscere in loro la buona
fede, rappresenta tale sorta di errore, che errore più grande non si
poteva commettere, per le conseguenze disastrose che di certo cagionerà.
Stringi al seno una vipera, sentirai che morso!
4) Mentre sul globo si è acceso un immane vulcano che ormai manda fuori
dal cratere lava e lapilli, tanto da minacciare l'esistenza di ognuno —
intendo riferirmi all'irrompere vittorioso del comunismo, ch'è il
trionfo dei Giudei — sembrerebbe logico e urgente che il Concilio
Vaticano avesse accentuata la sua attenzione, più che sulla liturgia,
l'ecumenismo od altro (cose per sé bellissime), sulla realtà del
pericolo straordinario rappresentato dall'ebraismo, che, quale spada di
Damocle, pende tremendo sull'intera umanità. Purtroppo, i nemici della
verità non cessano, ai dì nostri, di farci digerire come vero ciò che in
effetti nasconde la frode; con la conseguenza che, per il moltiplicarsi
dell'iniquità e per una intossicazione generale, si è raffreddata la
carità in molti e ormai — dall'alto fino in basso — si brancola nel
buio, si è fuori della realtà. Purtroppo, siamo al punto, che solo si
presta fede alle fandonie quanto più sono grosse, mentre più non si
intende, tutto quello che riveste importanza ed urgenza. In simile
condizione, non si vede come possano più nascere frutti buoni da un
albero divenuto guasto. Bisognerebbe prima disintossicarci da tante
false credenze. Bisognerebbe che la nostra giustizia divenisse superiore
a quella dei farisei. Se saremo sopraffatti dai nemici della Croce, a
che varranno tante magnifiche deliberazioni conciliari? «Primurn vivere,
deinde philosophari». Oggi si può ancora parlare. Domani non più. Sarà
la Chiesa del silenzio.
Dio voglia, che sorga in seno al Concilio, nella sua ultima sessione
(così scrivevo nel 1965). un novello S. Atanasio, il quale abbia tanta
forza da sconvolgere le idee e fare rientrare tutti a vedere, quello
ch'è ora realmente più essenziale, sicché più non succeda, di perdere di
vista un problema,
dalla cui soluzione può dipendere, non solo il futuro della nostra Santa
Chiesa, ma addirittura l'esistenza dell'umanità. Ma ahimè! Nulla,
dell'augurio testé formulato, è stato messo ad effetto. Il Cielo ce la
mandi buona!
INDICE
Pag.
Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
......... 3
I La folle arroganza degli Ebrei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . 5
II Come gli Ebrei giudicano gli altri popoli . . . . . . . . . . . . . .
. . 7
III Il pericolo ebraico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. .. 9
IV Cosa c'insegna la storia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. .. 11
V Le tre reti ebraiche: Massoneria, Comunismo, Stampa - La prima rete:
La Massoneria .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
........... 13
VI La seconda rete: Il Comunismo . . . . . . . . . . . . . . . . . .
..... . 16
VII La terza rete: La Stampa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
... 21
VIII Ottenebramento intellettuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . 23
IX Le lotte religiose e la trappola della democrazia . . . . . . . . . .
. . 24
X Il governo del mondo e le crisi economiche . . . . . . . . . . . . . .
. . 27
XI Responsabilità totale del giudaismo . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . 29
XII Gravi documenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
.......31
XIII Sotto il giogo d'Israele . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
.. . 35
XIV Testimonianza autorevole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
... 38
XV Il crimine, norma del giudaismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
... 40
XVI Il fosco avvenire . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. .. 43
XVII L'attuale situazione militare . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . 45
XVIII Un cenno sulla Rivoluzione Francese . . . . . . . . . . . . . . .
. . 50
XIX I rimedi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
....52
XX La salvezza dipende da noi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. .. 54
XXI L'antisemitismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. ...57
XXII Statistiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
... 59
XXIII Da dove viene la vera luce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . 63
XXIV Una prova schiacciante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Appendice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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lavoro resterà lettera morta. Sarà come avere parlato al deserto.
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